Cartoni animati, generazioni e la RAI

Un cartone animato destinato ad un pubblico con età media di tre anni che vede come protagonista una maialina antropomorfa che nella sua storia editoriale ne ha compiuti diciotto quest’anno e dovrebbe già avere quantomeno la patente e, forse, iscriversi all’università. È questo il programma per bambini che ha scatenato non poche polemiche al momento in cui è stato annunciata l’uscita di un episodio in cui una delle amichette di Peppa Pig ha due mamme.

Si sono scagliate contro, tra i primi, la Onlus Pro Vita Famiglia e Fratelli d’Italia per contestare il programma e chiedere che non venga messo in onda a causa del messaggio che veicolerebbe, del tutto contrario ai loro standard che sono stati bollati nei peggiori dei modi da coloro che occupano l’altro lato della barricata. Entrambe le fazioni, ma più la seconda, intente rivendicare una posizione politically correct rispetto all’avversario.

Ovviamente si è scatenata la Rete e abbiamo letto commenti di ogni tipo, battute ironiche più o meno latenti, insulti, polemiche ripercorrendo la storia dei cartoni animati in TV. Una bella esperienza per chi ripercorso l’infanzia o l’adolescenza ma, purtroppo, il dibattito è stato monopolizzato dalla generazione X, nati tra il 1965 e il 1979, e la successiva Y che arriva fino al 1996. Difficile trovare l’opinione dei millennial, anche per ragioni di preferenza delle piattaforme social usate, in questo dibattito dallo strano carattere storico e retrò che, tuttavia, permette alcune riflessioni sulla storia della TV in Italia e dei suoi programmi.

I Boomers, come tutti coloro nati negli anni precedenti, ma hanno potuto farsi una cultura in materia o confessare di avere visto i cartoni anni ‘80 quando erano già grandi e letto post e commenti dei nati dal 1979 in poi, a cui possiamo aggiungere moltissimi nati dal 1970/71, e tutti hanno ripercorso i cartoni della loro epoca. Sono quasi tutti giapponesi e in molti di questi sono trattati temi non proprio da bambini o adolescenti, ponendoli come se fossero l’assoluta normalità.

Citando a caso abbiamo Lady Oscar, definita anche trans o gender a cui i genitori avevano negato la sessualità con cui era nata; un certo Gigi la Trottola che rubava la biancheria intima delle ragazze. Troviamo allenatori di pallavolo che prendono a schiaffoni e pallonate chi sbagliava un’alzata o un passaggio: accadesse oggi immagino già stuoli di genitori in fila alle stazioni dei Carabinieri per querele con certificato medico per violenze, maltrattamenti e traumi psichici. Cartoni di guerrieri più o meno mascherati che fanno esplodere la testa ai nemici o uccidono a mani nude facendo grondare sangue e, infine, una bambina o fata che faceva tutto con una strana polverina.

Sono stati citati anche personaggi dello spettacolo quali Freddy Mercury, Elton John, Bronsky Beat e i Village People per allargare il dibattito. Certamente troveremo anche le Sorelle Bandiera.

Ognuno ha citato i suoi programmi e la sua epoca per dimostrare come tematiche delicate e forse inadatte ai bambini siano sempre state trattate in maniera più o meno evidente e, a modo loro, ogni generazione vi si è dovuta confrontare. Accadrà anche questa volta. Prendiamone atto.

Ma leggendo post e commenti e andando a rivedere quei cartoni, viene da fare un ringraziamento alla RAI a nome di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di avere avuto o superato i quattordici – quindici anni nel 1978 l’anno in cui è iniziata la programmazione dei telefilm giapponesi con Heidi e Goldrake, gli apripista.

Da quel momento i cartoni sono diventati tutti uguali, ripetitivi, con storie e personaggi ricorrenti fotocopia l’uno dell’altro. In un colpo vennero cancellate la spontaneità e la freschezza di Mafalda, Charlie Brown e Snoopy, Nick Carter, Dastardly e Muttley, Silvestro e Speedy Gonzales. Inoltre, dalla fine del telegiornale delle 13.30 fino alle 17.00 la RAI non trasmetteva. Grazie RAI per quelle meravigliose tre ore in cui potevamo giocare, uscire, leggere e, addirittura (!) studiare.

In conclusione, una nota e un messaggio a chi per volesse indossare la bandiera del paladino depositario del politically correct: non vi azzardate a contestare Tex Willer quando ordina una bistecca al sangue alta quattro dita in nome di ideologie vegetariane o vegan. Questa sarebbe veramente la peggior forma di violenza, intolleranza e prevaricazione.

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