Camera di Consiglio

CANI CHE ABBAIANO: ULTIMO ASSESTO DELLA CASSAZIONE – Con una recentissima sentenza, depositata in cancelleria lo scorso 27 luglio, la Corte di Cassazione ha emanato una nuova ordinanza riguardante il risarcimento del danno causato dall’abbaiare dei cani del vicino.

È bene evidenziare che nel nostro Ordinamento non vi sia una normativa organica concernente la materia: tuttavia, tutti coloro che sono proprietari o detengono un animale, sono obbligati a custodirlo e far in modo che quest’ultimo non rechi disturbo ad altri. Inoltre, si ricorda che il proprietario di un animale è perseguibile penalmente per il reato contemplato dall’art. 659 c.p., che punisce chi disturba le occupazioni e il riposo delle persone.

Il caso in esame concerne un ricorso, dichiarato poi inammissibile dalla Suprema Corte, spiegato dal proprietario di due cani, condannato al risarcimento del danno alla salute nei confronti dei vicini. Orbene, il proprietario, obbligato a custodire e curare i propri cani, era stato condannato in primo ed in secondo grado al risarcimento del danno alla salute arrecato al vicino, poiché durante la notte, con guaiti e ululati i suoi cani disturbavano il sonno e il riposo del vicino stesso. I versi dei cani venivano descritti come: “cupi ululati, nonché continui e fastidiosi guaiti”, emessi durante le ore notturne e, dunque, durante ore dedicate al riposo.

Veniva comprovato, infatti, che il vicino, a causa del perdurante suono fastidioso che era costretto a sentire ogni notte, aveva riportato vari disturbi del sonno nonché, come ulteriore conseguenza, danni alla salute che si erano ripercossi sul suo lavoro.

In particolare, di fronte alla Suprema Corte, il proprietario dei cani lamentava violazioni e false applicazioni del Codice civile, a suo dire avvenute durante i due primi gradi di giudizio: tutti vizi dichiarati inammissibili dalla Corte di Cassazione, la quale non è chiamata a decidere nel merito della vicenda, ma sull’esatta applicazione delle norme.

Essendo stato provato in ogni modo che il continuo abbaiare dei cani fosse stato molesto sino a comportare un effettivo danno alla salute del vicino, e non essendo il ricorrente stato in grado di smentire quanto già dedotto nella sentenza impugnata, la Corte “cassava” il ricorso, condannando l’uomo anche al risarcimento delle spese legali.

Anche in tema di conseguenze penali la Corte si era già ampiamente spiegata: già nel 2017 era stato respinto il ricorso del padrone di un cane ritenuto responsabile del reato di disturbo del riposo delle persone: era suo obbligo, infatti, impedire all’animale di abbaiare continuamente, anche e soprattutto nelle ore notturne, essendo sufficiente, per una condanna penale, l’idoneità della condotta ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, non occorrendo l’effettivo disturbo alle stesse.

Attenzione, dunque, alle normali regole di buon vicinato.

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