La guerra del gas

Oltre alla “scellerata” guerra in Ucraina, che dopo sei mesi comincia ad apparire quasi senza un obiettivo che non sia la distruzione e la morte, Putin conduce la sua guerra del gas con gli europei.

Naturalmente dovevamo aspettarcelo, da un dittatore disperato, prima di imporre sanzioni. Però non tutto viene sempre per nuocere. Non so fino a dove voglia arrivare Mosca, rinunciando a enormi entrate annuali (certo, il gas lo potranno vendere a Cina e India ma per il momento manca il mezzo di trasporto).

Ma il fatto positivo è che gli europei, tedeschi per primi, si sono accorti dell’enorme errore che hanno fatto scegliendo come fornitore un paese ostile e inaffidabile (e continuando anche dopo l’annessione della Crimea). Oggi tutti cercano fonti alternative, e l’Italia è in buona posizione grazie al rapido attivismo di Mario Draghi. Non è però tutto: diversificare le fonti del gas è certamente necessario, ma alla fine apre altri rischi in futuro, più si è nelle mani di uno o due fornitori.

La risposta per vincere a lungo termine questa guerra, occorre puntare sul nucleare e sulle energie rinnovabili, in modo da essere il più possibile autonomi. Accettando che comunque ci vorranno mezzi e tempi e nulla è gratuito a questo mondo.

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