Nomofobia, una dipendenza dalle profonde implicazioni

Le dipendenze comportamentali sono patologie che si sostanziano in una vera e propria compulsione verso un determinato comportamento percepito come gratificante o premiale da un soggetto quando, viceversa, è solo fonte di conseguenze negative a livello fisico, mentale, sociale ed economico. In sintesi, un comportamento che mina il benessere complessivo della persona.

Alle dipendenze classiche si è aggiunta negli anni la Nomofobia. Dall’inglese No Mobile Phobia, ecco che è nata la paura di rimanere sconnessi dalla rete: la paura irrazionale di restare senza connessione, di perdere il cellulare, che si esauriscano la batteria o il credito o non vi sia copertura di rete. Di una paura del genere siamo rimasti più o meno vittima tutti almeno una volta; può accadere che mentre aspettiamo quella mail importante o dobbiamo restare fuori un’intera giornata vedere il livello di carica scendere può far salire la tensione se non l’angoscia, ma dal numero di articoli e dalle statistiche che si possono reperire, sembra che il fenomeno sia in costante e allarmante aumento specialmente nei più giovani. Il cellulare, non possiamo negarlo, ha un’importanza fondamentale nel nostro quotidiano e ha sostituito una quantità incredibile di oggetti e cambiato i nostri comportamenti al punto che tornare indietro è impossibile.

Grazie al cellulare non indossiamo l’orologio e non abbiamo la calcolatrice; andiamo in vacanza senza l’ingombro di mappe e di ingombranti guide con i ristoranti migliori; abbiamo raccolti i nostri documenti ed eliminato la rubrica telefonica. Possiamo registrare le nostre note invece di avere bloc notes e penna, contiene una bussola, fa da sveglia e cronometro, ha il calendario, la torcia, la lente di ingrandimento e queste sono solo una piccola parte degli oggetti di uso quotidiano che ha sostituito senza dimenticare macchina fotografica e la cinepresa.

Ascoltiamo musica senza walkman e cassette; abbiamo tutti i nostri film, video e serie preferite in tasca, e, per chi ancora ama leggere, tutti i libri del mondo in tutte le lingue.  E finalmente le app. La loro utilità l’abbiamo verificata in particolar modo per le vaccinazioni e il green Pass e per altre attività amministrative e burocratiche; ma le app fanno davvero tutto.

Con le app puoi pagare una bolletta, fare un bonifico, ordinare pranzi e cene o fare la spesa; fai acquisti da ogni angolo del mondo o corsi di lingue; puoi fare sport e monitorare battiti cardiaci e consumo calorico; hai il business plan della tua azienda o i turni di lavoro e puoi fare videochiamate intercontinentali al modesto costo di una connessione ed eviti di spendere soldi in cartoline e francobolli sostituite da una serie di selfie da mandare a tutta la rubrica.

Moltissimi di noi sicuramente ricordano quando ci trovammo in mano un telefono a conchiglia che si apriva o il momento in cui iniziammo a mandare SMS. Qualcuno pensò che fossero stati raggiunti i vertici assoluti di una tecnologia e che non sarebbe mai stati superati. Ingenui pessimisti. È chiaro che restare senza cellulare per qualcuno sia un problema specialmente se lo usa per lavoro. Quanti numeri di cellulare ricordiamo a memoria tolto il nostro e quello di pochi altri? Perdere il cellulare potrebbe davvero voler dire trovarsi in un mondo completamente nuovo e sconosciuto: quello vecchio in cui vivevamo fino a venti anni fa. E la Nomofobia ne è la conseguenza.

Ma fin qui abbiamo parlato degli aspetti “normali” connessi all’uso del cellulare tralasciando i social che non potevano avere la loro patologia specifica che può essere considerata la degenerazione della nomofobia: la FOMO, Fear of Missing Out, vale a dire l’ansia relativa alla possibilità che gli altri possano avere esperienze piacevoli e gratificanti dalle quali si è assenti e il desiderio di essere presenti sui social network. Questa sembra proprio essere una patologia giovanile che potrebbe avere ancora più gravi ripercussioni sullo sviluppo degli adolescenti.

Ci siamo trovati catapultati in uno strumento che sembra fantascientifico, ma è vero, attuale e utile. Ma non ci hanno fatto un corso per utilizzarlo e non ha delle vere istruzioni per l’uso.

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