Le due Americhe

Quale che sia l’opinione personale di ciascuno circa l’aborto, che è ovviamente una questione di coscienza, la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di negare il diritto costituzionale ad abortire, rimettendo la scelta ai singoli Stati, ha di nuovo messo in luce l’esistenza di due Americhe in conflitto tra di loro.

Da una parte c’è l’America conservatrice e bigotta di Donald Trump (il quale ha contribuito in modo decisivo alla composizione attuale della Corte). Dall’altra l’America progressista e “liberal” rappresentata da Joe Biden. Lo spartiacque è tra Repubblicani e Democratici ed è visibile in questi giorni in tutto il Paese. Da una parte ci sono gli Stati repubblicani (specie nel Sud) che, autorizzati dalla sentenza della Corte  Suprema, si stanno affrettando a proibire l’aborto nelle loro giurisdizioni; dall’altra le decine di migliaia di attivisti dei diritti civili e soprattutto di donne, che protestano, anche con violenza, dappertutto, contro questa negazione di quello che considerano un diritto fondamentale, esercitato senza contrasti per 50 anni, dopo l famosa sentenza della Corte “Roe vs Dode” che aveva dato riconoscimento costituzionale al diritto.

Ma il discrimine non si limita a una questione, pur fondamentale come l’aborto. La Corte ha in esame vari casi che coinvolgono, ad es., le nozze gay e tanti altri frutti della liberalizzazione dei costumi succeduta al 1968. Il timore dei “liberals” che si prepari una nuova ondata repressiva che costituirebbe un regresso rispetto a diritti che si consideravano, giusti a no (qui entra in gioco la coscienza individuale) già acquisiti. I repubblicani, dove sono maggioranza, hanno in mente un’agenda ancora più precisa politicamente: ad es. limitare di fatto il voto nelle elezioni locali e nazionali delle minoranze di colore. Alcuni Stati già hanno introdotto norme restrittive, altri seguiranno, specie se i repubblicani vinceranno, com’è probabile, le elezioni legislative di novembre.

E ciò non si addice al grande Paese che è stato sempre, e continua a proporsi, come un modello di libertà personali e, come disse Kennedy, “un faro sulla collina”.

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