Archeologi, cinquecento NO al MiBACT

Il bando 500 Giovani per la Cultura del 6 dicembre, nonostante le rettifiche del 16 dicembre, non soddisfa gli addetti ai lavori. Si tratta chiaramente di un «progetto di formazione»: il problema è alla base, perché l’offerta non risponde ai bisogni. Così l’11 gennaio la Manifestazione Nazionale a Piazza della Rotonda a Roma ha risposto con 500 No al MiBACT.

Salvo Barrano, Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, ha affermato: “Noi chiediamo il riconoscimento immediato delle professionalità attraverso l’approvazione di una proposta di legge che è già in esame alla Camera dei Deputati da qualche settimana, in secondo luogo un incremento del personale attraverso bando di concorso pubblico per i profili tecnico-scientifici di cui il ministero ha necessità, e in terzo luogo, invece, la riscrittura del bando 500 Giovani per la Cultura non deve prevedere maggiori risorse per la formazione, perché l’offerta formativa in Italia è satura, ma piuttosto lavoro vero, autonomo o pubblico e non sub-occupazione”.

È da mesi che se ne parla. L’offerta è quella di uno stage formativo di 12 mesi per 500 laureati con meno di 35 anni, presso gli istituti, siti e musei statali. La rettifica ha aperto l’opportunità anche a coloro che hanno conseguito un minimo di 100/110 come voto di laurea e non hanno conseguito una  certificazione di lingua inglese, per 600 ore annue. A favore di un sistema meritocratico, prima i candidati dovevano aver raggiunto il 110 e un certificato di lingua inglese a livello B2; inoltre, per un compenso totale di 5 000 euro dovevano guadagnare 416 euro mensili, ovvero 3,50 euro all’ora, con un impegno di 30-35 ore settimanali.

Ora il bacino è aumentato e posso accedervi altre regioni, il cui compenso per tirocinio formativo era troppo elevato e dunque non lo permetteva. Questa tuttavia non è una soluzione alle numerose ore di lavoro sottopagate per laureati a pieni voti o con il massimo dei voti, con competenze specifiche e nessuna certezza per il futuro. Barrano stesso dice: “Il ministro in parte ha accolto le nostre osservazioni perché ha dovuto modificare nottetempo i termini del bando, probabilmente per mettersi al riparo dai profili di più chiara illegittimità che avrebbero comportato un ricorso e quindi l’annullamento del bando”.

Questo bando non costituisce nemmeno la risposta all’occupazione giovanile nel settore culturale prevista dalla legge Valore Cultura. Il Ministro MiBACT Massimo Bray sostiene di essere impossibilitato ad assumere personale, per quanto il 28 novembre avesse dichiarato alla Camera che, in seguito al percorso formativo, per i più ci sarebbe potuta essere la possibilità di assunzione all’interno del MiBACT, in accordo con il rispettivo profilo professionale. Bray aveva inoltre affermato che il Ministero è in difetto di 600 persone; mica poche. Bray finora ha potuto procedere con l’assunzione di 120 assistenti alla vigilanza e di 53 funzionari.

Barrano legittimamente richiama l’attenzione su un altro punto: “Presso le Soprintendenze e l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione ci sono lunghissimi elenchi di schedatori e catalogatori con esperienza pluri-decennale, in molti casi over 40, che da anni non ricevono incarichi. Perché non far lavorare intanto loro?”. Intanto il testo della proposta di legge per l’occupazione di archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, storici dell’arte, antropologi, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali, è stato approvato all’unanimità dall’assemblea di Montecitorio e passa al Senato.

Nessuna promessa da uno stage formativo; del resto, è questa la dinamica. Stage dopo stage si può forse ricavare l’offerta lavorativa tanto auguratasi, un’offerta lavorativa valida e che sia al livello delle proprie competenze e delle proprie aspettative. Un’affermazione dall’incognita forse.

©Futuro Europa®

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