Italia delle Regioni

I comuni dell‘Anci: “Con approvazione legge si apre prospettiva per dignità e futuro dei sindaci. Il traguardo raggiunto oggi sarà particolarmente significativo per il Paese riguardando ben 5.521 enti, il 70% del totale, che governano più della metà del territorio nazionale, circa il 60%, con tutto il loro portato in termini di rischi ambientali, di spopolamento, di divario digitale ma anche di opportunità di sviluppo e crescita anche nell’ottica del PNRR”. Lo sottolinea Roberto Pella, vicepresidente vicario di Anci, in merito all’approvazione a larga maggioranza da parte del Senato del ddl di sua iniziativa che toglie l’obbligo dell’effettuazione del controllo di gestione per i Comuni con meno di 5mila abitanti ed introduce la possibilità di un terzo mandato consecutivo per i sindaci degli stessi piccoli Comuni. Resta aperta la questione di principio per tutti i Comuni ed i cittadini elettori rispetto alla libertà di scelta del proprio e più diretto rappresentante.

“Grazie al terzo mandato, fino ad oggi consentito solo per i Comuni con meno di 3mila abitanti, ulteriori 1.087 municipalità avranno questa opportunità, in una fase storica in cui – sottolinea Pella – purtroppo sono molti i territori per i quali non ci sono candidati”. Il vicepresidente Anci Pella si dice molto soddisfatto “per aver contribuito con la sua attività parlamentare a semplificare al massimo l’azione amministrativa dei sindaci visto che già dalla prossima tornata elettorale prevista per il 12 giugno 2022 potremo estendere questa possibilità, riflettendo un’istanza che i territori avanzano da tempo”. “Il sindaco è un punto di riferimento per le nostre comunità, fondamentale per accrescere la fiducia nelle istituzioni come testimoniano tutti i sondaggi”, aggiunge Pella. “Bisogna investire su questo patrimonio di credibilità, a partire dal ruolo chiave dei Comuni nelle politiche di sviluppo e di crescita socioeconomica. Ridurre le incombenze per gli enti più piccoli – conclude – consentirà di liberare energie per far funzionare più rapidamente la macchina comunale orientandola verso gli obiettivi di mandato e i servizi ai cittadini”.

La Conferenza delle regioni italiane ha preso posizione sulle misure economiche di contenimento degli effetti della crisi Russia–Ucraina che hanno colpito, nel nostro e negli altri paesi europei, molti settori produttivi. In particolare  il comparto Agricoltura ha subito contraccolpi pesanti che che hanno portato la Conferenza delle Regioni già il 16 marzo a licenziare un documento predisposto dalla Commissione Politiche Agricole (che riunisce tutti gli Assessori all’agricoltura) in cui sono state sintetizzate alcune proposte relative ai seguenti temi: revisione della PAC 2022 e del PSN 23-27 e posticipo al 2024 della sua entrata in vigore; deroga alla disciplina degli aiuti di Stato per l’agroalimentare; provvedimenti nazionali immediati per favorire la liquidità per le imprese; interventi nazionali sui costi energetici; misure di sostegno a determinate produzioni agricole; semplificazioni.

Nello specifico la Conferenza delle Regioni ha formulato delle proposte concrete per il superamento della crisi ucraina. “Le Regioni intendono contribuire al superamento della crisi economica derivante dalla guerra in Ucraina e al protrarsi della pandemia”, dichiara Mirco Carloni, vicepresidente della regione Marche e coordinatore della commissione Sviluppo economico della Conferenza delle Regioni.

“Quindi abbiamo elaborato un documento, un pacchetto di proposte che abbiamo anticipato al Governo, per contrastare la crisi e sostenere le imprese più colpite – afferma Carloni – in particolare quelle energivore e più collegate all’aumento delle materie prime. Condividendo obiettivi e interventi possiamo rafforzare e garantire la continuità produttiva e il rilancio economico e sociale. Sono da considerare anche gli effetti negativi dovuti alla caduta dell’interscambio nei mercati russo e ucraino, con ricadute soprattutto in alcuni specifici comparti: alimentare, moda, mobili, legno e metalli. Si sottolinea anche l’impatto sul comparto agricolo con il blocco dell’export di fertilizzanti e cereali, i mancati raccolti in Ucraina, le ricadute sull’allevamento e le filiere agroalimentari”.

“Quindi proponiamo al Governo di lavorare insieme per rilanciare il Made in Italy e le filiere produttive più sottoposte agli effetti negativi dovuti alla guerra. Governo e Regioni possono unire i loro sforzi per favorire la ripresa. Esprimiamo soddisfazione nei confronti del DL 21 del 21 marzo scorso, che ha in parte recepito le proposte delle Regioni, ma al contempo – ha concluso Mirco Carloni – abbiamo ribadito la necessità di inserire alcune richieste di modifica e integrazioni allo stesso per rispondere con maggiore efficacia a questa delicata fase economica”.

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