Rincaro carburanti, anche in Spagna situazione critica

Sono state innumerevoli le conseguenze del rincaro dei prezzi in tutti i Paesi europei a causa della situazione di conflitto in Ucraina. L’Europa soprattutto è stata colpita dall’esorbitante ascesa del prezzo del carburante.

Proprio come in Italia, anche i nostri cugini spagnoli stanno soffrendo una situazione analoga, alla quale il governo di Pedro Sánchez sta prontamente facendo fronte. È già la seconda settimana che gli autotrasportatori spagnoli sono in sciopero e questo naturalmente sta influenzando vari settori, da quello agroalimentare a quello della distribuzione.

Le strade delle principali città spagnole, come Madrid, Barcellona e Siviglia sono infatti completamente bloccate dagli scioperi. Sono state diverse le associazioni spagnole a partecipare alla “huelga de los transportistas” (sciopero degli autotrasportatori) e chi ha indetto lo sciopero è stata la “Piattaforma per la difesa del settore del trasporto delle merci su strada” (Plataforma para la defensa del sector del transporte de mercancías por la carretera).

Dunque, tra gli scioperanti vi sono sia aziende private che pubbliche. Altre associazioni invece, hanno deciso di non aderire, come il Comitato Nazionale del trasporto in strada CNTC (al momento unico interlocutore ufficiale con il governo spagnolo), la Federazione Nazionale delle Associazioni spagnole del Trasporto (Fenadismer), l’Associazione internazionale del trasporto su strada (ASTIC) e la Confederazione spagnola del trasporto merci (CETM) che comprende tutte le grandi imprese di trasporto spagnole.

Queste ultime non hanno aderito allo sciopero ma si sono limitate a dare un ultimatum al governo socialista di Sánchez, poiché consapevoli delle difficoltà ma determinate a partecipare ad un grande sciopero nazionale, se non verranno abbassati i prezzi del diesel e se non verranno dati aiuti diretti, causando così blocchi ben più seri rispetto alla situazione attuale.

Gli autotrasportatori rivendicano un patto al quale il governo è venuto meno. A dicembre scorso, infatti, il governo di Sánchez aveva promesso di impegnarsi a regolarizzare il prezzo del diesel, ma ad oggi, sicuramente anche a causa della crisi ucraina, il patto non è stato mantenuto.

Gli scioperanti vogliono le stesse condizioni degli autotrasportatori francesi, ai quali il governo francese ha concesso un sussidio di 15 centesimi sul diesel nelle stazioni di servizio almeno per i prossimi quattro mesi.

Il settore alimentare è quello più colpito, difatti riempire gli scaffali con prodotti freschi diventa ogni giorno più costoso e le perdite nella catena alimentare in questa prima settimana di scioperi ammontano a quasi 600 milioni, secondo il comunicato delle associazioni dei datori di lavoro spagnoli nel settore del consumo.

Naturalmente le divisioni politiche interne si fanno notare specialmente in un momento delicato come questo. I partiti di estrema destra, come ad esempio Vox (in netta opposizione all’attuale governo) appoggiano gli scioperanti e li incitano a prolungare lo sciopero poiché critici riguardo alla mancata efficienza dell’attuale governo socialista.

Alla guida dei negoziati con il Comitato dei trasporti vi è la Vicepresidente e ministra degli affari economici Nadia Calviño e la ministra delle finanze Maria Jesus Montero. La Vicepresidente del governo Calviño mostra comunque una grande apertura e volontà nel voler trovare un accordo con le associazioni degli autotrasportatori e dei privati del settore, secondo quanto ha dichiarato lunedì mattina “il settore dei trasporti è un settore strategico ed essenziale, per il quale l’impegno del governo è innegabile”.

In conclusione, ieri, dopo un’intera giornata di negoziati, il governo spagnolo si è impegnato alla sovvenzione di 500 milioni di euro in aiuti economici diretti nei confronti degli autotrasportatori. La cifra esatta di ribasso per litro del combustibile verrà decisa nel prossimo Consiglio dei ministri spagnolo del 29 marzo.

La Spagna, dunque, si adegua al modello francese. Ma è comunque certo che l’ultima parola verrà data solo dopo la prossima sessione plenaria del Consiglio Europeo che si terrà a Bruxelles il 24 e il 25 marzo.

Gli scioperi per il momento non cesseranno poiché la Piattaforma per la difesa del settore del trasporto delle merci su strada, che ha indetto lo sciopero, dichiara di non sentirsi rappresentata dal Comitato dei trasporti, unico interlocutore ufficiale riconosciuto dal governo e che ha partecipato al tavolo dei negoziati.

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