La sfida di Putin

Il riconoscimento delle due Repubbliche separatista del Donbass è una mossa in avanti nella strategia di Putin. Logicamente sarà seguita, se già non lo è stato – come sostengono fonti europee – dall’invio di truppe russe, che prende una sua legittimazione dalla richiesta di Stati riconosciuti come indipendenti. E la tappa ulteriore sarà l’annessione di questi territori alla Russia, magari legittimata da un referendum il cui esito non è dubbio. Ma la partita non finirà qui: nel suo delirante discorso alla TV, il Presidente russo ha ripetutamente citato l’Ucraina come una creazione artificiale, destinata a rientrare nel gran corpo della Madre Russia.

La strategia seguita da Putin ricorda quasi per passo quella seguita da Hitler, per l’annessione dell’Austria e poi dei Sudeti. Stessa scenografia, stesso immenso apparato di propaganda, stesse accuse all’avversario debole di preparare il genocidio dei nativi di altra etnia e, addirittura, di costituire un pericolo, nucleare in questo caso, per il vero aggressore. Vedere le immagini di Putin, imperialmente isolato al centro di una grande sala a colonne, con i suoi consiglieri a rispettosa distanza, dando l’immagine del demiurgo che compie il mandato quasi divino di difendere il suo popolo e ridargli grandezza, è stata una esperienza agghiacciante. E pensare che, anche in Europa, c’è chi applaude Putin, chi trova che ha ragione (specialmente nella destra estrema) magari per antipatia per Macron o altri leader.

Le reazioni occidentali sono state, fino al momento in cui scrivo, dure com’era prevedibile e necessarie, ma nell’insieme ancora contenute. Le prime sanzioni applicate sono per ora limitate (ma è grave e pesante l’abbandono tedesco del gasdotto del Nord). È naturale che gli occidentali si riservino sanzioni più “devastanti” in vista del (preannunciato e probabile) attacco generale all’Ucraina.

Con il riconoscimento delle due Repubbliche, Putin ha comunque, com’era accaduto finora, giocato di anticipo, mantenendo in mano il vantaggio della sorpresa. A questo punto molto dipenderà dal Governo ucraino. Se prenderà qualche iniziativa militare per tentare di recuperare ii territori separatisi, Putin avrà l’occasione sognata per invadere il Paese (ma se veramente lo vuol fare, l’occasione la creerà: il potente apparato di propaganda statale russo è già da tempo in moto per questo). Ma se anche l’Ucraina e l’Occidente accettassero il fatto compiuto, come accaduto per la Crimea, ed anche se, in estrema ipotesi, l’Occidente accettasse l’unione dell’Ucraina alla Russia, il pericolo non sarebbe terminato. L’Europa si ritroverebbe all’Est un nemico potentemente armato e potenzialmente aggressivo, le cui ambizioni di influenza e di dominio non saranno placate.

La sola conclusione è che la NATO torna ad assumere il suo ruolo originale e indispensabile di difesa dell’Europa occidentale e se qualcuno pensa che sia superata e inutile, come Trump (ma anni fa anche il mio stimato amico e collega Sergio Romano) commette un atto di completa irresponsabilità.

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