Il Cile va a sinistra

Nel ballottaggio di domenica scorsa in Cile, il candidato della sinistra, Gabriel Boric, si è imposto con un buon margine sul rivale Antonio Kast. Questi era arrivato in testa nel primo turno, ma poteva contare solo sulla destra estrema che egli rappresenta, con punte di intolleranza e di nazionalismo che ricordano il brasiliano Bolsonaro. Boric ha invece raccolto i voti di una coalizione più ampia, che va dai comunisti (che egli aveva battuto nelle elezioni primarie) a una parte del centro moderato. Boric, di origine croata, ha un passato di estremismo, ma negli ultimi tempi era venuto spostandosi su posizioni socialdemocratiche, preoccupandosi soprattutto di assicurare la governabilità. Ha annunciato di voler ridurre i privilegi della classe alta e della borghesia ricca, ma gradualmente. In politica estera, tuttavia, è presumibile un riallineamento, se non su Cuba e Venezuela, almeno su posizioni distanti da quelle sostenute da Bolsonaro e dal c.d. “gruppo di Lima”.

In Cile, dalla fine della dittatura di Pinochet e della successiva “concertazione”, la politica ha oscillato regolarmente come un pendolo da sinistra a destra: Sebastiano Piñeira (destra) e la Bachelet (centro-sinistra) si sono alternati ciascuno per due periodi non consecutivi (in Cile la rielezione immediata non è consentita). Questa volta, tuttavia, le due alternative si sono in qualche modo radicalizzate: a Piñeira è succeduto come candidato Kast, che appartiene alla destra estrema, nazionalista e razzista; a sinistra la moderata Bachelet è stata rimpiazzata da Boric, che certamente è più a sinistra di lei.

Con l’elezione di Boric, una macchia, se non rossa, perlomeno rosa, si è aggiunta alla mappa dell’America Latina. Il prossimo anno le elezioni presidenziali in Brasile diranno se questa tendenza si confermerà su scala più grande.

Gli Stati Uniti di Joe Biden sono ovviamente meglio preparati di Trump a comprendere in parte questa evoluzione e a convivere con essa. L’UE dovrà, naturalmente, fare lo stesso, mantenendo peraltro chiari i limiti tra democrazia, rispetto dei diritti umani e arbitrio dissennato del tipo cubano o venezuelano.

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