I rapporti USA-Cina

Per noi europei, i rapporti con la Russia rappresentano, sul piano della politica estera, il problema maggiore, data la vicinanza di quel Paese e le sua inclinazione espansiva, sorretta da una forza militare tuttora notevole. Questo senza parlare dei rapporti commerciali, intensi con alcuni Paesi dell’UE (Italia compresa). Tenendo sempre presente che l’economia russa ha un’importanza relativa, considerando che il PIL russo è valutato a un decimo di quello americano e un terzo di quello europeo.

Anche per gli Stati Uniti, in quanto membri della NATO, la Russia è un problema, dati i punti di frizione strategica e possibile collisione. Ma sempre più a Washington si considera come il vero problema, come la sfida maggiore, la Cina. Non si tratta soltanto del Paese più popoloso della Terra (4 volte almeno degli USA), ma della seconda economia del mondo, legata a quella degli Stati Uniti da vincoli economici e finanziari immensi, e dotata ormai di una adeguata capacità militare, tanto nucleare che convenzionale. E si tratta di una potenza che con sempre maggiore evidenza cerca di affermare il proprio dominio esclusivo su tutta la Regione indo-pacifica; minacciando  direttamente Taiwan (che è un pezzo di Cina staccatasi al tempo di Ciang-Kai-Chek ) e indirettamente il Giappone e la Corea del Sud, alleati americani e, a più larga distanza, l’Australia.

I rapporti cino-americani sono perciò di crescente importanza per la stabilità e la pace mondiale. E ovviamente che i rispettivi leader si parlino. Biden e Xi Jinping avevano già avuto due conservazioni telefoniche e l’idea americana era di avere un incontro faccia-a-faccia al vertice dei G20 a Roma, dove però il Presidente cinese non è apparso (sono quasi due anni che non esce dalla Cina). Ora,  i due leader hanno avuto un incontro virtuale durato tre ore (molte, anche tenendo conto del tempo per la traduzione). Non è stato emesso alcun comunicato congiunto, essendosi le due parti limitate ad aver esposto le rispettive posizioni  sui tanti punti in conflitto.

È stato soltanto affermato che vi è stato uno scambio di parole gentili, ma nessun risultato tangibile (neppure la decisione presa con Putin di creare gruppi di lavoro misti per discutere a livello tecnico le questioni pendenti). Washington si affretta a dire che non ci si aspettava nessun esito spettacolare.  Va detto, peraltro, che nella settimana precedente, i delegati americano e cinese avevano dato l’annuncio del tutto inatteso della decisione dei due Paesi di cooperare per contrastare i cambi climatici.

In definitiva, sembrerebbe che tre ore di colloquio siano servite più che altro a chiarire le rispettive posizioni, in modo da evitare errori o equivoci e forse anche ad affermare la reciproca volontà di mantenere le controversie entro limiti pacifici. È già qualcosa.  Ma i punti controversi restano difficilissimi da maneggiare: non tanto quelli commerciali, per quanto giganteschi, né il rispetto dei diritti umani, per i quali nessun occidentale è disposto a fare la guerra, quanto Taiwan, sul quale uno dei due dovrà alla fine cedere.

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