Italia delle Regioni

Nuovi scenari epidemiologici e campagna vaccinale: il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano  Fedriga, richiede un incontro urgente con il Governo.

“Le Regioni – ha spiegato Fedriga – sono preoccupate per il peggioramento dello scenario di rischio epidemiologico in alcune aree del Paese ed anche per la ricaduta che tale situazione potrebbe avere sulla ripresa economica e sulle attività sociali, a pochi giorni dall’avvio della stagione turistica invernale e a poche settimane dalle festività natalizie”. “E’ urgentissima – sottolinea Fedriga – una comune riflessione Governo-Regioni sulla tenuta delle regole attualmente vigenti che furono adottate in assenza dell’attuale percentuale di vaccinati e dello strumento della certificazione verde. L’obiettivo è quello di mettere in sicurezza sia il sistema sanitario, sia le attività economiche e sociali, anche per anticipare eventuali scenari di criticità. Occorre individuare interventi condivisi partendo dalla considerazione dei danni economici incalcolabili legati all’incertezza che i prossimi passaggi di zona rischierebbero di provocare alle attività e – conclude Fedriga – dobbiamo accelerare la campagna vaccinale, partendo sin da subito con la somministrazione della terza dose a tutti i cittadini”.

“Più di 8 miliardi spesi” per la gestione della pandemia: è questa la stima della Conferenza delle Regioni, ha spiegato il Presidente, Massimiliano Fedriga.  Le Regioni non soltanto hanno fatto uno sforzo organizzativo enorme, penso all’aumento del personale, penso ai percorsi dedicati per salvaguardare la salute delle persone”, ha aggiunto Fedriga, ma hanno anche sostenuto molti altri costi: “Penso ai tracciamenti, ai tamponi, alle analisi di laboratorio fatte, penso agli hub vaccinali e alle campagne vaccinali fatte dalle Regioni”. “Non possiamo pensare che  tali costi se li accollino solo le Regioni  perché rischiano di andare in disavanzo. E quando l’equilibrio finanziario della sanità delle Regioni viene meno, l’obbligo per legge – non solo un rischio quindi –  è quello di aumentare le tasse ai cittadini. Non possiamo certo pensare che la pandemia venga finanziata con un aumento di tasse”.

Degli 8 miliardi impiegati per l’emergenza Covid nel 202, con un costo medio pro capite a livello nazionale di 135,45 euro, il 21% ha coperto costi per acquisto di beni (prevalentemente, famaci, dispositivo di protezione, reagenti), il 46% l’acquisto di servizi sanitari, compresa la medicina convenzionata, il 34% è stato speso per il personale. Secondo le Regioni il protrarsi della pandemia richiede due decisioni urgentissime: flessibilità nell’utilizzo delle risorse e un finanziamento eccezionale che riconosca lo sforzo fatto delle Regioni. “Non devono essere posti a carico dei cittadini i costi della pandemia” con l’aumento delle tasse locali. Concetti approfonditi anche dal coordinatore della Commissione Affari finanziari e assessore al Bilancio della Regione Lombardia, Davide Caparini.

In ogni caso, ha assicurato il Presidente Massimiliano Fedriga, “Non ci sarà un disimpegno delle Regioni, continueremo – malgrado le regole non lo agevolino – a dare i servizi”, ma l’aumento dei costi dovuti alla pandemia di Covid “non può comportare che le Regioni vadano in disequilibrio finanziario, significherebbe – ha ribadito – far pagare il prezzo a cittadini, perché le regioni in disequilibrio devono aumentare le tasse”.

Per questo motivo la  Conferenza delle Regioni  ha  incontrato a Roma i capigruppo di Camera e Senato. Fedriga ha spiegato che Deputati e Senatori “hanno ascoltato, e c’è anche un interlocuzione costante con il Mef e una disponibilità al dialogo. Per quanto ci riguarda l’importante è il risultato delle interlocuzioni”.

Il protrarsi della pandemia richiede “due decisioni urgentissime”: flessibilità nell’utilizzo delle risorse e un finanziamento eccezionale che riconosca lo sforzo fatto delle Regioni. In particolare chiedono che le risorse stanziate per finanziare le misure emergenziali possano essere utilizzate con il solo vincolo dell’impiego a copertura delle spese sostenute, superando i vincoli specifici, e di stabilire il principio in base al quale le spese straordinarie per un’emergenza “straordinaria” non debbano essere finanziate con le risorse ordinarie,ma attraverso risorse appositamente stanziate.

Appare urgente un intervento normativo – già in sede di conversione in legge del Decreto fiscale (DL 146/2021) – che consenta il completo superamento delle perimetrazioni attuali e l’utilizzo flessibile delle risorse emergenziali, sia con riferimento alle quote non utilizzate dei finanziamenti emergenziali di competenza dell’anno 2020 (accantonate da diverse regioni per poter essere impiegate nell’anno in corso) sia con riferimento ai finanziamenti dell’anno 2021.

Sulle risorse e progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza le regioni hanno insistito sulla confluenza nelle misure finanziate con il PNRR dei diversi contributi e assegnazioni già attivati con provvedimenti recenti:  dai contributi relativi alle “piccole opere” (commi 29 e ss., l. n. 160/2019), agli interventi di Rigenerazione urbana (co. 42 della stessa legge), alle cd “opere medie” (ex co. 139 L. 145/2018).

Questa confluenza comporta per le regioni  l’applicazione del più complesso sistema di monitoraggio necessario per la rendicontazione delle misure PNRR ed estende il sistema sanzionatorio previsto dal Piano: termini più stringenti per l’attivazione e la conclusione dei lavori, obbligo di conservazione su formato elettronico elaborabile dei documenti di affidamento.

Tutti elementi che confermano l’esigenza di attivare gli strumenti di rafforzamento tecnico-amministrativo, soprattutto verso i Comuni di piccole dimensioni, che dispongono di strutture più deboli e meno adattabili ai necessari incrementi di attività che il PNRR richiede.

Sotto il profilo più strettamente procedurale e finanziario, vanno ricordate le seguenti disposizioni integrazione delle risorse disponibili per gli interventi di Rigenerazione urbana (art. 1 co. 42, l. 160/2019) per ulteriori 500 milioni di euro (100 mln per il 2022 e 200 per ciascuno degli anni 2023 e 2024), intervento già annunciato, che permetterà di assegnare risorse per 3,4 miliardi sulla base della graduatoria in corso di emanazione a cura del Ministero dell’Interno e del Ministero dell’Economia e Finanza;

Su questo punto va osservato che l’ammontare complessivo delle risorse oggetto di richiesta sul bando rigenerazione urbana è pari a 4,3 miliardi di euro, con una significativa presenza delle aree meridionali e insulari oggetto di dei diversi interventi. Per una più equilibrata ripartizione delle risorse è necessario ad avviso dell’ANCI intervenire in due direzioni: a – in primo luogo, estendere il programma ai Comuni con popolazione inferiore a 15mila abitanti che presentino progetti in forma associata, misura già inserita nel ddl Bilancio 2022, con una apposita dotazione finanziaria (300 mln. di euro); b – in secondo luogo, aumentare le risorse per ampliare l’accesso ai progetti già considerati ammissibili, attraverso lo scorrimento della graduatoria in corso di pubblicazione. Si tratta di progetti già ben strutturati, nel solco degli obiettivi concordati con il PNRR, con grande e diffuso impatto territoriale, per soddisfare i quali è necessario un ulteriore impulso finanziario per circa un miliardo di euro.

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