Premio Daphne Caruana al Progetto Pegasus

Il premio Daphne Caruana è stato istituito con una decisione dell’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo nel dicembre 2019 in omaggio a Daphne Caruana Galizia, la giornalista investigativa e blogger maltese impegnata nella lotta alla corruzione, assassinata in un attentato con autobomba nel 2017. Questa prima edizione è stata assegnata ai giornalisti del Progetto Pegasus, coordinato dal Consorzio Forbidden Stories. Il Presidente David Sassoli ha aperto la cerimonia di premiazione che si è tenuta nella Sala Stampa Anna Politkovskaya del Parlamento europeo: “Creando trasparenza, il giornalismo investigativo permette agli elettori di prendere decisioni informate. Proteggere e sostenere i giornalisti è nell’interesse vitale delle società democratiche. E’ il momento della svolta per il giornalismo europeo, per la nostra politica e le nostre società. Bisogna trovare misure efficaci per sanzionare coloro che limitano la libertà dei media e attaccano i giornalisti e assicurarsi che lo stato di diritto non si minato nei nostri stati membri perché è la spina dorsale del giornalismo indipendente (…) lo dobbiamo a tutti i giornalisti coraggiosi che sono stati uccisi. Vorremmo che [questo premio] diventasse un simbolo potente per creare una maggiore consapevolezza e spingere a fare di più. Senza giornalismo indipendente non ci sono società libere“.

Dal 22 giugno al 1 settembre 2021, oltre 200 giornalisti provenienti dai 27 paesi dell’Unione europea hanno presentato le loro opere giornalistiche a una giuria, che ha decretato il vincitore. A nome dei 29 membri della giuria, il segretario generale della Federazione internazionale dei giornalisti, Anthony Bellanger, ha consegnato il premio del valore di 20.000 euro, a Sandrine Rigaud e Laurent Richard, in rappresentanza del consorzio di giornalisti. Il Progetto Pegasus è un’iniziativa giornalistica internazionale realizzata sotto il coordinamento del consorzio di giornalisti Forbidden Stories, la cui missione è quella di indagare sui giornalisti assassinati, imprigionati o minacciati. Dalla sua nascita, nel 2017, Forbidden Stories e i suoi partner hanno proseguito il lavoro di Daphne Caruana Galizia, ma anche di giornalisti assassinati per le loro indagini, ad esempio su reati ambientali o sui cartelli messicani. In partenariato con oltre 30 organi di informazione in tutto il mondo e circa 100 giornalisti, Forbidden Stories si basa su una rete fortemente impegnata nel giornalismo collaborativo. Per il suo lavoro, Forbidden Stories ha vinto prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui l’European Press Prize e il Georges Polk Award.

Nel luglio 2021, un gruppo composto da più di 80 giornalisti e 17 organizzazioni dei media ha scoperto che più di 50.000 numeri di telefono appartenenti a persone provenienti da tutto il mondo, erano stati presi di mira da governi che utilizzavano un software di hacking noto sotto il nome di “Pegasus” venduto dalla società di sorveglianza israeliana NSO Group. La fuga di dati ha rivelato che i numeri di telefoni contenuti, appartenevano ad almeno 180 tra giornalisti, paladini dei diritti umani, figure religiose, politiche e militari provenienti da India, Messico, Ungheria, Marocco e Francia. Daphne Caruana Galizia è stata una giornalista maltese, oltre che una blogger e un’attivista contro la corruzione. Nel suo lavoro, ha riferito ampiamente di corruzione, di riciclaggio di proventi illeciti, di crimine organizzato, della compravendita di passaporti per acquisire la cittadinanza maltese e del relativo collegamento del governo dell’isola allo scandalo dei Panama Papers. Per questo è stata vittima di vessazioni e minacce, che sono culminate nell’attacco terroristico che ha posto fine alla sua vita: il 16 ottobre 2017 è morta a causa dell’esplosione di una bomba nascosta nella sua auto. Il clamore e le proteste su come le autorità competenti hanno gestito le indagini relative al suo omicidio hanno portato il primo ministro Joseph Muscat a dimettersi dall’incarico.

I giornalisti del progetto Pegasus (più di 80 reporter di 17 organizzazioni mediatiche in 10 paesi, coordinati da Forbidden Stories con il supporto tecnico del Security Lab di Amnesty International) hanno passato al setaccio questi registri, spingendosi fin dietro le quinte di questa organizzazione di sorveglianza, cosa che non era mai stata possibile, in questa misura, prima. Il consorzio ha scoperto che, contrariamente a quanto sostenuto per anni dal gruppo NSO anche in un recente rapporto sulla trasparenza, questo spyware è stato ampiamente utilizzato in modo improprio. Dai dati trapelati è emerso che almeno 180 giornalisti sono stati presi di mira tra l’altro in India, Messico, Ungheria, Marocco e Francia. Tra gli obiettivi potenziali figurano anche difensori dei diritti umani, esponenti del mondo accademico, imprenditori, avvocati, medici, leader sindacali, diplomatici, politici e diversi capi di Stato.

Critico sulle mancanze delle indagini, a dicembre 2019 il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione europea di prendere provvedimenti. In una relazione pubblicata il 28 aprile 2021, il Consiglio ha indicato sulla “Piattaforma per promuovere la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti” 201 violazioni gravi della libertà di stampa avvenute nel 2020. Questo indica un aumento dei casi del 40% rispetto al 2019 e corrisponde al numero più alto di casi mai registrati da quando è stata creata la piattaforma nel 2014. Un altissimo numero di violazioni riguarda soprattutto attacchi fisici (52 casi) e intimidazioni o molestie (70 casi). Il Parlamento sostiene con convinzione l’importanza della libertà di stampa: nella risoluzione adottata a maggio 2018 ha invitato gli stati membri ad assicurare un adeguato finanziamento pubblico agli organi di stampa e a promuovere un giornalismo plurale, indipendente e libero.

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