La politica dell’odio razziale

Eric Zemmour è un noto giornalista del Figaro e presentatore televisivo, il cui unico, paranoico tema, è l’odio per gli immigrati arabo-africani, per il quale ha già subito condanne penali per incitamento all’odio razziale. Un odio espresso con tanta violenza da far apparire Marine Le Pen una moderata. E la cosa più  strana è che Zemmour è lui stesso di famiglia di immigrati dall’Algeria, di origine ebreo-berbera.

Da un po’ di tempo si parla di una sua possibile candidatura alle Presidenziali francesi del 2022, finora non confermata (ma manifesti con il suo nome sono apparsi un po’ dappertutto). I sondaggi gli attribuiscono il 7%, troppo poco per arrivare al secondo turno, per il quale allo stato attuale restano favoriti Macron e Marine Le Pen.

È presto per sapere cosa succederà, una cosa va però rilevata subito: Zemmour è uno dei non pochi politici in Europa e altrove che hanno fatto dell’odio razziale la loro sola base, a vari gradi di intensità e di violenza, di solito accoppiandovi un generico odio antieuropeo (sotto questi aspetti, bisogna riconoscere che Salvini e la Lega sono tra i moderati). Il governo di un paese moderno e democratico ha naturalmente altri problemi economici, sociali, di sicurezza etc. da affrontare al di là di quello dell’immigrazione. Questo problema però esiste, e in Francia a un punto di cui è difficile rendersi conto in Italia. L’eredità coloniale e l’apertura agli immigrati nord-africani fa sì che una percentuale consistente di cittadini o di abitanti del Paese siano di quella origine, e interi e grandi quartieri ne sono esclusivamente popolati. La paura di una futura “islamizzazione” della Francia, per quanto esagerata, sfruttata da giornalisti, scrittori e, naturalmente, politici in buona o mala fede (come in Italia, in Spagna, in Gran Bretagna, in Ungheria, in Polonia, ci si lamenta di “non essere più a casa nostra”). Solo il Belgio, per natura multirazziale e multilingue, sembra essercisi più o meno bene adattati, anche se non in mezzo a un sordo scontento sociale.

Ma il punto debole di questi profeti di catastrofe è che, al di là di denunciare il problema e incitare all’odio, non propongono (né potrebbero farlo) nessuna soluzione concreta e realisticamente attuabile: cacciare milioni di persone? Metterle in campi di concentramento? O peggio?

In realtà, gli immigrati che già abbiamo non possiamo che tenerceli. Quello che possiamo chiedere ai governi è di non seguire la dissennata via delle porte aperte a tutti, in modo da limitare numericamente il problema. E di fare quanto è umanamente possibile per promuovere una ragionevole integrazione di chi vive fra noi provenendo da culture ben diverse, stando ovviamente ben attenti a far rigidamente rispettare da loro le nostre leggi e i nostri costumi. Tutto il resto è pura declamazione.

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