La tragedia palestinese

Mentre l’attacco israeliano a Ghaza e i conflitti tra arabi e israeliani in Israele vanno avanti, cerchiamo almeno di capire cosa sta succedendo e perché.

Il conflitto ha le sue radici nella fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e nell’occupazione dell’intera Gerusalemme da parte delle truppe israeliane nella guerra de 1967. Gerusalemme-est, allora sotto controllo giordano, passò sotto controllo israeliano. Però alcune decine di famiglie palestinesi vi rimasero. Sul modello di quanto avveniva nei Territori Occupati, con il tempo gli israeliani hanno cercato di eliminarne la presenza, servendosi anche di ordini della Giustizia. La Corte Suprema israeliana, che avrebbe dovuto pronunciarsi il 10 maggio, ha rinviato la sua decisione. Su questo sfondo, si sono inserite alcune gravi provocazioni da parte degli estremisti israeliani, e poi la proibizione di una manifestazione attorno alla Moschea Al-Aqsa, che ha provocato la violenta reazione dei manifestanti palestinesi e la dura repressione da parte delle Forze di sicurezza di Israele.

Su questa situazione esplosiva si è inserito Hamas, un gruppo radicale armato e finanziato dall’Iran, che controlla la striscia di Ghaza con i suoi due milioni di abitanti. L’ultimo scontro tra Hamas e Israele risale al 2014. Nel frattempo, Hamas è riuscita a dotarsi di una molto maggiore capacità di colpire il territorio israeliano, rendendolo vulnerabile malgrado il molto decantato sistema della “Cupola di ferro”, un sistema di avanzata tecnologia che dovrebbe proteggere il territorio. Naturale che, a questo punto, il governo israeliano dovesse reagire con la massima forza, con l’obiettivo di danneggiare seriamente la capacità offensiva dell’avversario.

Come sempre succede, fattori politici complicano la situazione: Netanyahu approfitta della crisi per mantenersi al potere, Hamas cerca di affermare la sua leadership tra i palestinesi a scapito del Fatah, diretto da Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità palestinese.

Il dramma sta nel fatto che tutte le parti sembrano agire avendo in vista obiettivi di corto termine, senza una visione strategica, che dovrebbe a lungo termine indurre a una soluzione politica. È difficile sperare in una vera descalation degli animi. E nel frattempo decine, centinaia di innocenti continueranno a morire.

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