Italia delle Regioni

I comuni italiani dell’Anci per le Aree interne del Paese: “Nel Pnrr tante idee buone, possono essere laboratori del futuro”. “All’interno del pacchetto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza  per le aree interne ci sono alcune misure interessanti ma nel complesso manca una visione coordinata che consenta di fare un passo in avanti decisivo. Mi auguro che nel prosieguo della contrattazione a livello regionale si possano definire meglio i temi che interessano le realtà periferiche partendo dal tema chiave dello spopolamento”. È  l’opinione espressa dal coordinatore nazionale Piccoli Comuni e sindaco di Cerignale, Massimo Castelli, intervenuto al webinar organizzato da  sul tema ‘Aree interne: le periferie al centro della nuova programmazione europea’.

“In questa fase non vedo una politica strategica che parta dal tema del Controesodo, tanto più che anche in questo ultimo ciclo di programmazione lo spopolamento non è percepito come una delle priorità nazionali”, aggiunge. Secondo il coordinatore Anci è come se “mancasse un intero capitolo, forse anche un titolo organico per misure di intervento che siano efficaci”. Il suo auspicio è che il disegno complessivo si metta a fuoco durante le fasi successive di ‘messa a terra’ dei progetti: “Temi come le comunità energetiche sono molto interessanti per noi, e speriamo che si possa partire proprio dagli oltre 1200 Comuni non metanizzati. Così come il progetto dei piccoli borghi proposto dal ministro Franceschini va nella direzione da noi auspicata. Tuttavia, mancano tasselli importanti come la fiscalità di vantaggio. Riforma fiscale – sottolinea – non è solo correggere le aliquote per il ceto medio, ma anche fare qualcosa perché i territori diventino attrattivi. Per questo ci vogliono la rete veloce e i collegamenti e soprattutto condizioni fiscali attrattive per chi vuole investire”. “Le aree interne soffrono delle ricadute sul territorio di un modello di sviluppo urbanocentrico che ha caratterizzato la nostra vita economica e sociale”, ribadisce da parte sua il sindaco di Castel del Giudice e delegato Anci per le Aree interne, Lino Nicola Gentile.

“Se è vero che la sfida del Recovery plan sta proprio nel cambiare il modello economico, le aree interne allora possono giocare un ruolo fondamentale non solo per le persone che vivono in queste zone ma per l’intero paese”, si dice convinto il sindaco molisano. “I piccoli Comuni – evidenzia Gentile – incrociano tanti punti e obiettivi previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, possono essere davvero laboratori di futuro. È necessario però organizzarsi e collaborare per intercettare le risorse che saranno rese disponibili perché parliamo di contributi che non saranno certo ‘a pioggia’. Per questo è decisivo un cambio di passo culturale: bisogna capire come agire, come lavorare assieme per cogliere questa grande opportunità”.

Altra presa di posizione dell’Associazione dei Comuni Italiani per salvaguardare le gestioni autonome del Servizio Idrico Integrato. “Esprimiamo forte preoccupazione per una proposta contenuta in una bozza di decreto legge proposta dal Ministero della Transizione Ecologica che prevede l’abrogazione della deroga alla gestione unica in materia di servizio idrico integrato; deroga che in questi anni ha consentito di salvaguardare le gestioni autonome esistenti nei Comuni in cui sono presenti peculiari caratteristiche di qualità, efficienza e localizzazione di pregio ovvero in aree vincolate di tale risorsa”. Lo dichiara il sindaco di Cerignale e Coordinatore nazionale Anci dei Piccoli Comuni Massimo Castelli.

“Una proposta che, qualora confermata, andrebbe in senso contrario al progetto delle Comunità locali energetiche sulle quali si sta puntando e soprattutto cancellerebbe la possibilità della gran parte dei Piccoli Comuni di tutelare e preservare il patrimonio idrico pubblico che presenta particolari caratteristiche qualitative. E’ necessario invece poter continuare a gestire tale patrimonio nel senso più favorevole ai cittadini, come le positive esperienze condotte in questi anni dimostrano di poter fare”, afferma Castelli.

“Riteniamo, pertanto, che non si possano pregiudicare quelle realtà di servizio idrico virtuose, d’alta qualità ed esistenti in aree vincolate gestite in maniera efficiente dai Comuni, solo per farle confluire nella gestione unica, prescindendo da qualsivoglia caratteristica. E’ doverosa semmai una valorizzazione delle esperienze locali e di tali patrimoni che andrebbero invece potenziati e conservati con incentivi e finanziamenti ai Comuni, cogliendo proprio l’occasione offerta dal Pnrr e quello che ci ha insegnato la crisi epidemiologica tutt’ora in atto. Solo così si potrà consentire ai Piccoli Comuni virtuosi di gestire in autonomia il servizio idrico nell’interesse delle popolazioni locali e di preservare tale preziosa risorsa, già gestita in modo efficiente, a beneficio della collettività”, conclude il Coordinatore nazionale Anci.

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