I moti di Gerusalemme

Nel Medio Oriente senza pace, si sono accentuati i moti di protesta contro l’occupazione israeliana. La festività islamica del Ramadan, sacra ai musulmani, ha riacceso gli animi, mentre da parte degli Ebrei ortodossi, assecondati dal governo israeliano, hanno ripetuto gli atti di provocazione, come l’occupazione di terre dei Palestinesi e l’appropriazione di alcuni loro villaggi. I disturbi maggiori si sono avuti attorno alla Moschea di Al-Aqsa, a Gerusalemme, dove violenti scontri tra manifestanti e polizia hanno portato a 205 feriti tra i palestinesi e 17 tra gli agenti dell’ordine israeliani e per i prossimi giorni sono previsti altri disturbi.

Gli USA hanno invitato alla calma, tornando per fortuna a un atteggiamento più equilibrato tra le due parti dopo l’irresponsabilità trumpiana che ha fatto molto male al processo di pace.

L’Autorità palestinese di Ghaza ha fatto ricorso alle Nazioni Unite. Siamo di fronte alla ripetizione senza fine di una storia di reciproca follia, per porre un termine alla quale occorrerebbe molta moderazione e molto buon senso da tutte le parti, un bene assai poco corrente in quelle terre martoriate. Il prossimo passo dovrebbero però farlo gli israeliani, che detengono il controllo della situazione e hanno la forza in mano. Ma la logica dei successivi governi è stata quella della repressione e basta. Netanyahu, personalmente un falco, è stato comunque sempre prigioniero della minoranza ultraortodossa e di estrema destra che condizionava la sua maggioranza. Ora Netanyahu non c’è l’ha fatta a formare un nuovo governo, altri ci sta provando. Ma temo che la situazione non cambierà molto, se la maggioranza continuerà a dipendere da una frangia di fanatici. Sappiamo che il fanatismo da una parte provoca, o fortifica, sempre un fanatismo opposto. E la tragedia continua a spirale.

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