L’anima gemella (Film, 2002)

L’anima gemella di Sergio Rubini è un prodotto indefinibile nell’economia del povero cinema italiano contemporaneo, una storia a metà strada tra la commedia grottesca e il dramma, il sentimentale e il fantastico, persino farsa meridionale costellata di eccessi dialettali. Teresa e Maddalena – interpretate da due belle attrici (nipoti e figlie d’arte) come Valentina Cervi e Violante Placido – si contendono l’amore di Tonino (Venitucci), tra rifiuti davanti all’altare, faide familiari ed esperimenti di magia nera che portano a uno scambio corporale, fino a un esito imprevedibile per dimostrare che non basta un bel volto per far innamorare, servono altre qualità.

Avevo nutrito molte aspettative su Sergio Rubini regista (adesso fellinianamente dedito alla pubblicità Barilla) dopo averlo apprezzato in un incoraggiante debutto con La stazione (1990), ma le ho perse completamente dopo aver visto pellicole ordinarie (Il viaggio della sposa, Tutto l’amore che c’è, La terra), prive di guizzi geniali. L’anima gemella è persino più modesto rispetto alla media cinematografica del regista. Mi ero perso il film in sala, grazie a Cine 34 ho recuperato una visione televisiva che non rende giustizia alla stupenda ambientazione salentina – tra Gallipoli, Nardò e Santa Cesarea Terme – ma consente di farsi un’idea sul tipo di messa in scena. Fotografia innaturale di una Puglia (di per sé bellissima) che non avrebbe bisogno di filtri e colorazioni in digitale, montaggio sincopato, recitazione sempre sopra le righe, sceneggiatura troppo fantastica per una commedia, soggetto che presta il fianco a non poche critiche. Domenico Starnone ha scritto di meglio, senza dubbio, perché questa storia assurda che vede come momento clou lo scambio di corpi tra due ragazze dopo un esperimento di magia nera proprio non convince. Effetti speciali ottimi, con alcuni apprezzabili momenti onirici e visioni attraverso l’acqua magica mista a olio che si confonde con il mare e i pesci della Puglia.

Poco altro. Persino Rubini attore delude, come gran parte del cast, per una recitazione troppo gridata, dai toni alti, eccessivamente grotteschi. Violante Placido è bellissima, sia lei che Valentina Cervi sono pure brave, ma non bastano alcune sequenze erotiche e poche sequenze noir (sempre grottesche) a salvare una pellicola irrisolta. Un film da vedere soltanto per i panorami marittimi e campestri stupendi di una Puglia selvaggia e bruciata dal sole.

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Regia: Sergio Rubini. Soggetto e Sceneggiatura: Domenico Starnone, Sergio Rubini. Fotografia: Paolo Carnera. Montaggio: Angelo Nicolini. Musiche: Pino Donaggio, Ivan Iusco. Distribuzione: Medusa Film. Durata: 104’. Genere: Commedia grottesca. Interpreti: Valentina Cervi (Teresa), Violante Placido (Maddalena), Michele Venitucci (Tonino), Sergio Rubini (Angelantonio), Dino Abbrescia (Alessandro), Alfreda Minenna (Checco), Rino Diana (Cannito), Mariolina De Fano (Bendetta), Grazia Daddario (Giustina), Mario Mancini (Padre di Teresa).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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