Next Generation EU, come funziona

Criticare la UE per quello che non fa, piuttosto per quello che si vorrebbe facesse, o anche perché fa troppo poco, è facile, ma se si conoscesse come funziona il bilancio della UE si capirebbe che nulla è così semplice allo stato attuale delle cose. A differenza di quanto succede a livello nazionale, il bilancio europeo è un bilancio di investimenti e non può operare in deficit. I Trattati UE prevedono che il bilancio europeo sia “finanziato integralmente tramite risorse proprie”, le entrate della UE sono versamenti fatti dagli Stati membri che contribuiscono al bilancio europeo al fine di raggiungere obiettivi comuni.

E’ facile quindi comprendere come, in assenza di fonti proprie, la possibilità della UE sia molto limitata e si limiti a una redistribuzione, quanto più equa possibile, dei fondi nazionali versati nella cassa comune europea. Per arrivare a una indipendenza economica della UE rispetto il dover dipendere dagli Stati membri, si è introdotta periodicamente una forma di entrata diretta volta ad approvvigionare il bilancio della UE. Tali fonti di entrate sono adottate dal Consiglio all’unanimità, previa consultazione del Parlamento europeo e necessitano di ratifica da parte di ciascuno stato membro. Il sistema di risorse proprie è rimasto immutato per oltre trent’anni, principalmente si basa sulle risorse proprie tradizionali (costituite principalmente da dazi doganali, inizialmente includevano anche le tasse sullo zucchero, rappresentano circa il 13% delle entrate nel 2018). Sul trasferimento di una percentuale dell’IVA riscossa dai paesi UE; rappresenta circa l’11% dell’entrata nel 2018). Troviamo una percentuale di risorse basata sul reddito nazionale lordo (consiste in un prelievo sul reddito nazionale lordo dagli stati membri; nel 2018 ha rappresentato circa il 66% delle entrate da risorse proprie). Infine, abbiamo altre entrate (ammende comminate contro società che violano la concorrenza, contributi versati da paesi terzi a favore di determinati programmi UE, imposte sulle retribuzioni del personale UE; nel 2018 tale voce rappresentava il 10% del totale).

Al fine di aumentare la trasparenza degli atti e incrementare i fondi a disposizione della UE per raggiungere i fini prefissati il PE ha preparato e proposto una serie di nuove fonti di entrata in base a una tabella che comporta tutta una serie di iniziative a partire dal gennaio 2021. La prima è fondata su di un nuovo contributo nazionale basato su rifiuti da imballaggi di plastica non riciclati (al fine di incentivare la riduzione dell’uso delle plastiche monouso, incentivando il riciclaggio e favorendo la diffusione dell’economia circolare). Entro il 2023: risorse proprie basate sul sistema di scambio delle emissioni ETS (dall’inglese Emission Trading System, ricavato dal sistema di scambio di emissioni di gas serra prodotti dall’industria pesante, dai produttori di energia e dalle compagnie aeree). Entro il 2023: risorse proprie derivate dalla tassazione di servizi digitali (assicurando un’equa tassazione su economia digitale). Entro il 2023: risorse proprie basate sul Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera (che si baserebbe sul prezzo del carbonio sull’importazione di certe merci da fuori l’UE che aiuterebbe ad assicurare un terreno di confronto uniforme nella lotta contro il cambiamento climatico). Entro il 2026: risorse proprie basate sulla tassazione delle transazioni finanziarie (garantendo che anche il settore finanziario assicuri il giusto contributo attraverso il pagamento delle tasse). Entro il 2026: risorse proprie collegate al settore industriale o su base d’imposizione comune delle imprese.

E’ bene sottolineare e ricordare come le migliaia di miliardi raccolti sotto il nome NextGenerationeEU e programmi analoghi come il SURE, non nascano dal nulla, ma tramite l’emissione di debito europeo in carico ai singoli stati per quota parte, che andrà onorato. Questi bond dovranno essere rimborsati, al momento, tramite tagli ai fondi europei, ai servizi dei singoli stati o aumentando la tassazione interna dei paesi membri. L’introduzione di una forma di risorse proprie per la UE, porrebbe una imposizione, ad esempio, ai giganti del web che hanno aumentato i loro utili grazie alla pandemia. Le risorse raccolte andrebbero a ripianare i debiti fatti per i ristori pandemici, evitando di gravare sui cittadini europei già colpiti dalla crisi economica. Si inseriranno nelle priorità di azione dell’UE, come il Green Deal e la trasformazione digitale, nelle voci di entrata del bilancio europeo. In aggiunta sosterranno il funzionamento del mercato unico e ridurranno la dipendenza dai contributi nazionali basati sul RNL. Il processo decisionale comunitario prevede che il sistema delle risorse proprie UE proposto dal PE, sia adottato all’unanimità nel Consiglio e debba essere ratificato da tutti i paesi UE. Il Parlamento ha approvato la propria posizione sulle risorse proprie con il voto del 16 settembre 2020. Il 16 dicembre il Parlamento ha approvato il bilancio UE 2021-2027 e l’accordo sull’introduzione di nuove fonti di entrata. Una volta ratificata da tutti i paesi dell’UE, la riforma delle modalità di finanziamento del bilancio dell’UE sarà applicata retroattivamente dal 1° gennaio 2021 e permetterà all’UE di prendere in prestito 750 miliardi di euro per il piano di ripresa COVID-19. Il 25 marzo 2021, il Parlamento ha approvato tre leggi che aprono la strada alla riforma del sistema delle modalità di finanziamento del bilancio UE e all’introduzione di nuovi flussi in entrata dell’UE.

José Manuel Fernandes (PPE, PT): “Ancora una volta il Parlamento europeo dà l’esempio. L’approvazione di questo pacchetto fa sì che il sistema delle risorse proprie dell’UE contribuisca al piano per la ripresa “Next Generation EU”, non appena la decisione sulle risorse proprie sarà stata ratificata da tutti gli Stati membri. Il voto di oggi ci ricorda che dobbiamo agire prontamente e con decisione per dare avvio alla ripresa“. Valérie Hayer (RENEW, FR): “Anche in questo caso il Parlamento sta agendo rapidamente per concretizzare il piano per la ripresa. Invitiamo tutti gli Stati membri a ratificare il piano il prima possibile. Non possiamo permetterci ritardi. Inoltre, l’accordo di rimborso di dicembre vincola la Commissione a proporre un’imposta digitale a livello dell’UE nel giugno di quest’anno, indipendentemente da quello che succederà a livello OCSE”.

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