Non ci resta che il crimine (Film, 2019)

Il pubblico italiano premia i film scadenti con grandi incassi, persino la critica li celebra inventandosi premi (miglior sceneggiatura al Filming Italy Best Movie Awards!), anche se le migliori gag e situazioni messe in scena profumano di già visto e di già sentito. Massimiliano Bruno fa il remake del remake di Ritorno al futuro, rimette in gioco la storia del varco spazio-temporale, ironizza sulla Banda della Magliana e sul perfido Renatino, facendo assurgere quattro amici imbranati al ruolo di protagonisti di un’epopea fantacomica. Operazioni già fatte dai Vanzina e da Neri Parenti, ma al peggio non c’è mai fine, soprattutto alla mancanza di originalità.

La storia in breve. Tre amici spiantati (Gassman, Tognazzi, Giallini) per sbarcare il lunario organizzano gite turistiche abusive alla scoperta dei luoghi della criminalità romana, ma la polizia municipale scopre il reato e li ferma in tempo. Intanto un amico che ha avuto più successo negli affari (Bruno) – per deriderli – partecipa al tour per vedere i luoghi dove operava la Banda della Magliana. Nel bar che era stato il covo della banda, viene scoperto un varco spazio temporale che riporta i tre amici al 1982, nei fatidici giorni del Mundial spagnolo vinto dall’Italia di Bearzot. Il film è tutto qui, con immancabile storia d’amore (non a lieto fine) tra Gassman e Pastorelli (donna del boss), comiche rapine, omicidi burletta, esecuzioni con pistole giocattolo e ritorno al futuro grazie all’amico rimasto nel 2019.

Una pellicola cosparsa di mille difetti, dalla fotografia televisiva ai ritmi compassati stile fiction, per tacere di attori in difficoltà a recitare le battute previste da un copione prevedibile. La palma del peggiore forse va a Gassman, identico a sé stesso in ogni ruolo che ricopre, eterno belloccio bamboccione, persino quando pubblicizza UnipolSai. Gianmarco Tognazzi completa lo squallore e – come il compare – fa pronunciare al povero critico la domanda di sempre “come può essere figlio di cotanto padre?”. Giallini è condannato a fare il trucido ma potrebbe dare ben altro come attore, così come Bruno è un caratterista poco ispirato, persino peggiore da interprete che come regista. Tra gli attori del film che di tanto in tanto provano a fare i registi (con risultati modesti) c’è anche Edoardo Leo, che qui veste i panni grotteschi di un improbabile Renatino. Unico ruolo femminile di un certo spessore per Ilenia Pastorelli, femmina del boss e ballerina di night, che recita con spontaneità un ruolo molto sopra le righe.

Non ci resta che il crimine è una delle tante commedie inutili prodotte dal cinema italiano contemporaneo, consigliabile soltanto per una visione televisiva, non certo al cinema. Se siete curiosi, dopo la prima TV su Rai Uno, la trovate su RaiPlay .

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Regia: Massimiliano Bruno. Durata: 102’. Genere. Commedia fantastica, Noir comico.  Soggetto: Andrea Bassi, Nicola Guaglianone, Menotti. Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Andrea Bassi, Nicola Guaglianone, Menotti. Fotografia. Federico Schlatter. Montaggio: Luciana Pandolfelli. Musiche: Maurizio Filardo. Scenografia: Sonia Peng. Costumi: Alberto Moretti. Trucco: Ermanno Spera. Produttore. Fulvio Lucisano. Casa di Produzione: Italian International Film (IIF), Rai Cinema. Distribuzione: 01 Distribution. Interpreti: Alessandro Gassman (Sebastiano), Marco Giallini (Moreno), Edoardo Leo (Renatino), Gianmarco Tognazzi (Giuseppe), Ilenia Pastorelli (Sabrina), Massimiliano Bruno (Gianfranco), Emanuel Bevilacqua (Bove), Antonello Fassari (suocero di Giuseppe), Fabio Ferri (Nespola), Marco Conidi (Fariseo).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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