Cosa porta la Befana?

La Befana è una festa quasi esclusivamente italiana e specialmente romana. Quando ero piccolo, era lei a portare i doni, non Santa Claus; veniva a deporli di nascosto nella mia camera da letto, ed io ero ammonito a non aprire gli occhi per nulla al mondo (però una volta, sentendo un fruscio di stoffa, li aprii e, nella semioscurità, vidi una vaga figura coperta da un mantello e con un foulard annodato attorno alla testa, che passava furtivamente accanto al mio letto; solo qualche anno dopo ho capito che era certamente mia madre, travestita per l’occasione da vecchietta). La mattina ci svegliavamo abbastanza ansiosi: nella classica calza – che avevamo appeso la sera – potevamo trovare dolci, ma potevamo anche trovarci carbone, segno che eravamo stati cattivi. Qualche volta però il carbone era di zucchero. La notte del 5, i più grandi andavano con gli adulti a Piazza Navona,  dove si svolgeva una grande festa popolare, che culminava con l’incendio di un pupazzo di stoppa raffigurante la Befana con l’immancabile scopa e durante la quale era permesso di tutto, compreso darsi sonore bastonate. L’ultima credo di averla vista alla fine degli anni 70, dopo una cena dai Lancellotti, il cui palazzo dà sulla piazza. Però il 6 era un giorno triste, almeno per tutti quelli in età scolare: uno o due giorni dopo si tornava a scuola, davanti a noi si aprivano un gennaio e un inverno che sembravano sconfinati. Esiste ancora tutto questo o è stato spazzato via dalle mode importate dall’America?

Quest’anno, comunque, non penso che la Befana abbia molti doni nel proprio sacco, specie per gli Americani. Il 6 gennaio è un giorno molto importante, perché è il giorno in cui il Congresso dovrebbe certificare i risultati del Collegio elettorale che ha dichiarato vincitore Joe Biden. Di solito un evento quasi solo cerimoniale, ma Trump e suoi accoliti si stanno sforzando di renderlo contenzioso e amaro, con un ultimo, vergognoso tentativo di obbligare il Congresso a rigettare il risultato. Sarebbe solo il disperato tentativo di un tiranno paranoico (Hitler chiuso nel suo bunker mentre tutto crollava attorno a lui, credendo di poter muovere divisioni che già non aveva più?) se non vi avessero aderito almeno 14 senatori e oltre 100 deputati repubblicani. Non abbastanza per rovesciare il risultato, e va detto che decine di esponenti repubblicani si sono già manifestati pubblicamente contro, con parole anche durissime, segno che un certo senso delle istituzioni democratiche e della dignità ancora esiste.

Sabato scorso, Trump aveva raggiunto e superato ogni limite, con una lunga telefonata – il cui testo integrale è stato diffuso dal Washington Post – nella quale esercita ogni concepibile pressione (comprese vaghe minacce di azione penale) sul Segretario di Stato repubblicano della Georgia, Raffensperger, perché “trovi i 11.170 voti necessari per cambiare il risultato delle elezioni in Georgia e dare a Trump i 16 voti elettorali dello Stato”. Raffensberger ha risposto con indignazione e ha fatto capire che le pressioni indebite del Presidente potrebbero essere oggetto di investigazione penale da parte di uno “state attorney”. Un giudice federale, per parte sua, ha respinto il tentativo di un legislatore repubblicano di autorizzare il Vicepresidente Pence a rigettare i risultati di alcuni stati. Ma niente di questo sembra frenare un Presidente assatanato (e su quello che farà Pence, che come Presidente del Senato dovrà proclamare la vittoria di Biden, ci sono molti interrogativi).

Comunque vada il 6 gennaio (il dubbio è sempre permesso) si tratta di un dono avvelenato di Trump e dei trumpiani, al loro partito, che si ritroverà penosamente diviso, a Biden, e soprattutto alla democrazia, scavando le radici della legittimità del Presidente-eletto e la fiducia della gente nelle istituzioni fondamentali, come il debito processo elettorale e la sua integrità, con ciance e fantasie su frodi immaginarie che, ricordiamolo ancora una volta, nessun Giudice, nessun Tribunale, su su fino alla Corte Suprema, ha fino ad ora avallate.

L’ennesimo, ma certo non l’ultimo, cattivo servizio reso da un nefasto personaggio al suo Paese e al mondo libero, l’ennesimo favore ai nemici della democrazia, dalla Russia alla Cina. Questo mentre la pandemia compie negli USA stragi senza precedenti, con una distribuzione del vaccino caotica, e nel Medio Oriente la situazione con l’Iran si infiamma ogni giorno di più, rendendo il mondo più instabile e pericoloso.

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