Cronache dai Palazzi

Un discorso del Presidente che ha raggiunto il 64 per cento di share. Nell’anno del Covid Sergio Mattarella ha registrato il suo record di ascolti – tra i più alti in assoluto – magari complice la zona rossa con gli italiani costretti a stare in casa, il momento storico e la fine di un anno certamente particolare, forse unico, e quindi l’intenzione di riporre le proprie speranze in un punto di riferimento solido e stabile come il Quirinale, sapientemente incarnato da un capo dello Stato che ha sempre saputo interpretare le difficoltà del tempo, individuando delle possibili soluzioni – compresi dei comportamenti idonei da rispettare – per poter superare le avversità.

Sergio Mattarella ha tenuto incollati alla tv 15 milioni e 272 mila italiani, circa 5 milioni in più rispetto allo scorso anno. Il presidente ha ricordato la necessità di un fronte comune contro la pandemia in cui non ci sia spazio per le divisioni: “La ripartenza sarà al centro di questo ultimo tratto del mio mandato”, ha sottolineato il presidente della Repubblica. “Questo è il tempo dei costruttori”, ha ammonito il capo dello Stato rivolgendosi a tutti i cittadini e di certo all’attuale classe politica, considerati i vari dissapori e le divisioni che pervadono i banchi delle opposizioni come quelli della maggioranza.

“Se verrà meno la fiducia di una forza di maggioranza ci sarà un passaggio parlamentare in cui tutti esprimeranno la propria posizione e si assumeranno le proprie responsabilità”, ha a sua volta assicurato il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di fine anno, rispondendo ai giornalisti che hanno per l’appunto tirato in ballo un’eventuale crisi di governo. Il presidente del Consiglio ha sottolineato di continuare a perseguire “gli interessi generali del Paese”. Nonostante la verifica politica la prospettiva del premier è ottimistica anche se improntata al rigore: “Dobbiamo avere una prospettiva di legislatura nel quadro dell’occasione storica dei 209 miliardi del Recovery plan. Ma non possiamo permetterci di galleggiare. Il governo non deve disperdere il suo patrimonio di credibilità”.

A proposito di eventuali rimpasti, o addirittura eventuali progetti elettorali, Conte risponde chiaramente: “Il sottoscritto non va alla ricerca di altre maggioranze in Parlamento, lavora con la maggioranza che ha. A maggior ragione per quanto riguarda una prospettiva elettorale: non riesco assolutamente a considerarla. Lavoro con disciplina e onore, non certo per fare una mia lista”, ha puntualizzato il premier aggiungendo di non amare gli “ultimatum” in quanto “non servono”. “Sono al di fuori della logica degli ultimatum per attitudine, sono per il dialogo e per il confronto per trovare una sintesi superiore nell’interesse del Paese”, ha affermato il presidente del Consiglio in carica.

Il richiamo alla responsabilità è stato, nello specifico, il leitmotiv del discorso di fine anno del presidente Mattarella basato sull’equilibrio tra preoccupazione e speranza, oltre ad un chiaro invito ad essere solidali senza scadere nella retorica.

Preoccupazione per i ritardi accumulati nel corso della storia della Repubblica (in particolare negli ultimi anni) che si sommano alla crisi provocata dal Covid-19, una pandemia che ha “ferito” il nostro modo di vivere; la speranza, invece, è riposta nella scienza e quindi nel vaccino così rapido, indicatore di un’evoluzione che ci condurrà, con fiducia, fuori dal tunnel verso una svolta solidale dell’Unione europea, che in questo frangente ha saputo dimostrare la propria unità abbattendo le barriere che avevano reso inefficace la risposta alla crisi precedente, tra l’altro non ancora risolta.

La scelta di oggi è il benessere economico e sociale del Paese. Puntuale è la raccomandazione per una “declinazione nazionale” del piano europeo per la ripresa, “che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse”, per poter “superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto”.

È stato un 2020 non facile e  sono stati commessi anche degli “errori nel fronteggiare una realtà improvvisa e sconosciuta”, ma Mattarella ha rimarcato anche “quanto di positivo è stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti. Tra queste le Forze Armate e le Forze dell’Ordine”. L’Italia ha pagato un prezzo altissimo sul piano sanitario, economico e sociale. Ma ora, per trasformare con resilienza la crisi in opportunità, occorre ripartire da cinque parole chiave: solidarietà, Europa, scienza, collaborazione, serietà. “Mai, un vaccino è stato realizzato in così poco tempo”. “Mai, l’Unione europea si è assunta un compito così rilevante per i propri cittadini”, ha sottolineato il presidente della Repubblica affermando di volersi vaccinare “appena possibile”, perché “vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere”. Guardando in avanti “il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa”, quindi occorre concentrarsi sui vaccini e sulla progettualità economica.

“La scienza ci offre ora l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti e ovunque, senza distinzioni, dovrà essere consentito di vaccinarsi gratuitamente: perché è giusto e perché è necessario per la sicurezza comune”, ha ribadito il presidente.

“L’Italia ha le carte in regola per riuscire in questa impresa”. Speranza e concretezza sono per il capo dello Stato le direttrici principali per uscire dal tunnel. “Una speranza concreta affinché non prevalga la paura”. Occorre guardare avanti con fiducia, determinazione e grande senso di responsabilità: “Serietà, collaborazione, e anche senso del dovere, sono necessari per proteggerci e per ripartire”. In definitiva “non siamo in balìa degli eventi”, ammonisce il capo dello Stato. “Ora dobbiamo preparare il futuro”. Tanto sul fronte economico quanto su quello della salute la Nazione dovrà sostenere “un grande compito. Tutto questo richiama e sollecita ancor di più la responsabilità delle istituzioni anzitutto, delle forze economiche, dei corpi sociali, di ciascuno di noi”.

“Ripartenza” è il termine che fotografa la prospettiva verso il futuro. “La fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce così, tenendo connesse la responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone”, ha ammonito il capo dello Stato.

Un discorso del presidente per la prima volta in piedi e in una location che non è lo studio del capo dello Stato ma il cortile d’onore del Quirinale con i suoi archi come sfondo, e in cui è evidente l’assenza dei simboli del Natale. L’obiettivo sembra essere quello di proiettare all’esterno la figura del presidente della Repubblica, quasi una risposta alla chiamata all’azione. Risulta chiara e visibile l’immagine dell’uscita dai luoghi istituzionali per rendere concreta la ripartenza.

“Cambiamo ciò che va cambiato, rimettiamoci coraggiosamente in gioco”, ha affermato il presidente Mattarella rivolgendosi alla Nazione. “Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni. Ognuno faccia la propria parte”. Di certo l’anno che è appena iniziato “sarà un anno di lavoro intenso” ma “abbiamo le risorse per farcela”, per “porre le basi di una stagione nuova”. In definitiva “non sono ammesse distrazioni, non si deve perdere tempo, non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte”. Questa è l’ammonizione del presidente Sergio Mattarella che si aggrappa alla “unità morale e civile degli italiani”.

A proposito di ripartenza e di fondi per poter ripartire, chiusa la partita sulla legge di Bilancio resta aperta quella sul Recovery plan, il piano con cui il governo di Roma chiederà a Bruxelles i 209 miliardi di euro del Next generation Eu, destinati al nostro Paese. Sarebbero circa 153 le pagine di una bozza di “Schede progetto” circolata negli ultimi giorni, in cui la “Rivoluzione verde” occupa la voce di spesa più cospicua con 74,3 miliardi di euro. Al secondo posto la “Digitalizzazione” con 46 miliardi, a seguire le “Infrastrutture” con 27,8 miliardi, “Istruzione e ricerca” (19,1), “Parità di genere ed equità” (18,4) ed infine la “Salute” con 9 miliardi.

Il progetto per l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici sembra essere quello che assorbirà più risorse: 40,1 miliardi, dei quali 22,4 solo per prorogare il superbonus al 110% che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sembra voler ridimensionare. Al secondo posto il progetto “Transizione 4.0” a proposito di innovazione delle imprese: circa 24 miliardi in cui sarebbero comprese le risorse destinate alla banda larga 5G. Al terzo posto il progetto per l’Alta velocità ferroviaria che vale 23,7 miliardi tra cui 2 miliardi per la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale, di strade, viadotti e ponti. Fronteggiando le resistenze e le richieste di modifiche e di aggiunte provenienti da diverse parti politiche, il premier Conte avverte: “Bisogna accelerare”, per poter presentare all’Ue il piano entro febbraio.

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