Politica, a caro costo

Di politica vivono direttamente o indirettamente 1 milione e 100 mila persone, pari al 5% degli occupati in Italia. In uno studio pubblicato di recente dalla Uil e illustrato dal suo segretario Angeletti, emergono diciotto pagine e numerose tabelle che contengono la radiografia dei 23,2 miliardi di euro che in un anno si spendono tra società pubbliche, consulenze, auto blu, organi istituzionali e altro ancora. Si tratta di una cifra che corrisponde all’1,5% del Prodotto interno lordo. A ogni cittadino, neonati compresi, la politica costa in media 386 Euro, oppure 757 Euro a testa se si contano solo coloro che pagano effettivamente l’Irpef, ovvero, sempre secondo la Uil, circa 30 milioni di contribuenti.

Sull’altare della tutela della democrazia, della difesa dei più deboli o della tutela dei bisogni collettivi, si è andata costruendo una vastissima ragnatela di sprechi. Secondo Angeletti i costi della politica si potrebbero tagliare di quasi un terzo, risparmiando così 7 miliardi da destinare all’alleggerimento delle imposte sul lavoro.

Eppure, i numerosi sforzi già compiuti per indurre la politica a essere più sobria, ad alleviare i costi che essa addossa al contribuente, a rendere più trasparente il modo in cui viene gestito il denaro pubblico, non hanno ancora ottenuto risultati soddisfacenti. Al massimo si è data qualche lieve sforbiciata temporanea, tanto per alleviare il malcontento, ma niente più di questo. Le numerose segnalazioni di dissipazioni mostruose e di arbitri insopportabili lasciano da sempre il tempo che trovano: basta pensare che lo Stato riesce a licenziare solo il 2% di quei dipendenti la cui inadempienza rispetto ai propri doveri è sotto gli occhi di tutti.

Osservando nel dettaglio i risultati della recente indagine Uil, emerge che gli organi istituzionali delle amministrazioni centrali e decentrate, nel 2013, hanno speso 6,1 miliardi, ovvero il 4,6% in meno del 2012, ma con performance molto diverse: le Regioni hanno tagliato le loro spese del 11,5%, la Presidenza del Consiglio le ha aumentate del 11,6%, passando da circa 411 milioni nel 2012 a 458 nel 2013. In generale, buona parte dello sperpero di denaro pubblico è dato dai comuni, i quali hanno una gran voglia di accorparsi e di proiettarsi fuori dalle mura cittadine. Assieme ad essi ci sono un numero infinito di funzionari, circa 13 mila consiglieri politici, 4200 assessori e 72 milioni l’anno di stipendi. Per tenerli in vita, si calcola che lo Stato metta mano al “portafoglio” con 800 milioni di Euro l’anno. Nonostante la “Spending review”, al contribuente italiano si chiede indirettamente di pagare uffici, dipendenti, utenze e tutta la compagnia di giro che si porta appresso un’istituzione politico-rappresentativa.

Nel 2013, per tutte le consulenze pubbliche, la spesa totale è stata di 2,2 miliardi, mentre 2,6 miliardi sono serviti per i costi di funzionamento degli organi degli enti e delle società partecipate. Per quanto riguarda altre voci di spesa, come le auto blu, personale di nomina politica e direttori delle Asl, sono stati destinati ben 5,2 miliardi.

La dimensione degli sprechi di Stato, però, non è quantificabile solamente con l’arida contabilità pubblica. Quest’ultimo, molto spesso, svolge malissimo il compito per il quale esiste e per il quale riceve una quantità ingente di denaro tramite la tassazione, denaro che viene usato in molti casi per gonfiare i portafogli di consiglieri comunali e regionali.

Ne abbiamo avuto un’ennesima conferma nel dicembre 2013, per la denuncia del consigliere al Comune di Roma Riccardo Magi, radicale eletto nella Lista civica per Ignazio Marino, il quale ha parlato di “un meccanismo grazie al quale i singoli consiglieri possono distribuire denaro ai propri collegi elettorali”. Spiega Magi “ogni consigliere ha una somma stabilita a disposizione e può indicarne la destinazione a proprio piacimento. I denari prendono la forma di erogazioni ad associazioni, contributi per manifestazioni, finanziamenti a progetti. Spesso le cose più surreali: tipo quella campagna d’informazione sugli escrementi canini a villa Borghese che su richiesta di un singolo consigliere comunale l’assessorato alla Cultura (alla Cultura!) di Roma avrebbe dovuto finanziare: per la modica cifra di 120 mila euro. O quel premio Ostia organizzato con 15 mila euro dei contribuenti (poi per fortuna revocati), dove il premiato era un certo Licio Gelli. Quando non addirittura finanziamenti per manifestazioni in teatri che quel giorno risultavano chiusi”.

In sintesi, si costruiscono degli organismi politici, eletti in nome e per conto del popolo sovrano il cui ruolo è molto spesso quello di aumentare i propri privilegi. Appare inevitabile che un mondo così complesso come quello statale e politico (sottoposto a forme giuridiche ormai inadeguate e articolato a volte più per soddisfare le esigenze della politica che quelle dei cittadini) si sia rivelato un’enorme centrale di sprechi, di raccomandazioni, clientele e sperpero dei quattrini del contribuente.

Non resta che augurarci che presto si possa finalmente ridurre il più possibile il costo della politica e la pressione fiscale, in modo da dare un po’ di respiro al tanto bistrattato contribuente italiano.

©Futuro Europa®

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