Un passo avanti nella transizione

Lunedì scorso, Trump ha finalmente autorizzato l’Agenzia federale competente a sbloccare la transizione di Joe Biden, riconoscendolo come “vincitore apparente” delle elezioni. È un passo non indifferente sulla strada della normalizzazione. È generalmente riconosciuto che non si è trattato di un gesto spontaneo. Negli ultimi tempi, Trump era sotto crescente pressione della grande stampa e TV (compresa la fedele Fox) e di molti autorevoli repubblicani, senatori, deputati e governatori, che facevano valere il grave danno al Paese e alla sua sicurezza dall’impossibilità per la nuova Amministrazione di operare rapidamente ed efficacemente dopo il 20 gennaio.

Naturalmente, il Presidente ha dichiarato che la “giusta lotta continua ed è sicuro di essere alla fine il vincitore”. Una probabilità che si fa sempre più lontana, dopo la serie di sconfitte legali e la certificazione della vittoria di Biden da parte di uno degli Stati decisivi, il Michigan.

Gli osservatori hanno ora l’impressione che la strategia di Trump e dei suoi sicofanti (compreso l’ignobile Giuliani) si stia spostando verso il tentativo di lasciare a Biden terra bruciata in modo da rendergli il governare difficile e preparare un ritorno nel 2024, con una serie di decisioni politiche ed economiche, all’interno e all’esterno, di portata corrosiva.

È quindi molto probabile che la miserabile tragicommedia della negazione continuerà nelle prossime settimane, se non altro per cercare di minare le basi della legittimità del futuro Presidente. Quando finalmente si concluderà, il danno inferto alle istituzioni, alla democrazia e alla posizione degli Stati Uniti nel mondo (per non parlare dell’unità dell’Occidente) da quest’uomo egomaniaco, mentitore, ostile alla verità e animato da risentimenti e odio verso chiunque non si pieghi ai suoi voleri, resterà per molto tempo arduo da sanare.

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