Venticinque novembre

Il  25 novembre, Giornata contro la violenza sulle donne, dovrebbe essere “festa nazionale” per sottolineare la gravità di questo orrendo fenomeno che sembra inarrestabile; dovrebbero essere aperte solo le scuole dove organizzare incontri durante tutta la giornata per parlare di questo indecente argomento.

Il problema è antico, ce lo ritroviamo da tanto, mi viene in mente un episodio. Dalle mie parti c’era un ristoratore che faceva la pasta in casa in modo strepitoso; tutti lo conoscevano per le sue arti fino a che non cominciarono a conoscerlo anche per altro.

Un giorno, un commensale che si accingeva a fare onore a un piatto di pappardelle al cinghiale, notò uno strano luccichio sul piatto. Era l’orecchino della moglie del ristoratore, volato nel sugo dopo un manrovescio del grande cuoco. Da allora la clientela scemò, non tantissimo, e cominciarono a chiamarlo “la bestia”.

E’ una storia di molti anni fa, allora quasi una normalità che uomini violenti picchiassero la moglie. Tutto magari avallato dalle altre donne di casa: “perché se lo sarà meritato, chissà cosa ha fatto, ha mancato ai suoi doveri”. Già, i doveri.

Il problema della violenza di genere è un fatto culturale; veniamo da secoli si sudditanza femminile nei quali la donna ha vissuto contando su diritti quanti ne aveva una bestia da latte; negli anni sono molto cambiate le cose, sempre perché donne coraggiose hanno messo in gioco la propria vita e spesso l’hanno persa, per combattere contro le ingiustizie.

Ma ancora leggiamo di “uomini di successo” che organizzano festini con schiave sessuali, ragazze che vengono drogate e usate come fossero bambole di gomma. E che poi vengono bollate come poco di buono, “quella lì lo sapeva a cosa andava incontro, chissà quanti soldi ha preso”.

E’ questo che dobbiamo combattere, l’opinione molto diffusa che l’uomo è cacciatore e la donna che non rispetta i canoni della moralità è una poco di buono. Questa mentalità è ancora molto radicata e non solo nei maschi. Questo orrendo fenomeno va combattuto con una rivoluzione culturale, una lotta serrata ai pregiudizi e agli stereotipi; deve cominciare nelle famiglie e nelle scuole, i bambini devono sapere da subito che essere gentili per i maschi non è debolezza ma forza; le bambine devono cominciare ad abbandonare l’idea del Principe Azzurro per la consapevolezza di poter contare su loro stesse. Va insegnata l’indipendenza economica e soprattutto il rispetto verso tutti e tutti.

Perché, a un certo punto chissà quando, di 25 novembre non si parli più.

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