USA, la tragicommedia

Quello che sta accadendo negli ultimi quindici giorni negli Stati Uniti è davvero una tragicommedia: da una parte Joe Biden, un Presidente eletto con milioni di voti e decine di “grandi elettori” in più del suo avversario; dall’altra parte lo sconfitto, Donald Trump, afferrato disperatamente al potere, che lancia azioni legali inconsistenti inventando frodi a suo danno che nessuno ha potuto provare e ora rilanciando una folle teoria di cospirazione contro di lui.

Chi ha letto il libro del suo ex-avvocato. Michael Cohen, sa bene quale sia la contorta e perversa mentalità di Trump e il suo metodo permanente: negare la realtà (lo ha fatto e continua a farlo con la pandemia), inventare di sana pianta una realtà fantasiosa, alla quale finisce egli stesso per credere. Fin qui saremmo nel puro folclore, nella commedia. La tragedia comincia quando si deve constatare che quasi tutto lo storico e grande Partito Repubblicano lo segue e una parte non minore dell’opinione (circa l’80% dei votanti repubblicani) crede ciecamente alla flagrante invenzione  della “elezione fraudolenta”e qua e là gruppi minoritari ma agitati scendono in piazza a difendere il Presidente. La gente comune va perdonata, dopo 4 anni di intossicazione trumpiana. I dirigenti del PR meno, perché dovrebbero avere il senso e il rispetto delle istituzioni democratiche. La chiave di questo atteggiamento sta però certo non nell’amore per Trump ma per un calcolo politico a breve termine: il 5 gennaio si tengono le elezioni di due senatori in Georgia. Se i Democratici riuscissero a conquistare ambedue i seggi (cosa difficile e magari improbabile) raggiungerebbero la parità con i Repubblicani (50 a 50) e il voto del Presidente del Senato (la Vicepresidente eletta, Kamala Harris) sarebbe nei casi chiave decisivo. L’ostinazione di Trump diventa però imperdonabile quando si sa che egli ha vietato all’Amministrazione di fornire al Presidente eletto i mezzi e le informazioni necessari (tra cui i “briefing” di intelligence e quelli sulla progettata distribuzione di vaccini), mettendo così a rischio la capacità del nuovo Presidente di governare efficacemente dal 20 gennaio in poi, e quindi mettendo in pericolo la stessa sicurezza nazionale.

Non credo ci voglia molto per spiegare la condotta di Trump, paranoico egocentrico abituato ad averla sempre vinta. Ma al di là ci sono anche più concrete ragioni e timori. Un articolo del NYT di ieri fornisce un’analisi dettagliata e completa di tutti gli atti di Trump, prima e dopo la sua elezione del 2016, ai confini e spesso al di là della legalità, dalle ripetute frodi fiscali attualmente all’esame di varie Procure distrettuali, all’ostruzione alla giustizia e della montagna di debiti personali in scadenza nei prossimi 4 anni. Il NYT si chiede se, dopo il 20 gennaio, terminata l’immunità presidenziale e la visibile complicità del Ministro della Giustizia, Trump sarà chiamato a rispondere dei suoi atti. Settecento Procuratori federali, repubblicani e democratici, hanno firmato una dichiarazione secondo cui, se gli stessi atti fossero stati compiuti da chiunque altro che il Presidente in carica, il responsabile starebbe già scontando anni di carcere.

Il quotidiano di NW conclude dubitando che i crimini federali saranno probabilmente perseguiti, anche dato il carattere di Biden e il suo richiamo alla necessità di sanare le ferite del Paese. Non è neppure escluso che Trump, prima di andarsene, perdoni se stesso, o lasci per qualche giorno la presidenza al VP Pence, che potrebbe perdonarlo, come Ford fece con Nixon. Per i delitti non federali, principalmente commessi nello Stato di New York, tuttavia le cose sono diverse e restano nelle mani dei PM locali.

Nel frattempo, Biden sta mostrando una incredibile pazienza e molta serietà, andando avanti nella preparazione della sua Amministrazione e parlando con i maggiori leader stranieri, che ormai in grandissima maggioranza (cinesi compresi; manca solo Putin, il che non è proprio un buon segno) lo hanno riconosciuto e felicitato. Con molta eleganza, ha definito l’atteggiamento di Trump soltanto “imbarazzante”.

È probabile tuttavia che la tragicommedia andrà avanti per settimane e forse mesi, fino al 20 gennaio, quando speriamo si concluda nell’interesse degli Stati Uniti e del mondo, e la riaffermazione della democrazia.

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