La pandemia raccontata dalla Street art

Il Covid19 ha trasformato il mondo. Una rivoluzione che non poteva non essere raccontata da quella forma di arte che per antonomasia è da sempre espressione dei tempi che cambiano: la Street art. Numerosi artisti italiani ed internazionali, famosi e non, hanno voluto dare il loro contributo nella lotta al virus con immagini forti, toccanti ma anche ironiche, irriverenti e spesso anche di denuncia.

Il ruolo di denuncia svolto da questa forma d’arte libera, non ha risparmiato nessuno dei leader politici negazionisti come Xi Jinping, Trump e Bolsonaro e, allo stesso tempo, si è confermata una forma di comunicazione immediata ed efficace per spingere ad avere atteggiamenti responsabili nei confronti della pandemia.

E c’è chi, fra gli street artist è andato oltre, offrendo un contributo concreto. È il caso di Banksy il quale ha scelto di rendere omaggio al personale sanitario affiggendo una sua tela nell’ospedale di Southampton che sarà messa in vendita. I proventi saranno donati alla struttura sanitaria. L’opera, intitolata Game changer, ritrae un bambino che, dopo aver buttato nel cestino famosi supereroi, gioca con bambola vestita da infermiera.

Un altro famoso artista di strada Tvboy, milanese di origine ma trasferito a Barcellona, ha realizzato numerosi murales di sensibilizzazione sul tema del Covid, altri omaggiano il lavoro svolto negli ospedali.

Poi c’è chi ha scelto di lanciare un grido di speranza e di pace. Come ad esempio Kobra, street artist brasiliano e Corie Mattie, americana, che si autodefinisce una hope dealer ovvero una spacciatrice di speranza. Corie ha invaso molte città americane con sue immagini che dispensano messaggi positivi e incoraggianti con lo scopo di motivare le persone a rispettare i lockdown e il distanziamento sociale.

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