Padrenostro (Film, 2020)

Gli anni di piombo visti attraverso gli occhi di un bambino (Garaci), anche se il protagonista è un padre magistrato (Favino) nel mirino dei Nuclei Armati Proletari, che subisce un attentato dove muoiono un poliziotto e un terrorista ma lui riesce a sopravvivere. Storia in parte vera, in parte fiction di formazione, perché il regista, Claudio Noce, racconta un’esperienza di vita del fratello maggiore che vide l’attentato al padre, si rese conto di quel che accadeva – nonostante avesse solo undici anni – e rimase prigioniero di un’atmosfera di tensione quotidiana. Il film narra anche la storia di un’amicizia tra ragazzi di diversa estrazione sociale – il figlio del magistrato e un figlio di terroristi – tra sprazzi onirici e ricordi, sbalzi temporali, incontri e suggestioni fantastiche.

Tutto è narrato in un lungo flashback, aperto da un antefatto e chiuso da un epilogo che si ricongiungono, con i due personaggi principali che crescono e si ritrovano, si riconoscono, finiscono per affrontare la vita sorridendo, alla luce del sole. Parabola della riconciliazione, con le nuove generazioni forse migliori dei padri, pronte a tendersi la mano, superando steccati ideologici, per costruire insieme il futuro.

Claudio Noce (1975) viene da esperienze televisive e da cortometraggi ispirati, soltanto un film a soggetto di lunga durata (La foresta di ghiaccio, 2014), in questo caso scrive e dirige il film della sua vita, una storia che sente con prepotenza l’urgenza di narrare. Tempi di montaggio compassati, regia ispirata, fotografia suggestiva, movimenti di macchina avvolgenti, tra piani sequenza e ralenti, primissimi piani e soggettive, panoramiche intense. Direzione di attori senza sbavature. Pierfrancesco Favino merita la Coppa Volpi conquistata a Venezia per la veridicità che conferisce alla maschera di un magistrato braccato, in perenne apprensione per la famiglia. I due ragazzini (Garaci e Gheghi) sono bravissimi, sostengono l’intera pellicola, sempre in primo piano, con la rappresentazione di un’amicizia adolescenziale che diventa sempre più profonda. Scenografia curata nei minimi particolari, gli anni Settanta vengono riprodotti con efficacia: abbigliamento, arredamento, automobili, oggetti casalinghi, persino i giochi dei bambini, la passione calcistica e le abitudini del quotidiano.

Un piccolo gioiello della nuova cinematografia italiana. Da vedere assolutamente.

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Regia: Claudio Noce. Soggetto e Sceneggiatura: Enrico Audenino, Claudio Noce. Fotografia: Michele D’Attanasio. Montaggio: Giogiò Franchini. Musiche: Ratchev & Carratello. Scenografia: Paki Meduri. Costumi: Olivia Bellini. Produttori: Andrea Calbucci, Pierfrancesco Favino, Maurizio Piazza. Case di Produzione: Lungta Film, PKO Cinena & Co., Tendercapital Productions, Vision Distribution. Distribuzione: Vision Distribution. Durata: 120’. Genere: Drammatico. Interpreti: Pierfrancesco Favino (Alfonso Le Rose), Barbara Ronchi (Gina Le Rose), Mattia Garaci (Valerio Le Rose), Francesco Gheghi (Christian), Anna Maria De Luca (nonna Maria), Mario Pupella (nonno Giuseppe), Lea Favino (Alice Le Rose), Eleonora De Luca (Ketty), Antonio Gerardi (Francesco), Francesco Colella (Rorò Le Rose), Paki Meduri (Valerio adulto), Giordano De Plano (Christian adulto).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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