Il dibattito

Ho assistito martedì al dibattito Trump-Biden con un senso di angoscioso sconcerto. La stampa americana parla di dibattito caotico, e ha ragione. Non è stato un vero dibattito, ma un “match” di insulti personali e di colpi bassi. Anche Biden ha fatto la sua parte, però è giusto riconoscere che la colpa principale ricade su Donald Trump, che ha avuto per tutti i 90 minuti un atteggiamento brutalmente aggressivo e intollerante, ha sistematicamente interrotto il suo opponente tanto da costringere il moderatore Chris Wallace (della FOX, rete normalmente vicina al Presidente) a chiedergli di comportarsi in modo più corretto.

Come sempre ha mentito, si è rifiutato di rispondere alle domande scomode e, quel che è peggio, si è rifiutato di condannare i “suprematisti bianchi” e di accettare una transizione normale in caso di sconfitta. Si è anzi sforzato di mettere da ora in causa i risultati dell’elezione. Il punto più basso, a mio avviso, lo ha toccato accusando il figlio di Biden di essere un drogato. Biden ha contrattaccato con forza, mostrando di non essere debole come pretendeva la campagna trumpiana, però avrebbe fatto meglio a mantenere fino in fondo la compostezza e mostrare la differenza di carattere tra lui e Trump.

I primi sondaggi della CNN hanno mostrato un vantaggio per Biden di oltre 30 punti, relativamente ridimensionato nei sondaggi effettuati a mente fredda da altre reti, però sempre certo. Questo non vuol dire necessariamente che Biden abbia la vittoria in tasca, come avvertono tutti i commentatori seri e gli stessi democratici. Alcuni osservano che, se il dibattito non spostasse sostanzialmente le intenzioni di voto, ciò sarebbe un vantaggio per Biden, che mantiene un vantaggio stabile di 6 o 7 punti. Ma ci sono ancora cinque settimane di campagna e altri due dibattiti TV.

Quello che si conferma dal dibattito è purtroppo che Trump è la negazione della democrazia e costituisce, per gli USA e per il mondo, un serio e imminente pericolo.

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