Cronache dai Palazzi

“Fare presto”. Sembra essere questo il mantra dell’estate 2020 per evitare aspre tensioni sociali al rientro dalle vacanze. L’allarme è stato lanciato anche dal Viminale; guardando all’autunno la ministra Lamorgese teme in pratica per l’ordine pubblico. “C’è un “rischio concreto” che la crisi economica provocata dall’epidemia Covid produca “tensioni sociali in autunno”, ha avvertito Lamorgese lanciando l’allarme di fronte alle telecamere di Agorà Estate su Rai 3.

In sostanza, la forte recessione potrebbe far esplodere la rabbia sociale. Aziende che chiudono, interi settori sul lastrico come il commercio e il turismo, un tasso di disoccupazione che invece di diminuire cresce vertiginosamente, sono fattori problematici che potrebbero rivelarsi delle micce. Per non parlare poi della centellinata erogazione degli ammortizzatori sociali e la possibile infiltrazione dell’usura all’interno delle realtà maggiormente colpite dalla crisi economica.

In autunno il Viminale non esclude inoltre dure proteste di piazza da parte di coloro che intendono cavalcare il malessere sul fronte politico e sociale, “perché a settembre-ottobre vedremo gli esiti di questo periodo di grave crisi economica”, ha affermato la ministra dell’Interno, aggiungendo: “Vedo negozi chiusi, cittadini che non hanno nemmeno la possibilità di provvedere ai propri bisogni quotidiani. Il governo ha posto in essere  tutte le iniziative necessarie per andare incontro a queste esigenze, ma il rischio è concreto”, ha ammonito il ministro del Viminale. In effetti la crisi potrebbe trasformarsi in un terreno fertile per la criminalità e già in precedenza la ministra dell’Interno ha lanciato un appello agli imprenditori in difficoltà affinché si rivolgessero alle istituzioni invece che agli usurai, “perché in gioco non c’è solo la sopravvivenza delle vostre attività ma anche la salvaguardia dell’economia legale”.

Il ministro dell’Interno denuncia anche “un atteggiamento di violenza contro le forze di polizia, assolutamente da condannare” in quanto a loro deve andare il ringraziamento mio e di tutti gli italiani – dice Lamorgese – perché garantiscono l’ordine democratico e la sicurezza dei cittadini”. I numeri del contagio sono sottocontrollo ma il virus continua a circolare e la priorità del governo è contenere l’espansione della malattia prestando particolare attenzione ai casi di Covid che provengono ad esempio dall’estero. “L’obiettivo è evitare il crearsi di nuovi focolai, quindi stiamo ponendo in essere tutte le attività necessarie per monitorare, controllare e evitare eventuali arrivi che potrebbero creare un nuovo focolaio”. Ha spiegato il ministro dell’Interno. Tutto ciò per evitare un nuovo lockdown che potrebbe aggravare ancor di più la crisi economica in corso. “Non possiamo ignorare la possibilità di un ritorno del virus. Ma proprio per questo i nostri atteggiamenti devono essere ancor più responsabili, perché dobbiamo evitare un nuovo lockdown”, ha spiegato Lamorgese.

Dal canto loro le opposizioni ritengono che non sia il Covid di per sé a provocare il malcontento sociale bensì “la lentezza e l’inadeguatezza delle soluzioni messe in campo dal governo per superare la crisi economica”, come ha affermato Maria Stella Gelmini di Forza Italia.

Lo spartiacque sembra essere netto, tra la capacità di controllare la situazione e il rischio che sfugga di mano. Nel frattempo il premier Conte rassicura a proposito della solidità della maggioranza, ribadendo che non c’è bisogno di alcun rimpasto nonostante i contrasti con le opposizioni e all’interno della stessa squadra di governo.

Anche dall’Europa arrivano segnali contrastanti. Sono ancora molti gli ostacoli per il Consiglio europeo del 17-18 luglio, quando si negozierà sul Recovery Fund. Il premier Conte in visita a Madrid, dove ha incontrato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, avverte i “falchi” dell’Europa: “Senza una risposta comune si rischia di distruggere il mercato unico, non possiamo indietreggiare rispetto alla proposta della Commissione”. Per quanto riguarda le risorse disponibili dovranno essere in pratica  750 miliardi, e non 500 come ipotizzato da Angela Merkel.

Durante il prossimo Consiglio europeo la sfida più ardua sarà quindi raggiungere un’intesa sul Recovery Fund da 750 miliardi e sul prossimo bilancio Ue da 1.100 miliardi, per far sì che i Paesi membri più colpiti dall’epidemia Covid, come Italia e Spagna, siano in grado di affrontare la crisi economica provocata dalla diffusione del Coronavirus. “L’obiettivo comune è trovare un accordo rapidamente, mi auguro entro l’estate”, ha affermato Angela Merkel di fronte al Parlamento europeo.

Sino a fine anno la Germania avrà la presidenza di turno del Consiglio europeo e, oltre ad affrontare la crisi provocata dalla pandemia, la presidenza tedesca intende concentrarsi su cinque pilastri per una ripresa economica e sociale dell’intera Europa: diritti e valori, coesione, clima, digitalizzazione, ruolo dell’Ue nel mondo. “La Germania ha capito bene l’importanza della solidarietà europea – ha a sua volta  affermato il presidente dell’Europarlamento David Sassoli -. Per questo siamo sicuri che sotto la sua leadership il Consiglio saprà rispondere alle sfide davanti a noi”. Il Parlamento europeo preme per non fare tagli al Recovery Fund e al budget Ue 2021-2027, e chiede inoltre di diventare autorità di controllo sui fondi di Next generation Eu legati al semestre europeo e attualmente sotto il controllo della Commissione.

In definitiva il Consiglio europeo straordinario del 17 e 18 luglio appare tutto in salita e non sarà semplice trovare un’intesa con i Paesi nordici guidati dall’Olanda. Occorrerà comunque monitorare attentamente il bilancio pluriennale e Next generation Eu, garantire di conseguenza un equilibrio tra sovvenzioni e prestiti, dar seguito alle riforme, in primo luogo a quelle per cui si attende da anni. Il patto di fondo è che tutti gli Stati membri “siano decisi a collaborare di più gli uni con gli altri”, come ha dichiarato l’attuale presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, non nascondendo le difficoltà che persistono all’interno del dibattito tra i leader Ue.

La solidarietà e l’unità sono dei valori auspicati anche dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che giudica questa crisi “più profonda e molto più vasta di 10 anni fa, quando alcuni Stati hanno visto salire alle stelle la disoccupazione giovanile”. Hanno subìto “una caduta senza precedenti degli investimenti pubblici che ha danneggiato le infrastrutture, e per molti è stato un trauma”. Ora, però, “se facciamo le cose giuste possiamo uscire dalla crisi più forti”. Occorrono inoltre “grandi riforme strutturali”, ricorda il presidente Sassoli, che investano settori come la giustizia, l’istruzione, la ricerca, il mercato del lavoro, l’ambiente, la pubblica amministrazione, il digitale. In sostanza “tutte le riforme che consentano ai 27 mercati di integrarsi di più”. Per poter funzionare i piani nazionali dovranno inoltre allinearsi con le priorità europee – digitalizzazione e Green Deal in testa – e dimostrarsi resilienti, per un’Europa più forte anche sul piano internazionale.

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