Erasmus+ in tempi di Coronavirus

Il ciclone Covid 19 non ha risparmiato niente e nessuno, in particolare ha colpito la socialità, l’interscambio fra le persone, gli spostamenti, in pratica tutto quello che è il core del programma Erasmus+ (European Region Action Scheme for the Mobility of University Students). Un programma che ha finora coinvolto oltre 10 milioni di persone in 34 paesi, una crescita esponenziale rispetto gli iniziali undici, oltre gli stati che partecipano al programma a vario titolo. Sono stati oltre 50.000 gli italiani che hanno beneficiato del programma Erasmus+ negli ultimi sette anni, rendendo il programma in questione quello più popolare nel mondo del volontariato e del terzo settore, Scuola, Educazione degli adulti e Formazione professionale.

L’effetto del Coronavirus ha fatto sì che il 25% degli scambi di studio è stato cancellato; il 37,5% degli studenti ha affrontato almeno una difficoltà grave legata allo scambio come l’impossibilità di ritornare a casa o problemi di sistemazione; metà degli studenti il cui programma ha continuato seguendo le lezioni online; il 34% degli studenti segue un piano di studi con lezioni parzialmente online o posticipate. I problemi pratici sono stati tanti, contratti di affitto e lezioni prenotate, la Commissione Europea ha chiesto alle Università la massima flessibilità e comprensione nel dare sollievo agli studenti rimasti invischiati tra le maglie dei problemi nati dalla pandemia. Ma se le istituzioni hanno reagito con elasticità ed efficienza, nei casi di contratti con privati per non sempre le cose sono andate bene, con rimborsi a volte negati o fatti solo parzialmente. Altro problema si è rivelato l’avere lasciato effetti personali nei locali affittati per partecipare al programma, ma avere l’impossibilità di tornarvi per recuperarli. Qui si è toccata con mano la rete di contatti creata in Erasmus+, con i volontari che si sono prodigati in tutte le maniere per quanto possibile, sia per dare le necessarie informazioni, che per tutti gli aiuti pratici che è stato possibile erogare ai richiedenti.

La crisi è arrivata in un momento di grande euforia, il programma Erasmus è nato nel 1987 come un programma di scambio per studenti, ma dal 2014 offre anche opportunità a insegnanti, tirocinanti e volontari di tutte le età. Oltre 9 milioni di persone hanno preso parte al programma Erasmus+ negli ultimi 30 anni e quasi 800mila persone hanno partecipato al programma solo nel 2017. In sede di preparazione del bilancio a lungo termine, la Commissione aveva proposto di aumentare i finanziamenti previsti per il bilancio 2021-2027 a 30 miliardi, dai 14 del settennato passato, pur in presenza di una trattativa con gli stati membri che non vogliono superare i 20 miliardi di stanziamento. Ma la Commissione si è mossa per fare sì che l’anno 2020 non sia perso, chiedendo di attivare programmi online per garantire i crediti agli studenti iscritti al programma.

Non sono mancate le iniziative nate per temperare i disagi, ESN (Erasmus Student Network) ha lanciato su scala pan-europea la campagna #ErasmusatHome, un album collettivo su Instagram per raccogliere racconti e immagini dell’Erasmus “da casa” di migliaia di ragazzi, ma anche l’hashtag con cui segnalare le centinaia di attività di socializzazione disponibili eccezionalmente online per gli studenti. L’agenzia italiana, ha promosso sul proprio sito erasmusplus.it la campagna #IoRestoErasmus, per raccogliere voci, storie e pensieri dei ragazzi, ma soprattutto riaffermare che Erasmus+ “non si ferma”.

Luca Perego, della Direzione generale Istruzione, Gioventù, Sport e Cultura alla Commissione Europea ha dichiarato: “L’impegno della Commissione europea per una società più inclusiva, in cui nessuno deve esser lasciato indietro, è sostenuto a partire dalla Presidente Ursula von del Leyen. In questo senso, il Programma Erasmus+ è uno strumento concreto per sviluppare un’istruzione e una formazione di qualità, anche per i soggetti più fragili. L’iniziativa Role Model, che ho seguito sin dal suo principio, è un’ottima opportunità per raccontare storie positive di cambiamento ed essere di esempio a chi sta vivendo un periodo difficile della propria vita”.

Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia Erasmus+ Indire ha aggiunto: “L’iniziativa ci permette di dar voce a persone che hanno seguito strade coraggiose, con il supporto dell’apprendimento, la conoscenza, la cultura e le opportunità offerte da Erasmus+.  Presentiamo venti nuove esperienze educative, legate anche al momento storico presente e all’emergenza sanitaria, per ispirare altri individui a intraprendere nuovi percorsi di crescita, ricchi di risorse e opportunità”.

©Futuro Europa® Le immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione

Print Friendly, PDF & Email
Condividi

Sii il primo a commentare su "Erasmus+ in tempi di Coronavirus"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato


*