L’Area Schengen post Covid 19

Fino a poco tempo fa i cittadini europei potevano muoversi liberamente nell’UE, ma con le restrizioni introdotte contro il Coronavirus gran parte delle frontiere interne sono state chiuse. Con il miglioramento della situazione epidemiologica e le vacanze estive in vista, i paesi stanno gradualmente ripristinando la libertà di movimento.

Secondo le attuali regole dell’area Schengen, gli Stati membri possono introdurre controlli alle frontiere per un tempo limitato se esiste una grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza interna. I paesi devono notificare la Commissione europea nel caso in cui decidano di chiudere le frontiere. La Commissione attualmente tiene sotto controllo le misure nazionali che limitano la libera circolazione introdotte dai paesi europei per frenare la pandemia. Come dichiarato da Tania Fajon, Presidente del gruppo di lavoro della commissione Libertà civili (LIBE) che si occupa del controllo dell’area Schengen, “Gli stati membri hanno agito da soli ma ora è tempo che l’UE intervenga, prima che sia troppo tardi e che lo spazio Schengen subisca danni irreparabili. La Commissione dovrebbe svolgere un ruolo chiave nel ripristinare la libertà di movimento innanzitutto per le categorie critiche come i lavoratori transfrontalieri, un coordinamento europeo è essenziale”.

L’area Schengen comprende 26 paesi: 22 paesi membri dell’UE (Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Finlandia e Svezia), oltre 4 paesi non-UE (Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein). Già il 13 maggio scorso la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte per riavviare in modo sicuro i viaggi nell’UE. Il pacchetto propone agli stati dell’area Schengen di riaprire gradualmente le frontiere interne, ma sottolinea che serve un coordinamento europeo e che occorre rispettare i criteri comuni indicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Il problema principale è che la salute pubblica, come tanti altri temi, esula dalle regole europee previste dai Trattati, ogni Paese ha disposto misure nazionali non sempre sulla base dei soli dati epidemiologici. Francia e Olanda oltre all’Italia sono i Paesi che più di altri hanno tenuto le frontiere aperte, sia pure con alcuni controlli sanitari. Un discorso a parte riguarda i Paesi scandinavi con la Norvegia più chiusa di tutti e la Danimarca che si aprirà a tutti gli europei solo a fine agosto mentre la Svezia che ha solo sconsigliato i viaggi turistici si è ritrovata senza lockdown con un tasso di infezioni superiore a quello della Francia ed è stata per questo messa all’indice dagli altri Paesi scandinavi.

Le restrizioni ai viaggi imposte durante la pandemia del Coronavirus hanno colpito duramente il turismo che rappresenta uno dei settori fondamentali dell’economia dell’UE. L’Europa è la prima destinazione turistica al mondo. A causa della crisi si prevede un calo delle entrate pari al 50% per hotel e ristoranti, 70% per operatori turistici e agenzie di viaggio e 90% per crociere e compagnie aeree. Le conseguenze della crisi sono preoccupanti soprattutto per quei paesi europei che dipendono fortemente dal turismo come Spagna, Italia, Francia e Grecia. In vista della ripresa degli spostamenti e per assicurare una sicura fruizione delle vacanze estive, la Commissione Europea ha rilasciato una serie di 10 raccomandazioni: se possibile, compra i biglietti e fai il check-in online per evitare assembramenti; rispetta il distanziamento sociale durante le fasi di deposito e ritiro dei bagagli, controlli di sicurezza e imbarco; è possibile che ci siano meno passeggeri a bordo e che ti venga chiesto di sederti a distanza dai passeggeri che non fanno parte della tua famiglia; in caso di difficoltà nel mantenere le distanze di sicurezza, potrebbe esserti chiesto di indossare una mascherina; potrebbe essere impossibile acquistare prodotti come cibo e bevande a bordo; le compagnie di trasporto potrebbero installare barriere protettive, per esempio tra i passeggeri e l’autista, ti potrebbe essere chiesto di salire a bordo usando la porta posteriore; i conducenti dovrebbero aprire automaticamente le porte ad ogni fermata per evitare che i passeggeri tocchino pulsanti o maniglie; stazioni, porti e aeroporti dovrebbero garantire pulizie e disinfezioni regolari e fornire prodotti igienizzanti a bordo dei mezzi; dovrebbe essere garantita una ventilazione adeguata su tutti i mezzi di trasporto; i passeggeri possono scegliere tra rimborso o tragitto alternativo per i viaggi cancellati; se la compagnia di trasporto offre un voucher, hai comunque diritto a richiedere un rimborso.

I deputati del Parlamento Europeo nella commissione per le libertà civili hanno espresso viva preoccupazione per l’attuale situazione dei controlli alle frontiere interne nell’area Schengen e il loro impatto sulle persone e sulle imprese, in una risoluzione adottata giovedì con 53 voti favorevoli, 6 contrari e 6 astensioni. Il presidente e relatore della commissione per le libertà civili Juan Fernando López Aguilar (S&D, ES) ha dichiarato: “Per la stragrande maggioranza dei cittadini dell’UE, l’area Schengen costituisce uno dei più grandi traguardi nella storia dell’UE e non ha mai sperimentato l’epidemia di una pandemia così grave sul suo territorio. Deploro fermamente qualsiasi misura unilaterale o sproporzionata da parte dei singoli Stati membri per imporre restrizioni alle frontiere ad altri Stati membri senza comunicazione o con un termine chiaro e limitato. Tutte le azioni intese a ripristinare uno spazio Schengen pienamente operativo devono essere coordinate a livello dell’UE e rispettare pienamente il principio di non discriminazione”. Nella loro risoluzione, i deputati chiedono inoltre al Consiglio e agli Stati membri di intensificare gli sforzi per l’integrazione di Schengen e di adottare le misure necessarie per ammettere la Bulgaria, la Romania e la Croazia a Schengen.

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