Cronache dai Palazzi

Parte la “fase due” del secondo governo Conte. L’idea del premier è programmare un calendario di incontri e organizzare dei gruppi di lavoro per quanto riguarda i provvedimenti più urgenti, con l’auspicio che tutto ciò serva a ridare smalto all’Italia. La tabella di marcia prefigurata dal premier prevede tavoli di lavoro tematici su infrastrutture, università e ricerca, sicurezza, lavoro e ovviamente Fisco.

“Si parte dai 29 punti del programma – ha affermato il premier Conte -. I macrotemi su cui dobbiamo correre sono taglio delle tasse, lotta all’evasione fiscale, new green deal, economia sostenibile”. Ed ancora digitalizzazione e burocrazia più snella. Occorre proseguire “spediti, determinati, compatti”, ha affermato Conte non temendo nuove sfide. In sostanza, “non c’è nulla da smussare, i cittadini ci hanno chiesto di fare le riforme subito e tutte le forze politiche devono sentirsi coinvolte”, ha dichiarato il presidente del Consiglio con l’obiettivo di stemperare le divisioni in seno alle diverse formazioni politiche, nel Movimento Cinque Stelle in particolare. Giuseppe Conte ha reso noto di essersi confrontato con il nuovo capo politico del Movimento Vito Crimi, e i pentastellati “hanno garantito che possono dare il loro giusto e auspicato contributo”. Nella pratica “dobbiamo marciare di corsa”, ha sottolineato il premier.

Le diverse anime della maggioranza di governo devono ovviamente individuare una linea comune sui vari temi ed è questo l’ostacolo più grande. Nicola Zingaretti, leader del Pd, auspica di “aprire una nuova stagione di concretezza” partendo dall’uguaglianza di genere per quanto riguarda gli stipendi, crescita, lavoro, giustizia sociale, sviluppo, investimenti e nuove opere pubbliche. L’obiettivo del segretario dem è inoltre “far contare di più i territori”, costruendo dei “luoghi” in cui le persone possano “incontrarsi e decidere sulle grandi questioni. Le persone devono contare di più anche quelle che non sono del Pd”, sostiene Zingaretti aggiungendo: “Dobbiamo dare la possibilità anche a chi non se la sente di far parte del Partito democratico di partecipare”. Per quanto riguarda il progetto di rinnovamento del Pd Zingaretti prefigura un modello di “partito diffuso”, che apra le proprie sedi al mondo dell’associazionismo e del volontariato.

Tornando al fronte governativo la revisione dei decreti sicurezza rappresenta uno dei nodi più intricati. Per il  Reddito di cittadinanza invece, voluto in primo luogo dai pentastellati, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha dichiarato che si tratta di una misura “efficace nel contrastare la povertà” ma, nel contempo, “va migliorata la capacità di sostenere le politiche attive del lavoro”.

Un’altra nota dolente è il Fisco, riguardo al quale Italia viva e M5S mirano a revisionare le aliquote Iperf, mentre i dem vorrebbero partire dal taglio del cuneo fiscale prendendo in considerazione anche un’eventuale rimodulazione dell’Iva, come ipotizzato in un’intervista dal sottosegretario dem all’Economia, Pier Paolo Baretta.

Altra questione la prescrizione, per cui la Cassazione auspica “correttivi sulla riforma” per evitare di andare in “crisi”. Il primo presidente Giovanni Mammone ha sottolineato “l’aumento del carico sulla Corte suprema”. Dopo la riforma Bonafede “è auspicabile che intervengano misure legislative in grado di accelerare il processo”, ha affermato Mammone a proposito della prescrizione, “in quanto ferma è la convinzione che sia la conformità stessa del giudizio penale a dilatare oltremodo i tempi processuali”. Per il presidente Mammone “è tuttavia necessario che le concrete misure acceleratorie vengano adottate non solo nella parte del processo successiva al primo grado, ora non più coperta dalla prescrizione, ma anche in quella anteriore, soprattutto nelle fasi dell’indagine e dell’udienza preliminare, in cui si verificano le maggiori criticità che determinano la dispersione dei tempi e la maturazione della prescrizione”.

Il presidente Mammone prospetta “un incremento del carico di lavoro della Corte di Cassazione di circa 20mila -25mila processi per anno corrispondente al quantitativo medio dei procedimenti che negli ultimi anni si è estinto per prescrizione in secondo grado”. In pratica Mammone ha illustrato i possibili effetti della riforma Bonafede ipotizzando anche “un significativo incremento del carico penale, vicino al 50%, che difficilmente potrebbe essere tempestivamente trattato nonostante l’efficienza delle sezioni penali della Corte di cassazione, le quali definiscono già attualmente circa 50mila procedimenti annui”.

A proposito di riforma della giustizia è comunque in corso un dibattito acceso all’interno della maggioranza e tra le diverse forze politiche presenti nel governo. Rivolgendosi ai giornalisti, il premier Conte ha auspicato di allargare lo sguardo: “Voi parlate spesso di prescrizione, che è un tassello di una riforma più complessa volta ad accelerare la riforma del processo penale”, ha precisato il presidente del Consiglio.

Un obiettivo chiave della “fase due” del governo è inoltre recuperare risorse dal calo dello spread e il faro della prossima manovra dovrebbe finalmente essere una sostanziale riduzione delle tasse cercando di schivare il rituale aumento dell’Iva. Nel contempo, però, non si possono sottovalutare le puntuali e pesanti clausole per disinnescare l’imposta sui consumi.

“Uno dei temi forti sarà l’occupazione. Dobbiamo farla lievitare per far crescere il Paese”, ha infine sottolineato Giuseppe Conte che su Twitter ha lanciato l’hashtag “#Agenda 2023” supportato da una foto con i capi di delegazione dei diversi partiti di maggioranza, durante il vertice a Palazzo Chigi per rilanciare le priorità dell’agenda dell’esecutivo. La data di scadenza naturale della legislatura è il 2023 e, nella pratica, sembra essere l’orizzonte che si pone l’attuale squadra di governo per poter apportare dei cambiamenti sostanziali in settori chiave del Paese, facendo sì che le riforme messe nero su bianco possano dare i loro frutti.

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