Pensieri di Ferro

Non siamo in presenza di un disastro ecologico, ma certamente il quadro economico italiano a inizio 2020 non appare entusiasmante. Infatti, pur non essendo in uno stato di recessione conclamata, l’Italia sta attraversando una fase che potrebbe essere definita di “ristagno instabile”. Ristagno perché tutti gli indicatori macro evidenziano movimenti impercettibili in un senso o nell’altro con somma algebrica spesso vicino allo zero assoluto. Ad esempio a novembre, è vero che l’indice dei prezzi al consumo su base annua in Italia è salito dallo 0,2 allo 0,4%, ma si è, al contempo, allargato il divario con gli altri paesi europei che in media si muovono intorno all’1%. Oltretutto, secondo l’Istat, l’inflazione acquisita in tutto i 2019 è pari a + 0,6%, la metà di quella evidenziata nel 2018. Parallelamente il PIL del terzo trimestre è aumentato appena dello 0,1% rispetto al trim precedente, il che ci porta ad una variazione acquisita del PIL per il 2019 dello 0,2%: movimenti impercettibili di una economia inceppata.

“Ristagno instabile”, si diceva, perché è evidente che rimanendo fermi si diventa maggiormente vulnerabili alle minacce esogene che certo non mancano. Tralasciando qui i macro-temi come la Brexit, le politiche di Trump e i focolai bellici persiani, è evidente, ad esempio, che l’attuale situazione tedesca rischia di indebolire ulteriormente il nostro quadro economico-finanziario. Infatti la Germania, pur avendo scampato la recessione tecnica, ha evidenziato ad ottobre un crollo dell’indice sulla produzione industriale del 5,3% a livello annuo, il peggior calo del decennio. Ora, è chiaro che nel medio periodo la Germania riuscirà a superare questo picco negativo, ma è altrettanto chiaro che, nell’immediato, la febbre tedesca rallenterà ulteriormente la nostra ripresa. Anche perché è proprio il settore dell’Automotive tedesco ad aver frenato bruscamente (-5,4% in ottobre), con ovvie conseguenze sui produttori di componentistica per auto italiani. E, infatti, non è un caso che quell’export che tanto ci aveva sostenuto nei periodi più bui della crisi sia passato anch’esso a novembre in territorio negativo (-0,1% su base congiunturale).

Da evidenziare che le conseguenze della descritta incertezza esogena hanno già manifestato i loro effetti. Da una parte l’indice PMI che monitora l’attività manifatturiera in Italia è sceso a dicembre ai minimi dall’aprile del 2013. L’indice, basato sulle indicazioni dei direttori degli acquisti, è infatti calato dal 47,6 di novembre a 46,2, dato anche peggiore delle previsioni (47,2%). Dall’altra, gli investimenti fissi sono calati dello 0,2% rispetto a trimestre precedente. Tutto questo scenario è stato ben riassunto dalla Corte dei Conti nel suo rapporto di fine anno nel quale si è sottolineato come la condizione dei nostri conti pubblici, pur in presenza di tassi favorevoli, appaia fragile ed esposta a rischi nel breve come nel medio periodo.

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[NdR – Andrea Ferretti è economista bancario e giornalista economico]

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