Cronache dai Palazzi

Per uscire dalla crisi di futuro, che la tiene in ostaggio ormai da diverso tempo, l’Italia deve necessariamente ritrovare fiducia in se stessa ripartendo dai giovani. È questo il messaggio chiave espresso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo tradizionale discorso di fine anno seguito in diretta televisiva da oltre 10 milioni di italiani.

La fiducia deve riguardare prima di tutto le nuove generazioni e il ruolo che il Paese riserva a loro, prospettando ai giovani delle responsabilità a diversi livelli. I giovani possono e devono fornire il proprio contributo per realizzare processi di cambiamento, perché solo in questo modo il nostro Paese sarà in grado di affrontare le sfide del proprio tempo migliorandosi.

Formazione e fiducia sono in pratica le leve principali per poter costruire collettivamente il futuro. Come ha affermato il presidente Mattarella occorre “ampliare l’orizzonte delle nostre riflessioni; senza, naturalmente, trascurare il presente e i suoi problemi ma anche rendendosi conto che il futuro, in realtà, è già cominciato”.

Di fronte al “lavoro che manca per tanti”, alle “forti diseguaglianze” e alle “crisi aziendali”, il capo dello Stato sottolinea che “abbiamo ampie possibilità per affrontare e risolvere questi problemi. E per svolgere inoltre un ruolo incisivo nella nostra Europa e nella intera comunità internazionale”. È proprio guardando all’Europa che si può dare una prospettiva nuova e costruttiva all’Italia. Dall’estero “vedono il nostro bel Paese, proteso nel Mediterraneo e posto, per geografia e per storia, come uno dei punti di incontro dell’Europa con civiltà e culture di altri continenti”.

La nostra “vera identità e sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità”, ha affermato il presidente Mattarella ricordando che l’Italia è il Paese dell’arte e della cultura – nel 2019 abbiamo celebrato Leonardo da Vinci, nel 2020 celebreremo Raffaello e subito dopo Dante Alighieri – ma “la simpatia che c’è per il nostro popolo è anche per la sua politica di pace, per la ricerca e la capacità italiana di dialogo nel rispetto reciproco, per le missioni delle Forze Armate in favore della stabilità internazionale e contro il terrorismo, per l’alto valore delle nostre imprese e per il lavoro dei nostri concittadini”.

Fiducia, coesione e senso civico per un’Italia che è di certo migliore di quanto appare. Il presidente della Repubblica ha invitato tutti gli italiani a guardare al futuro evitando ogni forma di autocommiserazione. “Quella stessa fiducia con cui si guarda da fuori verso il nostro Paese deve indurci ad averne di più in noi stessi, per dar corpo alla speranza di un futuro migliore”.

Nella pratica “dobbiamo avere fiducia e impegnarci attivamente nel comune interesse. Disponiamo di grandi risorse. Di umanità, di ingegno, di capacità di impresa. Tutto questo produce esperienze importanti, buone pratiche di grande rilievo”, ha affermato Sergio Mattarella ricordando, oltretutto, che “vi è un’Italia spesso silenziosa, che non ha mai smesso di darsi da fare”.

Occorre però “creare le condizioni che consentano a tutte le risorse di cui disponiamo di emergere e di esprimersi senza ostacoli e difficoltà”. È essenziale inoltre rafforzare la “coesione sociale” anche riducendo il divario tra Nord e Sud perché “a subirne le conseguenze non sono soltanto le comunità meridionali ma l’intero Paese, frenato nelle sue potenzialità di sviluppo”.

La fiducia è ovviamente anche lo specchio del “buon funzionamento delle pubbliche istituzioni che devono alimentarla, favorendo coesione sociale”. Ma tutto ciò diventa realizzabile nel momento in cui vengono garantite “decisioni adeguate efficaci e tempestive sui temi della vita concreta dei cittadini”. In definitiva, “la democrazia si rafforza se le istituzioni tengono viva una ragionevole speranza”.

In sostanza, è essenziale “sviluppare, sempre di più, una cultura della responsabilità” che deve coinvolgere “tutti”: singoli cittadini, imprese, entità politiche, associazioni che si muovono in virtù di certi interessi o valori. “La cultura della responsabilità costituisce il più forte presidio di libertà e di difesa dei principi, su cui si fonda la Repubblica”. Come ha ricordato il presidente Mattarella si tratta di un “comune sentire della società” che sviluppa il suo massimo potenziale quando si rispecchia nelle istituzioni “per infondervi costantemente un autentico spirito repubblicano”.

Alle nuove generazioni, nello specifico, molto spesso viene “chiesta responsabilità” ma è necessario “affidare responsabilità” ai giovani per dare a loro la possibilità di costruire il futuro. Non può esistere una società senza giovani. “Diamo loro fiducia, anche per evitare l’esodo verso l’estero. Diamo loro occasioni di lavoro correttamente retribuito. Favoriamo il formarsi di nuove famiglie”, è questo il monito del presidente della Repubblica per costruire una società più efficiente e più giusta.

Un altro punto cardine è il “senso civico” che rappresenta una “virtù da coltivare” perché favorisce il “rispetto delle esigenze degli altri” e il “rispetto della cosa pubblica” e, nel contempo, “argina aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazioni delle regole della convivenza”.

In questo contesto “senso civico e senso della misura devono appartenere anche a chi frequenta il mondo dei social”, che rappresentano un’“occasione per ampliare le conoscenze, poter dialogare con tanti per esprimere le proprie idee e ascoltare con attenzione e rispetto quelle degli altri. Alle volte si trasforma invece in strumento per denigrare, anche deformando i fatti”.

Solidarietà, cultura della responsabilità, senso civico, fiducia, coesione sociale, produttività. Il quinto discorso di fine anno del presidente Mattarella ha evocato in pratica la “stagione dei diritti e dei doveri”, concentrandosi sulle necessità vive del Paese come le ricorrenti “crisi aziendali” che penalizzano migliaia di posti di lavoro e che ci ricordano “l’esigenza di rilanciare il nostro sistema produttivo”, cercando di creare occasioni di sviluppo per l’intero sistema industriale mettendo in campo, ad esempio, nuovi investimenti.

Ed ancora il sistema dei media, il capo dello Stato ha sottolineato il “ruolo fondamentale” affidato ai mezzi di comunicazione e di informazione, “in particolare al nostro servizio pubblico”. Sono necessari “preparazione” e “competenze” mentre “ogni tanto si vede affiorare la tendenza a prender posizione ancor prima di informarsi”.

In definitiva occorre promuovere la cultura come un valore fondamentale, essa è “un grande propulsore di qualità della vita”; in sostanza la cultura rappresenta il tessuto connettivo di un “Paese solido”.

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