Inge Morath, la vita per la fotografia

Fino al 19 gennaio, presso il Museo di Roma a Trastevere, è possibile vedere la retrospettiva dedicata a Inge Morath, celebre fotografa ma anche instancabile viaggiatrice e studiosa delle lingue straniere.

Inge, donna dalla visione moderna per i suoi tempi, si dedica inizialmente alla scrittura ma, nel 1952, in occasione di un viaggio a Venezia, scopre la fotografia e se ne appassiona. Tramite Robert Capa, entra a far parte dell’agenzia parigina Magnum Photo. In seguito, grazie al sodalizio con Henry Cartier Bresson, si farà conoscere scattando uno dei ritratti più celebri di Marilyn Monroe. Durante la sua intensa carriera realizza reportage fotografici in Spagna, Medio Oriente, Stati Uniti, Russia e Cina.

Il percorso espositivo, suddiviso in 12 sezioni, 140 scatti, vari documenti originali nonché alcuni scatti di Henri Cartier Bresson ripercorre le tappe salienti della vita di Inge. Particolarmente interessante la sezione dedicata ai ritratti in cui si percepisce la capacità della fotografa, sia si trattasse di celebrità o di perfetti sconosciuti, di coglierne ed esaltarne il lato intimo. La mostra si conclude con la sezione dedicata a Roxbury, località nei pressi di New York presso la quale la Morath decide di ritirarsi e dove muore nel 2002.

Una curiosità: dopo il decesso, la famiglia fa inventariare le foto della Morath a Kurt Kaindl e Brigitte Bluml Kaindl i quali rinvengono, in un rullino non ancora sviluppato, la foto in cui si vede una pianta secca appoggiata su un ritratto della fotografa. La pianta compre il volto ma non gli occhi, apparentemente intenti ad osservare.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali) e curata da Marco Minuz, Brigitte Bluml Kaindl e Kurt Kaindl.

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