Dazi USA, Trump all’attacco dell’Europa

La notizia sui dazi messi dall’amministrazione USA guidata da Trump contro l’Europa ha portato subito a pensare alla guerra commerciale scatenata dal tycoon dal momento della sua entrata nello studio ovale, ma la storia è ben diversa e va fatta risalire a 15 anni fa. Innanzitutto l’imposizione di dazi per un importo di 7,5 miliardi di dollari a partire dal 18 ottobre sui prodotti europei è stata autorizzata da una delibera del WTO (Organizzazione mondiale per il commercio) che ha stabilito come il consorzio europeo Airbus si sia giovato di aiuti di stato contrari alla concorrenza, avvantaggiandosi nei confronti della statunitense Boeing. Ma lo stesso Wto ha anche ritenuto illegali alcuni aiuti forniti dall’amministrazione di Washington alla Boeing e nei prossimi mesi potrebbe emanare un verdetto analogo a quello avverso Airbus, andando a pareggiare i dazi ora imposti a vantaggio di Trump.

Le nuove tariffe colpiranno massimamente il settore agro-alimentare nei riguardi dell’Italia, secondo i dati elaborati dall’Area Agroalimentare di Nomisma guidata dal Direttore Denis Pantini, indicano che il 50% dell’import italiano negli USA è soggetto a nuovi dazi. Attraverso la ricostruzione dei valori di import al 2018 di tutti i singoli prodotti agroalimentari elencati (113) nella lista emanata dall’amministrazione americana (USTR) suddivisi tra Paesi interessati – l’applicazione dei dazi viene infatti determinata sia per tipo di prodotto che per paese importatore – Nomisma Agroalimentare ha individuato per i principali paesi Ue i settori che potrebbero (il condizionale è quantomeno auspicabile, nella speranza che la diplomazia intervenga prima del 18 ottobre) essere maggiormente colpiti da questa nuova imposizione tariffaria. Innanzitutto va detto che su un totale di import agroalimentare negli USA di origine italiana che nel 2018 è stato di 5,48 miliardi di dollari, l’ammontare che viene interessato dai nuovi dazi è di circa 482 milioni di dollari, vale a dire il 9%. Se questo può sembrare una buona notizia, il brutto è che vengono colpiti in maniera particolare i formaggi – in particolare Dop, come Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano. Vino, olio d’oliva e pasta non sono stati inseriti nella “black list” mentre il secondo prodotto più colpito sono i liquori, per i quali il dazio del 25% andrebbe ad interessare un valore di quasi 167 milioni di dollari.

La commissaria europea al Commercio uscente, la svedese Cecilia Malmstroem, ha dichiarato: “Anche se gli Stati Uniti hanno avuto l’autorizzazione dal Wto, scegliere di applicare le contromisure adesso sarebbe miope e controproducente. Restiamo pronti a trovare una soluzione equa, ma se gli Usa decidono di imporre le contromisure autorizzate dal Wto, l’Ue non potrà che fare la stessa cosa. L’imposizione reciproca di contromisure avrebbe solo effetti negativi per tutti.”.

Curiosamente i dazi di Trump imposti verso la Francia salvano Champagne e formaggi abbattendosi principalmente sul settore avio, oltre che sui vini fermi. Il prezzo che la Spagna pagherà sarà per l’aggravio su olio d’oliva e vino; nemmeno gli amici inglesi si salvano dal nuovo tariffario dell’amministrazione a stelle e strisce, pagando pegno con il whisky. Gli spirits sono materia colpita anche nei confronti della Germania, che peraltro vede un valore di import tassato particolarmente basso, appena 424 milioni di dollari. A riguardo il Direttore Denis Pantini commenta:  “I dazi Usa sui nostri formaggi Dop potrebbero avere impatti molto significativi su tutta la filiera lattiero-casearia collegata, alla luce dei forti legami che queste produzioni certificate hanno con il sistema degli allevamenti, sia a livello nazionale che territoriale: basti pensare al Pecorino Romano, prodotto per oltre il 90% in Sardegna che sostanzialmente dipende dal mercato degli Stati Uniti dove esporta oltre il 60% della propria produzione o al Grana Padano e al Parmigiano Reggiano che congiuntamente valorizzano il 40% di tutto il latte vaccino prodotto in Italia”.

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