La Dea

Lei era bella davvero. In un epoca dove non esistevano filtri né trucchi né photoshop, lei era bella e basta. Perfetta, un corpo morbido, uno sguardo sexy, un’andatura da pantera. Marilyn, il mito. Adesso che siamo pieni di mezze attrici rifatte, silicone dipendenti, adoratrici del dio botox, lei sembra ancora di più una dea.

Doveva avere le sue sembianze come Venere quando appariva dalla spuma del mare; quella morbidezza di fianchi, quel seno a punta né troppo grande da maggiorata né troppo piccolo. L’oggetto del desiderio di tutti. Ne fu stregato Yves Montand e non si riprese più; la sedusse con i suoi pensieri Arthur Miller, autore di drammi che ancora camminano sui palcoscenici; che c’entravano l’uno con l’altra, quei due chi lo sa. Lei era l’amore fatta donna, la sensualità in tutta la sua magnificenza; lui raccontava drammi della gente comune, tragedie dei focolai americani pieni di sogni e delusioni. Eppure un po’ si amarono. Come Joe Di Maggio, l’idolo del Baseball; allora  come ora, gente di cinema si sposa con calciatori oppure veline con attori: a quel livello si frequenta quello che offre il Convento.

Ma il Convento di quel periodo offriva ben altro. C’era John da quelle parti, il più giovane Presidente della storia. Bello, capace, uno che amava le donne. E lei ne fu travolta. Come non esserlo, come resistere a quel fascino straripante.

Mi viene da pensare a Jakie. Che infelice donna; cosa avrà provato quando Marilyn fasciata in un abito di lustrini, sotto un riflettore accecante cantò la famosa Happy Birthday Mister president? Come le si sarà ridotto lo stomaco ascoltando quella voce che evocava lenzuole stropicciate, corpi caldi e sesso sesso sesso? Povera Jakie, povera donna infelice. Erano in due a esserlo, lo sapevano bene.

Marilyn Monroe fu trovata morta, il 5 agosto 1962. Aveva 36 anni. Moriva la donna, nasceva il mito.

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