FMI, la corsa al dopo Lagarde

L’elezione di Christine Lagarde alla carica di Presidente della BCE ha comportato le dimissioni della stessa con effetto 12 settembre e la poltrona verrà occupata pro-tempore dal direttore generale David Lipton. Contestualmente è partita la corsa per la sostituzione dell’avv. Lagarde, la direzione del FMI è una delle poltrone più prestigiose a livello mondiale e la ridda di voci si è scatenata. Per consuetudini per la carica viene designato un europeo, così come alla Banca Mondiale viene sempre candidato un americano, come fatto di recente da Donald Trump con David Malpass. Se è vero che formalmente è il Consiglio di amministrazione dello stesso Fmi, composto da 24 membri permanenti, eletti da singoli paesi membri o da gruppi di paesi, a dover nominare il Direttore, si verifica anche che dal 2011, i rappresentanti dei diversi paesi membri (di solito i loro ministri delle Finanze o governatori delle banche centrali) possono sottoporre al Consiglio i nomi dei potenziali candidati. Si arriva quindi alla conta su tre nomi tra cui i 24 membri permanenti scelgono il candidato definitivo da eleggere.

La UE vorrebbe convergere preventivamente su di un candidato unico a capo del Fmi e i 28 ministri hanno già trovato un accordo sul sistema, resta la parte più difficile, ovverossia concordare un nome univoco. Il ministro finlandese Mika Lintilä, il cui paese ha in carico la Presidenza per il secondo semestre del 2019, in merito ha dichiarato: “Vi è un accordo unanime per presentare un singolo candidato, ma non vi è alcun nome o profilo citato, questo verrà dopo”. Uno dei nomi più gettonati, ma che finora non ha trovato sponde da parte dell’ipotetico candidato, è quello dell’attuale Governatore della BCE Mario Draghi. Uno scambio di poltrone tra M.me Lagarde e l’attuale Governatore Draghi che non sposterebbe l’asse della politica economica europea vista l’assonanza di vedute tra i due, non per nulla le previsioni sulla politica economica che perseguirà la BCE sotto la presidenza Lagarde sono di un sostanziale proseguimento delle politiche in atto. Su questi rumors si è inserito il requisito che il comitato europeo ha inserito prevedendo una età massima di 65 anni per il candidato, cosa che escluderebbe Mario Draghi che ne conta 71.

La lotteria dei nomi più accreditati vede in lista il francese Bruno Le Maire, attuale ministro delle finanze del governo Macron, e Benoît Coeuré, altro francese membro del comitato esecutivo della Bce, il che aprirebbe le porte ad una candidatura italiana che lenirebbe così la perdita di Draghi nel board. Un autorevole candidato potrebbe essere l’attuale governatore della Bank of England, Mark Carney (con passaporto canadese, inglese e irlandese), che catalizzerebbe il pacchetto di voti statunitense, che pesa un corposo 16,73% (aggiungendoci il 6,23% del Giappone che storicamente vota allineandosi a Washington), pur rischiando di scontrarsi con l’auto-candidatura dell’ex Cancelliere dello scacchiere George Osborne. Resta tutto da vedere come sarà vista la candidatura di un inglese in tempi di brexit e con l’aggressivo Boris Johnson a guidare ora l’uscita del Regno Unito dalla UE. Molto citati anche i nomi di due falchi come Schauble o Dijsselbloem, fortemente sponsorizzati dal il ministro lussemburghese Pierre Gramegna, nomi spesso attaccati imprudentemente dall’Italia negli ultimi tempi, e con cui potremmo trovarci a fare i conti in sede di FMI. Non manca un nome femminile, la bulgara Kristalina Georgieva-Graph, attualmente ai piani alti della World Bank.

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