Bracciano

C’era una volta una ridente cittadina che si affacciava su uno dei più bei laghi del centro Italia, con un castello con tanti torrioni che lo sovrastava e che evocava tempi di Dame e Cavalieri. Il ridente paesino proliferava e cresceva poiché era sede della Scuola di artiglieria dell’Esercito Italiano che era un ente specializzato nella formazione del personale da impiegare nell’Arma di artiglieria ed aveva sede proprio nel bel paesello. Grazie al flusso costante di  giovani il paese viveva bene, i suoi abitanti proliferavano e poco importava loro del lago come fonte di reddito; in più non era vicino e non era facile arrivarci quindi chissenefrega, tanto stiamo bene lo stesso.

Poi però arriva la stangata; chiude la Scuola a causa sella riforma del servizio di leva obbligatorio. E finisce un’epoca. Le tante pizzerie e lavanderie della zona vedono tempi magri. Forse le passate amministrazioni avrebbero potuto giocare la carta del lago come fonte di reddito, ma poco importava. Il paese non si affacciava sulle ridenti sponde e, al contrario di Trevignano e Anguillara, pareva sbattersene proprio. E il risultato si vedeva; poche le imprese, un lungolago penoso e maltenuto, un deserto la sera, una bolgia di fagottari sulle spiagge libere nei weekend.

Negli anni alcune piccole imprese del lago sono andate avanti, investendo e rischiando, dando lavoro e lavorando sodo senza mai nessun tipo di aiuto, anzi. Ai tempi nostri la situazione è ancora peggio. Un’amministrazione inadeguata che decide di tagliare 22 pioppi del lungolago in piena e aggiungo arrancante stagione, come fossero divenuti il pericolo supremo. Una strada che scende al lago piena di buche e priva di segnaletica, il solito deserto la sera a parte qualche discutibile attività.

L’unica certezza è che sono rimasti i fagottari; incuranti delle spiagge pubbliche ridotte a giungla, trascorrono i loro weekend bagnandosi nel lago, lasciando rifiuti ovunque: tanto non controlla nessuno. Parcheggiano come vogliono in stradine dove a stento passa un utilitaria, urlano e bestemmiano allegramente. Una terra di nessuno. Un paese che si chiama Bracciano, una vera vergogna a 40 km da Roma.

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