Trump visto dall’Ambasciatore inglese

L’ultimo scandalo londinese (che tristezza vedere un Paese così civile e democratico piagato dalla lotta senza regole per il potere!) è nella pubblicazione da parte di un diffuso giornale, il Mail on Sunday, dei rapporti telegrafici inviati dall’Ambasciatore britannico a Washington, Kim Darroch, al suo governo dal 2017 in poi. I rapporti contengono una spietata descrizione di Trump e della sua Amministrazione, più spietata di quanto mai apparso nella stampa liberale o da parte dell’opposizione democratica. Trump è definito “disfunzionale”, “incompetente”, “insicuro”, la sua amministrazione “caotica”, incapace di condurre una politica estera seria, la sua posizione sull’Iran viene aspramente criticata (del resto su questo punto anche il Governo di Londra pare d’accordo). Questa valutazione prende ancora più valore ora che l’Iran ha annunciato che alzerà il livello dell’arricchimento dell’uranio. È una misura per ora diretta soprattutto a far pressione sugli europei, ma nel giro di un anno o poco più può portare Teheran a disporre della prima bomba atomica.

Si può naturalmente deplorare che i rapporti di un Ambasciatore, per definizione confidenziali, appaiano sulla stampa (è un aspetto che conferma il caos attuale della politica inglese). A me non è mai capitato, ma so bene che, se avessi mai pensato di vedere valutazioni mie diventare di dominio pubblico, avrei smesso di dire a Roma il mio pensiero onesto, che è invece quello che un governo ha il diritto di aspettarsi dai suoi rappresentanti all’estero. Il portavoce del Foreign Office, peraltro, non ha smentito il contenuto delle rivelazioni del Mail, limitandosi da osservare che le opinioni degli Ambasciatori non corrispondono necessariamente a quelle del Governo.

È chiaro che l’Ambasciatore Darroch è “bruciato” a Washington (doveva comunque andarsene a fine anno), ma il danno resta ed è difficile valutarlo appieno, pensando alla imprevedibilità delle reazioni trumpiane. E soprattutto resta il ritratto impietoso ma, temo, realista, del peggior Presidente americano possibile.

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