Nord Corea, Kim sospende i Giochi

Il leader nordcoreano ha ordinato l’interruzione dell’immensa “coreografia” organizzata quasi ogni anno dal 1946. Una decisione carica di significato, visto quanto questo evento sia centrale nella propaganda del regime.

Per nulla contento, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha sospeso, mercoledì 5 Giugno, i “Giochi di massa”, poche ore dopo la prima rappresentazione che aveva presenziato in gran pompa magna. Alla vigilia dell’apertura dei giochi, aveva già criticato il “cattivo spirito” che aleggiava sul lavoro dei produttori, incaricati di preparare per mesi e mesi il gigantesco spettacolo della durata di più di 90 minuti e che vede coinvolti 100.000 ballerini, ginnasti e bambini. Questo colpo di testa può apparire come il capriccio di un capo tirannico che non ha nulla di meglio da fare che interrompere uno spettacolo popolare che non gli piace. Ma i “Giochi di massa” sono “uno strumento politico e di comunicazione molto importante per il potere”, afferma durante un’intervista a France 24 Antoine Bondaz, specialista della penisola coreana presso la Fondazione per la ricerca strategica (FRS). L’origine di questo grande show dedicato alla gloria del regime si confonde quasi con gli inizi della dinastia dei Kim, visto che i primi “Giochi di massa” sono stati organizzati nel 1946 da Kim Il-sung, il padre fondatore del regime comunista, prima ancora della nascita ufficiale della Repubblica popolare di Corea (1948). Da allora, quasi ogni anno è stato organizzato uno spettacolo dalle dimensioni titaniche, con una interruzione di rilievo dal 2013 al 2018.

L’evento si colloca tra il Super Bowl, in termini di importanza culturale e popolare, e il discorso alla Nazione del Presidente americano per ciò che concerne la sua portata politica. E’ uno spettacolo che vuole rafforzare il sentimento di prestigio nazionale e permette di mostrare e simboleggiare la cultura nordcoreana sottolineandone alcuni valori, come l’individuo che si fonde con la collettività o l’importanza dell’ordine e della gerarchia. E’ anche l’occasione di fare bella mostra di alcune conquiste tecnologiche e dimostrare al mondo e alla popolazione locale che la Corea del Nord non è affatto un Paese che fatica a tenere il passo delle grandi potenze. Lo scorso anno gli organizzatori hanno per questo fatto volare uno sciame di droni. I “Giochi di massa” sono quindi un evento di grande successo. Il regime ne approfitta per distribuire ricompense e comprarsi la fedeltà della popolazione distribuendo decine di migliaia di posti. Ci sono in effetti diverse rappresentazioni dello show ogni settimana per un periodo che va da giugno a metà Ottobre.

Gli spettatori vi partecipano anche per farsi un’idea delle priorità politiche del momento. I “Giochi di massa” sono divisi in diversi quadri viventi. Per ognuno di questi, centinaia di ballerini e ginnasti devono effettuare coreografie precisissime per creare ciò che appare dagli spalti, affreschi che evocano messaggi di portata politica. In parallelo, migliaia di bambini devono girare, tutti allo stesso tempo, piccoli pannelli che, insieme, formano un altro quadro che serve come sfondo di ogni scena. Un lavoro gigantesco ed estenuante per i bambini che sono costretti a saltare per mesi molti giorni di scuola per prepararsi all’evento, giorni che poi devono riscattare con corsi di recupero. Un costo umano che ha spinto diversi dissidenti nordcoreani a denunciare questo spettacolo come una violazione ai diritti Umani. Quest’anno, i quadri umani “rappresentavano soprattutto le conquiste economiche delle quali si vanta il regime”, fa notare Bondaz. L’esperto sottolinea anche che, contrariamente allo scorso anno, non c’era alcuna scena che evocasse il dialogo intercoreano, e questo vuol dire che non è più una priorità politica per Kim Jong-un. Stranamente nessun quadro faceva riferimento al programma nucleare o balistico, quando questi invece sono temi ricorrenti nei giochi da decenni.

Questa grande messa coreografata è in assoluto l’elemento centrale della propaganda statale e la sua interruzione per ordine di Kim Jong-un è tutto tranne che innocua. Rimane da capire perché il leader nordcoreano sia arrivato a questa decisione. Gli osservatori si perdono in congetture, ma per l’esperto della Fondazione per la ricerca strategica Antoine Bondaz la spiegazione si trova nell’ultimo quadro. Rappresentava Kim Jong-un accanto a suo padre e predecessore Kim Jong-il e di suo nonno Kim Il-sung. Una scelta inopportuna secondo il ricercatore visto che da quando è arrivato al potere, Kim Jong-un cerca con tutte le sue forze di rompere con l’immagine di leader distante e inaccessibile coltivata da suo padre, moltiplicando le apparizioni in pubblico per fare l’impressione di essere vicino alla gente. Questo ultimo quadro vivente aveva un retrogusto di culto della personalità all’antica che tendeva a divinizzare la personalità dei leader. Così, per dimostrare la sua  vicinanza alla popolazione, a rimandato tutti a casa perché si rimettessero al lavoro, cosa che probabilmente implicherà la sottomissine dei bambini a tante altre settimane di lavoro intenso, vedi mesi.

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