Cronache dai Palazzi

La lettera tecnica prevista dal coordinamento e controllo di Bruxelles sulle politiche di bilancio dei Paesi membri è arrivata anche a Palazzo Chigi. “La lettera era attesa da tempo – ha spiegato il ministro Giovanni Tria dal Festival dell’Economia di Trento – e la Commissione ha deciso di mandarla dopo le elezioni per non turbare il voto”. Entro il 5 giugno la Commissione Ue dovrebbe approvare il rapporto sul debito e una procedura sembrerebbe essere “giustificata”, in quanto l’Italia “non ha fatto sufficienti progressi nel rispetto del criterio del debito nel 2018”, rispetto agli impegni presi con il precedente governo.

Le istituzioni europee contesterebbero uno 0,4% in eccesso per quanto riguarda la proporzione fra il deficit “strutturale” (lo zoccolo duro dei conti) e il Prodotto Lordo nel 2018. Nella pratica, il vicepresidente  della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il commissario Ue per gli Affari economici Moscovici reputano poco affidabile la strategia italiana in quanto il maxi debito pubblico italiano rappresenta un problema da diversi anni. Per di più i commissari europei ammoniscono eventuali aumenti della spesa per flat tax e a causa del rinvio dell’aumento dell’Iva.

Nell’ultimo Def (Documento di economia e finanza) il deficit previsto è pari al 2,4%. Il ministro dell’Economia Tria ha a sua volta ribadito “che non ci sono le condizioni per accelerare la riduzione del debito pubblico”. Dopo il 5 giugno i governi dell’Unione europea avranno comunque due settimane di tempo per chiarire le rispettive situazioni nazionali, e il Comitato economico e finanziario dell’Unione (Efc) dovrà decidere se varare un’eventuale procedura d’infrazione. In generale le sanzioni scattano tendendo conto di vari elementi, tra cui l’importanza delle norme violate e gli effetti della violazione sugli interessi generali e particolari; il periodo in cui il diritto dell’Unione europea non è stato applicato; la capacità del singolo Paese di pagare.

“C’è stato un forte rallentamento dell’economia un po’ in tutta Europa, non solo da noi – ha affermato il ministro Giovanni Tria -. L’anno scorso non abbiamo varato nessun provvedimento di spesa e il deficit quest’anno sarà un po’ sotto quanto noi stessi abbiamo previsto in aprile. Ma in questo momento di debolezza non possiamo affrontare una correzione dei conti troppo rapida”.

Intervenendo al Peterson Institute di Washington si è pronunciato sulla situazione italiana anche  l’ex capo economista del Fondo monetario internazionale, Oliver Blanchard: “Probabilmente non è corretto correggere i conti alla velocità richiesta dalle regole europee. Ma l’Italia è di fronte al problema che gli investitori si chiedono se il suo debito sia sicuro – ha osservato Blanchard -. Se pensano che le politiche del governo saranno irresponsabili, non ci sarà modo di trattenerli. Il compito di Tria è convincerli del contrario”.

Nel frattempo si acuiscono le preoccupazioni del Colle riguardo ad un’eventuale crisi di governo con conseguente ritorno alle urne. Lo spread è tornato a sfiorare quota 282 punti  e la Presidenza della Repubblica vigila ovviamente sulla tenuta dei conti pubblici. Il cosiddetto “pareggio di bilancio” è ribadito anche dalla Costituzione, la Carta di Valori sulla quale si erge lo Stato, democratico e di diritto. “È un bene che vi sia un confronto, una dialettica di idee, di posizioni, di convinzioni”, ha affermato il presidente Sergio Mattarella ricevendo una delegazione di studenti al Quirinale a ridosso delle elezioni Europee. “Ma quel che tiene unito, al di sopra di questo, il nostro Paese, è il complesso dei valori che la Costituzione indica”, ha ribadito il capo dello Stato.

Sergio Mattarella ha ricevuto anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, salito al Colle per riferire alla Presidenza le ultime linee di governo dopo aver incontrato separatamente i due vicepremier Salvini e Di Maio. La trama non è quella definitiva perché i due azionisti della maggioranza devono ancora raggiungere degli accordi fondamentali come a proposito della flat tax. L’incontro tra Mattarella e Conte è stato per questo definito “interlocutorio”, con un premier “moderatamente ottimista” riguardo le sorti dell’esecutivo destinato a proseguire la propria rotta come del resto ribadito anche da Matteo Salvini, nonostante sullo sfondo aleggino nuove elezioni nazionali a settembre.

Occorre convincere le istituzioni europee non solo con la tenuta dei conti ma anche dimostrando una certa stabilità di governo e una progettualità concreta che miri al rientro del debito pubblico alla luce delle raccomandazioni di Bruxelles. In seguito alla lettera dell’Ue il capo dello Stato ha auspicato, nello specifico, una doverosa riduzione dei toni e un certo ritorno alla normalità lasciandosi alle spalle il clima da campagna elettorale.

Il vicepremier leghista incalza comunque sulla flat tax che per Matteo Salvini rappresenta una misura urgente, anche dopo la Relazione annuale di Bankitalia per il 2018 del governatore Ignazio Visco il quale ha spiegato che i tagli alle entrate devono essere sostenibili.

“Bene la relazione di Banca d’Italia, che conferma la necessità di uno shock fiscale per far ripartire l’economia italiana. La flat tax è la prima riforma che governo e Parlamento dovranno discutere”, ha dichiarato il leader leghista. I Cinque Stelle, a loro volta, fino ad oggi ostili nei confronti della flat tax di matrice leghista, pur sottolineando che la misura non deve favorire i ceti abbienti, sembrano approvare il provvedimento bandiera del Carroccio: “La proposta della Lega di finanziare in deficit la flat tax ci trova favorevoli”, quindi flat tax a tutti i costi, anche se non sono specificate le coperture, ciò che potrebbe rappresentare un’ennesima sfida nei confronti dell’Unione europea che ha già avvertito l’Italia a proposito di un eccesso di debito, ipotizzando una possibile procedura formale d’infrazione. “Ben venga il regime fiscale al 15%, per i redditi fino ai 65.000 euro”, hanno dichiarato i pentastellati.

Nel frattempo il governatore Visco ha affermato che “con il deficit non si cresce” e lo spread è tornato a sfiorare i vertici. “Senza l’Europa saremmo più poveri”, ha inoltre avvertito Visco rilevando però, nel contempo, una “inadeguatezza della governance economica dell’area euro” per cui  assistiamo ad una mancata evoluzione del progetto di costruzione europea. Anche se, ha precisato Visco, “la debolezza della crescita dell’Italia negli ultimi vent’anni non è dipesa né dall’Ue né dall’euro”.

Senza forzare la mano il premier Giuseppe Conte cerca comunque di tenere calme le acque e prende tempo: “Il progetto di flat tax non è ancora arrivato a Palazzo Chigi”, ha affermato il presidente del Consiglio. “Prendiamo ancora questi giorni ma sicuramente lunedì sarà la prima buona occasione per fare il punto della situazione: voglio parlare agli italiani. Questo è il governo del cambiamento, della chiarezza. Dobbiamo massima chiarezza agli italiani”, ha spiegato Conte.

A proposito della linea suggerita dal governatore della Banca d’Italia, Conte ha assicurato che “questo governo fino all’ultimo perseguirà un disegno di crescita economica quale preannunciato nei documenti ufficiali, che sono il Def approvato in Parlamento e tutti i passaggi formali. Vogliamo coniugare la crescita economica con lo sviluppo sociale”, ha spiegato il premier prefigurando un “progetto di crescita” da “far valere anche in Europa in un quadro di compatibilità con la finanza pubblica”. In sostanza non si prevede alcuna misura avventata e la prudenza sembra essere, in fondo, la parola d’ordine. Citando Ludwing Wittgenstein “le parole sono azioni, e per il governo devono essere chiare le responsabilità da condividere, gli obiettivi da perseguire e gli strumenti da utilizzare.

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