Lucrezia Reichlin: banche, sistema bancario ed economia

Nata nel 1954, è figlia di Alfredo Reichlin, ex deputato di PCI e PDS, e di Luciana Castellina, fondatrice de “Il manifesto” e anch’essa deputata; anche il fratello Pietro Reichlin è un noto economista. Dopo la Maturità Classica al Liceo Tasso di Roma, Lucrezia Reichlin si è laureata in Economia all’Università di Modena nel 1980 e ha conseguito il Ph.D in Economia presso la New York University nel 1986. Ha insegnato all’Université libre de Bruxelles, fino al 2004. Dal 2005 al 2008 è stata Direttore generale alla Ricerca alla Banca centrale europea di Francoforte, durante la presidenza di Jean-Claude Trichet, una delle 12 direzioni generali della BCE e prima donna in questa posizione. Dal 2008 è professore ordinario di economia alla London Business School. Nell’anno accademico 2008-09 ha avuto la cattedra europea al Collège de France. Nel 2011 ha fondato Now-casting Economics, una società che produce stime sulla evoluzione dello stato dell’economie nei principali paesi del mondo sulla base di algoritmi sviluppati dalla sua ricerca accademica. Ricopre il ruolo di consigliere non esecutivo in numerosi Consigli di Amministrazione tra i quali Messaggerie Italiane Group (Milano), Eurobank Ergasias (Atene) ed Ageas Insurance Group (Bruxelles). Dal 2009 al 2018 ha ricoperto la carica di consigliere non esecutivo del CdA di Unicredit Group. Il 20-settembre 2018 viene nominata vicepresidente del CdA di Banca Carige, in rappresentanza dell’azionista di maggioranza Vittorio Malacalza. Ha pubblicato articoli in prestigiose riviste internazionali, come la Review of Economic Studies e il Journal of Econometrics l’American Economic Review, il Journal of the American statistical Association. È editorialista del Corriere della Sera e di Project Syndacate. È stata presidente del consiglio scientifico di Bruegel, una delle principali think-tank europee ed è Trustee del Center for European Policy Research e della Fondazione dell’International Financial Reporting Standards. È membro eletto (fellow) della British Academy, dell’Econometric Society e dell’Academia Europæa, ed è stata membro del consiglio della Royal Economic Society. Ha ricevuto il premio Birgit Grodal della European Economic Association dedicato alla eccellenza delle carriere femminili in Europa. Nel 2015 è stata onorata dal Presidente della Repubblica dell’insegna di Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia.

Malgrado le Banche Italiane abbiano superato gli stress test 2018 secondo Moody’s sono 12 le BI a rischio a fine 2018 con nomi quali CdP, Unicredit, Cariparma. Secondo i dati della Commissione Europea relativi al secondo trimestre 2018 le Banche Italiane hanno migliorato di molto la loro solidità, ma si attestano nella fascia bassa della classifica con Spagna e Grecia.

La debolezza delle banche italiane riflette la debolezza della nostra economia. Molto è stato fatto per ricapitalizzarle, ma spread alto ed economia debole potrebbero riportarne alcune in una situazione rischiosa.

Per la prima volta abbiamo visto l’intervento BCE per commissariare una banca italiana nel caso Carige, la situazione era così particolare in questo caso da richiedere l’intervento di Francoforte e non potevano intervenire le autorità nazionali in questo caso?

La decisione è stata presa da Francoforte in accordo con la Banca d’Italia come è normale che sia poiché la Banca d’Italia, come regolatore nazionale, fa parte del Collegio dei supervisori.

Il Fondo Risoluzione per Banche Insolventi proposto da Eurogruppo a dicembre 2018 e l’approvazione delle norme UE lo scorso 15 febbraio avrebbero potuto scongiurare le crisi bancarie ed eviteranno comunque ulteriori default?

Le crisi bancarie degli scorsi anni avrebbero potuto essere risolte con interventi più tempestivi delle autorità italiane. Detto ciò, una volta che la crisi si è manifestata, l’Italia si è trovata ad affrontarla in un momento in cui le nuove regole sulla risoluzione dovevano essere applicate in una situazione in cui gli investitori “retail” detenevano un grande ammontare di obbligazioni subordinate convertibili (alla fine del 2011 le famiglie ne detenevano circa 35 miliardi). Le nuove regole prevedono che queste obbligazioni fossero soggette al bail-in. Inoltre le stesse regole non permettevano al sistema nazionale di assicurazione dei depositi di intervenire per proteggere i creditori in quanto l’intervento era in violazione delle regole sugli aiuti di stato. Sul piano generale bisogna dire che queste regole sono state introdotte per difendere I contribuenti dal sistematico uso dei loro soldi a difesa dei creditori delle banche. Questa cosa ha storicamente creato incentivi a prendere rischi eccessivi nell’aspettativa di una assicurazione generalizzata da parte dello stato, quindi hanno una forte giustificazione. Nel caso particolare del caso italiano, si è capito che le regole andavano però rese più flessibili e così è stato. Ci sono stati cinque casi di crisi bancarie in Italia e in nessun caso si è usato il bail-in. Nel caso di Tercas è stato usato il fondo volontario, come per Carige. Nel caso delle quattro banche del 2015 si e evitato il bail-in, ma usato il burden sharing, tuttavia le perdite dei creditori sono state compensate. Nel caso delle Venete la risoluzione e stata evitata perchè le banche sono state giudicate di interesse pubblico. La liquidazione e la vendita sussidiata a Intesa e andata di pari passo con la compensazione dei creditori soggetti al burden sharing, ma anche in questo caso il bail-in è stato evitato. Nel caso del MPS si è optato per una ricapitalizzazione precauzionale, e ancora una volta i creditori sono stati compensati per le perdite relative alle regole di burden sharing. Con Carige si può sperare che si vada verso una soluzione privata. Se così non fosse mi sembra difficile sostenere che la banca soddisfi I criteri per una ricapitalizzazione precauzionale, poiché questa è giustificata solo per banche che hanno effetti sistemici sulla stabilità finanziaria, ma vedremo. La lezione che si trae da questa storia è che le regole europee sono state largamente aggirate in Italia, ma anche che queste ultime – se pur ispirate dal giusto principio della protezione dei contribuenti e della penalizzazione di chi ha preso rischi – funzionano solo in una situazione in cui il regolatore sia stato capace di proteggere i piccoli creditori da informazione distorta (il che non è stato nel caso del regolatore italiano). Inoltre, il bail-in non può sostituire interamente il bail-out perché ci sono situazioni in cui i pericoli di instabilità finanziaria giustificano l’intervento dello stato. I due strumenti sono complementari, la flessibilità che l’Europa ha mostrato nel caso Italiano fa sperare che le regole si adattino a questa interpretazione.

Trasformazione e/o pseudo-nazionalizzazione di Carige, pare un ritorno al passato delle Banche di Interesse Nazionale, un bene o un male?

Vedo con sospetto l’idea di una banca di interesse nazionale. Si ritorna alla vecchia pratica delle mani della politica sulle banche, non mi sembra che questa abbia portato fortuna. Abbiamo bisogno oggi di meno banche, ma più snelle ed efficienti e soprattutto abbiamo bisogno di altri strumenti per finanziare l’attività produttiva: più accesso al mercato, per esempio.

Nel difficile rapporto tra l’attuale governo e l’Europa, si pone anche il conflitto tra governo e UE sui rimborsi ai risparmiatori rifusi senza una sentenza giudiziaria, cosa che ha creato anche attriti tra Tria ed i politici, può fare chiarezza sulla situazione?

Ho parlato sopra del problema dei rimborsi. Rimborsi a tappeto violano il principio della difesa del contribuente in caso di crisi bancarie e si compensa in modo generalizzato chi ha preso un rischio, che tra l’altro è stato retribuito. Se è giusto rimborsare chi è stato truffato, non è giusto rimborsare in modo indiscriminato.

Il Governatore Draghi è in scadenza, ci sono previsioni attendibili sul suo successore e quali cambiamenti possiamo aspettarci nelle politiche della BCE?

Le cose saranno più chiare dopo le elezioni europee. Sarà come al solito una ripartizione tra Paesi dei vari incarichi in scadenza, che quest’anno sono molti per una strana coincidenza. Qualunque cosa succeda non mi aspetto una grande discontinuità. La BCE è oggi una istituzione matura che ha una sua strategia ed una indipendenza che è importante preservare.

La fine del Quantitative Easing, non ha prodotto l’inflazione desiderata. Inflazione nel 2019 inferiore al 1,6% previsto dopo il 2,2% di ottobre e sotto il 2% che è l’obiettivo della BCE, quali altri strumenti si potrebbero mettere in atto?

Se l’economia dovesse rallentare in modo più persistente bisognerebbe pensare ad una nuova fase di QE e forse ad acquisti diversi, ma questo sarebbe controverso. Meglio usare lo strumento fiscale, ma per questo bisogna costruire un nuovo consenso in Europa.

Ad inizio anno (5 gennaio da Corsera) si riteneva impensabile un ulteriore aumento del deficit stante la massa già in atto, invece è proprio quello che il governo ha messo in cantiere. Quali previsioni possono essere fatte oggi alla luce dei provvedimenti assunti in finanziaria?

Previsioni nere. Aumento dell’IVA o tagli della spesa. Non vedo altro scenario.

Stante il debito ovviamente diventa ancora più importante il peso dello spread sull’economia italiana, come riportare il livello dello spread verso il basso?

La cosa importante è la comunicazione di un percorso anche lento ma credibile di risanamento del debito. Non bisogna fare tutto oggi, ma bisogna comunicare ai mercati e all’Europa che si è credibili. Insulti e previsioni fantasiste non aiutano perchè minano la nostra credibilità e fanno scappare gli investitori.

Signoraggio, può spiegare in termini semplici cosa c’è di vero nelle accuse che alzano i sovranisti sul fatto che si tratti di un furto e che si tratti della causa di tutti i mali?

Per me è una cosa incomprensibile. Il signoraggio – cioè il profitto della banca centrale – viene versato allo Stato e quindi è una risorsa dei contribuenti. Nel 2018 la Banca d’Italia ha avuto ingenti profitti che sono il risultato dell’alto tasso d’interesse dei titoli di Stato italiani e del tasso negativo per le banche che depositano presso la banca centrale. Questo è tornato nelle tasche degli italiani. Dovremmo essere contenti.

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