Tano da morire (Film, 1997)

Roberta Torre nel 1997 si fa venire l’idea geniale di girare un musical sulla mafia, grottesco e psichedelico, coloratissimo e teatrale, affidando tutta la parte musicale e la scrittura delle canzoni a Nino D’Angelo, che – grazie al successo di critica – si risolleva da un momento di declino. Tutto parte da un fatto di cronaca: l’omicidio del macellaio della Vucciria di Palermo, Tano Guarrasi, in realtà potente boss di mafia.

Torre racconta la storia per flashback (non collegati) e parti oniriche poco consequenziali, cominciando dall’omicidio e andando a ritroso per indagare nei rapporti familiari e nei collegamenti mafiosi. Il racconto è costellato di canzoni, coreografie, scene grottesche alla Almodovar e trovate degne di Kusturica, originali e geniali, impaginato con dissolvenze a spirale che portano indietro nel tempo e sottolineate da una magistrale fotografia in bianco e nero, curata da Daniele Ciprì. Un omaggio allo stile di vita siciliano, un tuffo nel passato del quartiere palermitano della Vucciria, tra citazioni musicali a La febbre del sabato sera (Simme ’a mafia) – durante l’iniziazione mafiosa di Tano – e un rap originale per commemorare la morte del boss (’O rap ’e Tano).

La trama è piuttosto semplice, si dipana per salti temporali narrando la storia di un mafioso (Tano) e della sua famiglia, raccontando infanzia, affiliazione criminale e morte, fino al matrimonio della sorella del boss e il successivo nuovo delitto di mafia. Molte trovate insolite, come l’uso di una sorta di coro da tragedia greca, individuato in un gruppo di pettegole nel negozio di parrucchiera, che commentano gli eventi. Inoltre c’è la voce narrante che porta per mano lo spettatore, presentando i vari personaggi, messi in primo piano da un riflettore teatrale, come fosse giunto il momento da protagonisti. Ricordiamo sequenze stile cartoni animati (teschi che danzano, lampi fumettistici), comicità slapstick, dissolvenze improvvise, split screen d’altri tempi, funerali a tempo di musica, sottofondo a base di Ciuriciuri e A luna in miezzo o’ mare, fotografia coloratissima, fondali volutamente kitsch, coreografie eccessive, mafiosi che cantano e ballano come se fossero a una festa.

Tano da morire viene proiettato con buon successo al Festival di Venezia del 1997, ottiene il Premio Settimana Internazionale della critica e il Premio Leone del Futuro-Opera Prima, con la menzione speciale Fipresci. David di Donatello a Roberta Torre come miglior regista esordiente e a Nino D’Angelo come miglior musicista. Tre Nastri d’Argento: Miglior regista esordiente, Migliori attrici non protagoniste e Miglior colonna sonora. Nino D’Angelo è importante ai fini del successo di un film grottesco e bizzarro, recitato pasolinianamente da attori presi dalla strada (i titoli di coda mettono in risalto i veri mestieri), un mafia movie musicale, molto americano, come in Italia non si era mai pensato di realizzare.

Roberta Torre inventa un suo stile, passa dal documentario al musical, dal film verità al surreale, gira una pellicola che sfiora il trash senza mai cadervi, restando in bilico tra cinema popolare e film d’autore, sorretta da una colonna sonora molto originale. Le canzoni e le musiche di Nino D’Angelo formano un mix ben composto di sonorità napoletane e sicule, musica melodica come nei suoi vecchi film e disco-music, ma anche rap, rock and roll, samba e tecno. Il compositore napoletano canta un solo pezzo: ’A tammurriata d’’e spioni, che scorre su una carrellata di volti di improbabili pentiti di mafia, ma scrive una serie di canzoni che conferiscono un tono ancor più grottesco alla storia, visto che siamo a Palermo ma la maggior parte dei brani sono cantati nel dialetto napoletano, secondo le regole della sceneggiata. Nino D’Angelo aveva già lavorato con Roberta Torre nel documentario La vita a volo d’angelo, dove recitava la parte di sé stesso.

Il dvd di Tano da morire, edito da San Paolo, presenta un extra fondamentale come Appunti per un film su Tano, con tutti gli studi e i lavori di casting compiuti dalla regista prima di mettersi all’opera. Momento cult in un dialogo, che troviamo anche negli Appunti: “La mafia è come la legge, solo che non è autorizzata. Pure la legge fa pagare le cose, le tasse, i servizi. La mafia fa pagare il pizzo, ma è una cosa bellina, perché dopo te ne puoi stare tranquillo e non ti accade niente, anzi, se hai bisogno di qualcosa, trovi degli amici disposti ad aiutarti. Ecco, con la mafia paghi per avere amici”. Un film interessante.

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Regia: Roberta Torre. Soggetto e Sceneggiatura: Roberta Torre. Collaboratori alla sceneggiatura: Gianluca Sodaro, Enzo Paglino. Distribuzione Internazionale: Adriana Chiesa Enterprises srl. Film di interesse culturale, contributo Presidenza del Consiglio – Dipartimento Spettacolo. Produzione: A.S.P. srl, in collaborazione con Dania Film, Vip National Audiovisual, Lucky Red srl, Rai – Rai Tre, Telepiù, la Città di Palermo. Produttori: Donatella Palermo, Loes Kamsteeg. Scenografia: Fabrizio Lupo, Claudio Russo. Coreografia: Filippo Scuderi. Suono di Presa Diretta: Glauco Puletti, Mauro Lazzaro. Montaggio Suono: Luciana Pandolfelli. Costumi: Antonella Cannarozzi. Montaggio: Giogiò Franchini. Fotografia: Daniele Ciprì. Collaboratore alla Scenografia: Gianluca Sodaro, Enzo Paglino. Organizzazione: Marco Pistolesi. Canzoni e Musiche Originali: Nino D’Angelo. Genere: Musicale, Grottesco. Durata: 80’. Interpreti (tutti non professionisti): Ciccio Guarino (panettiere, Tano Guarrasi), Adele Aliotta, Annamaria Gonfalone e Mariella Aliotta (casalinghe, le sorelle di Tano), Filippo Teriaca (salumiere, ‘o rap’e Tano), Antonio Ardizzone, Gino Sandrelli (cantanti, mafiosi cantanti), Domenico Florio (barista) e Toni Gambino (disoccupato) (mafiosi spettatori), Rosa Teriaca, Eleonora Teriaca e Anna Pullara (casalinghe, le donne d’onore), Elena Aliotta (casalinga), Maria Varvarà (casalinga), Cristina Drago (parrucchiera) e Concetta Alfano (commessa) (le  donne d’onore), Pasquale Tranchina (ristoratore), Ettore Mazza (impiegato), Enzo Sala (geometra) e Lorenzo La Rosa (allevatore) (gli amici di Tano), Maurizio Testa (ambulante, il figlioccio di Tano), Giacomo D’Ignoto (pensionato, il verduraio della Vucciria), Carmelo Pipitò (fornaio) e Peppuccio Aliotta (barbiere) (i killers), Vito Caldarella, Carlo Caldarella e Giorgio Caldarella (agricoltori, la famiglia), Salvatore Teriaca (asfaltatore, Raffaele l’ammaccato), Mimma De Rosalia (infermiera, Franca Guarrasi), Franco Meta (cantante, il cantante da matrimonio), Vincenzo Di Lorenzo (agricoltore – ballerino, Don Paliddu Billizza), Francesca Di Cesare (cantante, la figlia di Tano), Lina Santoro (cantante, Pina la parrucchiera), Corpo Bandistico, Antonietta Bonetti Scalisi (baronessa, la poetessa antimafia), Vito Fessina (commerciante) e Gaetano La Piana (maestro di ballo) (mafiosi ballerini), Gaspare Mazzotto (barman, il marito), Ettore Bravo (cuoco) e Carlo Casarubea (ispettore regionale) (mafiosi ballerini), Enzo Paglino (elettricista, il narratore), Vincenzo Corrao (postale) e Leonardo Siciliano (rappresentante) (mafiosi ballerini), Massimo Pullara (giornalista, sé stesso), Mariano Palma (pescatore) e Nicola Marchese (macchinista F.S.) (mafiosi ballerini), Antonina Uzzo (sarta, la moglie di Tano), Francesco Azzaro (posteggiatore, il killer di Tano). Molti collaboratori e comparse, tra questi: Corpo di ballo della Vucciria, complesso rock Il Pentagramma, complesso Sole e Pioggia.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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