Droni-merci, pro e contro

Una massa ronzante di droni (i velivoli comandati a distanza tramite software) che affolla l’etere. Non è una la trama di un film di fantascienza, ma uno scenario che presto potremmo trovarci dinanzi agli occhi. Nelle scorse settimane il gigante dell’e-commerce Amazon ha infatti annunciato di voler arruolare i robottini come fattorini tuttofare per spedizioni celeri, da effettuarsi in massimo 30 minuti. Bufala o realtà, la notizia ha inevitabilmente accesso i riflettori su un tema molto caldo: i droni possono essere utilizzati anche per scopi che trascendono l’ambito militare e spionistico e, se sì, fino a che punto possono essere considerati sicuri, anche per la privacy degli utenti?

Sulla notizia di “Amazon Prime Air” (questo il nome dello speciale servizio di consegna) si è scatenato un dibattitto piuttosto animato, fatto più di accuse e supposizioni che di reali certezze (in un senso o nell’altro); i più maligni hanno pensato che l’uscita del numero uno di Amazon, Jeff Bezos, fosse in realtà una mera trovata pubblicitaria per far parlare di sé e incrementare le vendite e-commerce in occasione del Digital Monday, una ricorrenza molto sentita oltreoceano, istituita nel 2005 dai commercianti a stelle e strisce per stimolare gli acquisti online.

Senza entrare nel merito della notizia, diventata in poco tempo virale anche grazie ad un video sapientemente realizzato, occorre precisare che l’utilizzo dei droni per finalità commerciali non è cosa nuova. Pioniera in questo senso è stata la startup australiana “Flirtey”, che sta costruendo la sua fortuna proprio sui velivoli radiocomandabili tramite app. Al momento il servizio – limitato alle consegne di libri scolastici – è attivo solamente in Australia, dove l’Autorità australiana per la Sicurezza dell’Aviazione Civile (la Civil Aviation Safety Authority, CASA) ha approvato una legge ad hoc per incoraggiare l’adozione su tutto il territorio della tecnologia dei droni. Tuttavia, i due giovani fondatori di Flirtey hanno già annunciato che i droni “commerciali” saranno operativi anche negli USA a partire dal 2015, anno in cui l’organismo competente, la FAA (Federal Aviation Administration), dovrebbe aggiornare la normativa vigente in materia.

Com’era prevedibile, non sono mancate le polemiche, a cominciare proprio dal fatto che nell’immaginario collettivo i droni godono di una reputazione tutt’altro che positiva in quanto da sempre utilizzati per scopi prettamente militari, di video-sorveglianza aerea. La tempestività delle spedizioni, che è anche uno dei principali limiti alla piena diffusione del commercio elettronico – in Italia come all’estero – non sembra essere infatti una motivazione abbastanza convincente per quanti lamentano una possibile violazione della privacy. Che cosa succederebbe, appunto, se qualche malintenzionato riuscisse a intercettare un drone in volo, senza contare poi il traffico aereo e l’inquinamento acustico che l’impiego massivo di questa tecnologia contribuirebbe inevitabilmente a generare? Dal punto di vista tecnico, un test di laboratorio ha invece dimostrato che la tecnologia è ancora ad uno stadio prematuro. In particolare, gli aspetti che necessitano di essere ulteriormente perfezionati riguardano la durata della batteria e la precisione nel controllo a distanza dei dispositivi.

©Futuro Europa®

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