Cronache britanniche

Londra – Il 2013 ha definitivamente sancito il ritorno della ripresa nel Regno Unito con il Pil destinato a crescere oltre l’1% nell’ultimo trimestre dell’anno. Uno degli effetti più evidenti di un ritrovato trend di crescita positivo è senza dubbio l’aumento delle IPO (Initial Public Offering) al London Stock Exchange (LSE). Dopo anni di magra con aziende e investitori alla finestra, quest’anno si prospetta essere il più prolifico dall’inizio della crisi con il numero delle IPO in esponenziale aumento.

Certamente data la concorrenza dalle altre piazze globali e sull’altra sponda dell’atlantico (vedi quotazione Twitter) Londra non ha sfigurato, sfornando anch’essa pezzi da novanta come la quotazione di Royal Mail. La privatizzazione del servizio postale britannico con il suo boom borsistico, che ha visto le quotazioni della compagnia schizzare del 38% a poche ore dal suo debutto per poi aggiudicarsi con una crescita che ha sfiorato l’80% un posto di diritto nel FTSE 100, ha senza dubbio contribuito a trainare il progressivo rientro degli investitori internazionali che avevano spostato l’attenzione su altri mercati emergenti (vedi grandi performance nel 2012 di borse “anomale” come Caracas, Manila o Istanbul). Di fatto, il listino dei mercati emergenti (MSCI emerging markets index) al LSE è cresciuto notevolmente passando dai circa 800 punti di giugno agli oltre 1000 di novembre. Secondo John Millar, direttore ECM di Espirito Santo Investment Bank, il trend non è destinato a fermarsi affermando che “sebbene alcune compagnie nei mercati emergenti optano ancora per quotarsi sui listini nazionali, mentre altre scelgono New York, la maggior parte di loro punta su Londra”.

L’anno “d’oro” della Borsa londinese potrebbe concludersi con il botto, infatti oltre all’ultima grande operazione che ha visto protagonista l’agenzia immobiliare di lusso DAMAC, che ha fatto seguito a Foxton (un’altra real estate), si profila anche una possibile quotazione del ramo UK di HSBC. Tra le altre papabili candidate alla quotazione nei prossimi anni ci sono anche altre banche, tra le quali la nazionalizzata Royal Bank of Scotland, oltre alla recente scorporata TSB e a Santander UK. Le prospettive per il 2014 non sembrerebbero essere meno rosee, con diverse aziende già pronte ai blocchi di partenza, come Tomkins che attraverso l’IPO potrebbe vedere il suo business quotato a 4 miliardi di sterline.

Nel 2013 ad entrare a far parte del “parco divertimenti” degli investimenti al LSE è arrivata anche Gardaland, che attraverso la IPO della sua controllante Merlin Entertainments è ufficialmente atterrata a Londra per far “giocare” oltre ai bambini anche gli investitori che strizzano sempre più l’occhio al mercato londinese. Inoltre, non c’è da escludere che proprio dall’Italia arrivino altre potenziali sorprese vista la crisi che attanaglia Piazza Affari, che in meno di cinque anni ha visto la sua capitalizzazione ridursi di oltre il 60%, e con le società quotate che rappresentano solo un decimo di quelle presenti a Londra. Si spera quindi che dopo le umiliazioni subite di recente (vedi quotazione Prada a Hong Kong), altri marchi e aziende possano seguire l’esempio di Bruno Cucinelli, e che l’IPO di Moncler possa fare da spartiacque a Milano proprio come successo a Londra grazie a Royal Mail.

©Futuro Europa®

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