Cronache dai Palazzi

Previsioni di crescita al ribasso. Secondo quanto stimato dalla Commissione europea nel 2019 l’Italia non dovrebbe superare lo 0,2 per cento di crescita (il livello più basso tra i Paesi membri), vanificando quindi l’1,2 per cento previsto dalla stessa Ue negli ultimi due mesi del 2018. In quel frangente il governo Conte indicò, invece, l’1,5 per cento nella bozza finanziaria e l’1 per cento nel negoziato per la legge di Bilancio. Più di recente, infine, Bankitalia aveva calcolato una crescita della ricchezza prodotta nel Paese intorno allo 0,6 per cento.

Un declino economico che comunque interesserebbe diversi Paesi dell’Eurozona, anche gli attesi 1,8 per cento e 2,4 per cento del Pil rispettivamente di Germania e Olanda subiscono una riduzione scendendo a 1,1 e 1,7 per cento. In questo contesto le istituzioni europee hanno proclamato un vero e proprio stato di allerta per i bollettini economici, prendendo atto di valutazioni chiaramente al ribasso. Anche lo spread è tornato a sfiorare quota 284 punti.

Il “nuovo boom economico” prospettato dai leader di governo fatica quindi ad affermarsi. Anche il Fondo monetario internazionale sembra limitare la crescita del Bel Paese inchiodandola allo 0,6 per cento nel 2019, facendola risalire lievemente nel 2020 (+0,9%) ma dichiarandola di nuovo in discesa nei tre anni successivi, attestando quindi il valore tra lo 0,6 e lo 0,7 per cento. Gli economisti di Washington hanno registrato inoltre una crescita al ribasso anche nel 2018 (1 per cento che non supera l’1,2 per cento).

Il Fondo monetario ha anche avanzato delle critiche nei confronti delle misure messe in campo dal governo gialloverde, evidenziando eventuali “rischi di dipendenza dalla misura di welfare” e facendo notare che i “benefici sono relativamente più generosi al Sud, dove il costo della vita è più basso, con l’implicazione di maggiori disincentivi al lavoro”. In particolare a proposito delle misure chiave del governo Cinque Stelle-Lega – Reddito di cittadinanza  e Quota 100 – “sebbene i benefici siano finalizzati ai poveri, quelli aggiunti si riducono troppo rapidamente al crescere dei componenti del nucleo familiare, penalizzando le famiglie più numerose, mentre i pensionati sono trattati in modo preferenziale”, sottolineano da Washington. Per quanto riguarda Quota 100, inoltre, dal Fondo fanno notare che i meccanismi per il pensionamento anticipato sono stati “allentati notevolmente. Questo potrebbe aumentare il numero dei pensionati, ridurre la partecipazione al mercato del lavoro e la crescita potenziale, e aumentare i già elevati costi pensionistici”. Il Fmi calca ulteriormente la mano ipotizzando un rischio contagio su scala mondiale: “Uno stress acuto in Italia potrebbe spingere i mercati globali in territori inesplorati”.

Pronta la risposta del ministro dell’Economia Giovanni Tria il quale continua ad escludere la necessità o anche solo l’eventualità di una manovra bis. “Apprezziamo l’equilibrio delle valutazioni sulla crescita economica del Paese. Non condividiamo invece altri giudizi. Il rapporto sottovaluta la necessità di sostenere la crescita in Italia e il ruolo delle politiche adottate”, ha ammonito il ministro Tria. Nel contempo l’Ufficio parlamentare di bilancio sembra sostenere il percorso dell’esecutivo ipotizzando una ripresa del  Pil nel secondo semestre del 2019, anche in virtù delle misure improntate nell’ultima manovra. “La domanda aggregata riprenderebbe gradualmente vigore, in misura più intensa a partire dall’estate – si legge nella nota dell’Ufficio parlamentare -, sostenuta dalle misure espansive previste nella manovra”.

Per dare un’accelerata al sistema economico via XX Settembre preme inoltre sulle privatizzazioni. Le dismissioni sarebbero funzionali alla riduzione del debito pubblico e il governo italiano ha in programma un progetto di ben 18 miliardi di privatizzazioni da realizzare nel corso di quest’anno, come d’accordo con l’Ue. Tra le opzioni rimettere in campo la Cassa Depositi, leva finanziaria del Tesoro. Al vaglio dei tecnici di via XX Settembre vi è anche un’operazione finanziaria per la cessione degli immobili pubblici, come le cartolarizzazioni del passato. L’esecutivo ha l’esigenza di blindare lo sforamento del debito pubblico e oltre alle privatizzazioni mira a rilanciare gli investimenti, sia pubblici che privati.

Con l’Italia “non c’è nessuna ragione di accelerare”, cioè richiedere una manovra correttiva, ha dichiarato a sua volta il commissario Ue agli Affari Economici  Pierre Moscovici. Una prospettiva ben accolta dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, il quale ha ribadito che un eventuale sforamento del deficit non intaccherebbe comunque il “saldo strutturale”, e di conseguenza “l’accordo con l’Ue”. Tria ha inoltre aggiunto: “Le misure di politica economica e sociale, che dispiegheranno il loro effetto progressivo nel corso dell’anno, consentiranno, già quando aggiorneremo la previsione macroeconomica ufficiale per il Def, nella seconda metà di marzo, di formulare una previsione più rosea di quella oggi prevalente”.

Il commissario Pierre Moscovici, presentando a Bruxelles le previsioni economiche intermedie (solo crescita e inflazione), ha inoltre ricordato che “le previsioni sono quello che sono, non sono dati di fatto reali”. Per quanto riguarda le altre istituzioni internazionali ognuna ha dato il proprio “parere”. Comunque “l’1% della Banca d’Italia era considerato credibile”, ha sottolineato Moscovici, ribadendo la rilevanza del compromesso tra Roma e Bruxelles: “Abbiamo preso la decisione giusta, ha alleggerito le tensioni sui mercati” e “la situazione sarebbe stata peggiore senza l’accordo di dicembre sulla legge di Bilancio 2019”.

Tuttavia per la Commissione europea la situazione economica italiana “è soggetta ad alta incertezza” e la recessione potrebbe rivelarsi “prolungata”, soprattutto a causa di elementi geopolitici interni. “Non sembra che l’espansione keynesiana annunciata si materializzi in modo forte”, è stata la sintesi di Pierre Moscovici. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, ad esempio, l’Ue ritiene che sia in grado di sostenere la crescita in maniera “marginale” (0,1% del Pil nel 2019, leggermente di più nel 2020, 0,8%). Mentre Quota 100 non avrebbe un impatto positivo sul sistema e potrebbe addirittura impattare in maniera negativa. Infine “l’incertezza politica”, rilevata dal vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, un fattore destabilizzante che in aggiunta a quelli internazionali rappresenterebbe la principale causa della decelerazione della ripresa nel 2019, ferma all’1,3 per cento del Pil, all’interno dell’intera zona euro.

Per quanto riguarda l’Italia, una crescita minima dello 0,2 per cento nel 2019 farebbe salire il disavanzo al 2,2 per cento del Pil (superando quindi l’obiettivo del 2 per cento condiviso con l’Ue), e il prossimo anno potrebbero venire al pettine vari nodi. Nel breve termine i funzionari del Tesoro hanno previsto diverse forme di contenimento ma il problema è contenere il deficit nel lungo periodo, in quanto potrebbe facilmente raggiungere la soglia del 3 per cento, tanto temuta, rischiando la procedura d’infrazione abilmente schivata negli ultimi mesi del 2018.

In definitiva l’accordo di dicembre tra Roma e Bruxelles, che ha risparmiato all’Italia una procedura per deficit eccessivo, non ha eliminato tutte le questioni, che rimangono comunque sotto la sabbia, e la resa dei conti sembra semplicemente rinviata a dopo le elezioni europee di maggio.

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