Maggioranza silenziosa

Originariamente usata per indicare i morti (i più che non parlano), l’espressione “maggioranza silenziosa”, silent majority, è stata usata in politica verosimilmente per la prima volta negli Stati Uniti nel 1831 e, successivamente in Francia nel 1883. In entrambi i casi, sembrerebbe, si volesse indicare una parte importante di popolo, di elettorato o di rappresentanti di un partito, che non prendono apertamente posizione, allo scopo di mettere in luce chi sarebbe nei fatti il loro rappresentante di fatto o portavoce. Sembrerebbe che anche Carlo I d’Inghilterra ritenesse di essere appoggiato da una maggioranza silenziosa.

Il concetto venne ripreso da Richard Nixon all’epoca della sua vicepresidenza di Eisenhower e durante la campagna elettorale che lo vide vincente nel 1969 contro Humphrey. Probabilmente il più controverso e, ancora oggi, sottovalutato presidente degli Stati Uniti, ma fu questa maggioranza, che non scendeva in piazze all’epoca roventi e urlanti, a dare un contributo decisivo alla vittoria al candidato repubblicano nonostante il momento emotivamente forte e verosimilmente favorevole ai democratici dopo l’assassinio di Bob Kennedy. E ripensando oggi a quegli anni appare decisamente un controsenso la vittoria, proprio negli Stati Uniti, assediati dai movimenti di contestazione, la vittoria della presidenza di un candidato Repubblicano.

In Italia la “Maggioranza Silenziosa” fu un movimento fondato nel 1971 per coagulare il ceto medio borghese che non era certo favorevole e vedeva negativamente i movimenti di stampo comunista; coloro che non avrebbero mai manifestato usando violenza o cercando visibilità con azioni eclatanti. Color che lavoravano e producevano, non potendosi permettere di perdere tempo nelle piazze o in dibattiti con chi (o contro chi) si poteva permettere di vivere di ideologia. Ovviamente venne accusato di neofascismo dalla sinistra, in quanto appoggiato dal MSI pur avendo tra le sue file anticomunisti ma di dichiarata fede comunista. La sua vita come movimento organizzato fu breve, ma l’onda lunga si protrasse fino alla fine degli anni ‘70, quando, all’epoca del riflusso, con il tramonto dell’ideologia del terrorismo e della lotta armata, vi fu una presa di coscienza rispetto alle menzogne e assurdità che avevano dato origine, tra l’altro ad una violenza illogica e al collasso dell’economia. E la maggioranza silenziosa fu la base della “marcia dei quarantamila” che, mai appieno capita né tantomeno accettata dal PCI e dalle sinistre, rappresenta un segnalibro che, probabilmente, ha messo la parola fine ad un capitolo di Storia.

La Maggioranza Silenziosa è concetto di difficile identificazione e forse di comprensione, ma che esiste ed è sempre esistita ovunque. Ed oggi, in Italia, è senza dubbio una forza politica e un serbatoio di voti molto potente su cui il Paese potrebbe fondare la sua rinascita. Anche perché è difficile anche solo pensare che ne facciano parte disoccupati o chi attende l’elemosina di un reddito di cittadinanza. E, come fece Nixon, potrebbe essere il momento di riconsiderare questa ampia fascia di popolazione e di elettori che, probabilmente, stanno aspettando una nuova chiamata.

Da chi è formata la maggioranza silenziosa? Oggi vi possiamo collocare tutti coloro che non hanno votato nelle ultime elezioni, tenendosi ben lontani dal popolino vociante e analfabeta che si gratifica con commenti sui social, sbandierando la sua nuova condizione incensando coloro da cui si sente rappresentato. Nella maggioranza silenziosa possiamo far rientrare, come negli anni ‘60, chi non può permettersi di perdere tempo in manifestazioni di piazza o seguendo teorie fanfaronistiche.

La maggioranza silenziosa è composta da persone che lavorano per mantenere loro stessi e le famiglie; proprio per questo si tengono lontani da un agone politico dal quale non si sentono rappresentati e con cui non riescono a confrontarsi, perché dovrebbero abbassare il loro livello.

Ma questa maggioranza silenziosa, è probabilmente anche la colonna portante di un’economia viva, ed è lì ad attendere il suo Nixon; qualcuno che la tiri fuori da un produttivo torpore e la richiami anche alle sue responsabilità politiche. Esattamente l’opposto di quello che sta accadendo, ad esempio, in Francia, con il movimento dei Gilet Gialli che, come in altre realtà, sembra porsi in chiave semplicemente distruttiva e arroccandosi su una serie di No che portano poco lontano. Probabilmente la Maggioranza Silenziosa è quella che si è ribellata al regime chavista in Venezuela.

Arriverà in Italia un leader che – senza demagogie o ideologie o proclami di circostanza, ma con argomenti concreti, volontà costruttiva e una buona dose di sincretismo – faccia riavvicinare alla politica questa forza? Magari facendola semplicemente tornare a votare.

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