Lo scandalo Battisti

Con l’arresto e l’incarceramento in Italia di Cesare Battisti si è finalmente concluso uno scandalo durato quarant’anni. Lo scandalo non sta tanto nella lunga fuga del terrorista: sottrarsi al pur giusto castigo per i propri delitti è, in fin dei conti, umano e non penalmente punibile. Criminale è però la rete di protezioni di cui egli si è giovato per quattro decade e senza la quale la sua latitanza non sarebbe durata tanto, e fa bene la Procura della Repubblica a indagare in questa direzione. Ma lo scandalo maggiore sta nell’atteggiamento di alcuni paesi, dal Messico alla Francia e al Brasile di Lula e di Dilma Rooussef, che hanno  negato a un Paese civile e avanzato come l’Italia la possibilità di far applicare sentenze dettate nel pieno rispetto del diritto e con piena garanzia per l’imputato.

In America Latina, una lunga tradizione porta a essere contrari in generale all’estradizione. È una tradizione giuridica che affonda le radici nel Secolo XIX, quando i paesi del Sudamerica, fondati sul ripudio dell’assolutismo, ritenevano di dover dare asilo e protezione a quei perseguitati politici che i regimi assoluti  europei perseguivano, considerando delitti la libertà di parole e di pensiero. Questa nobile preoccupazione non ha più alcun  senso da quando in Europa regna la democrazia e con lei lo Stato di diritto, ma di essa che si è giovato Battisti, che è riuscito a farsi passare, non per un delinquente condannato per quattro omicidi, ma come un nobile perseguitato politico.

Non stupisce troppo che gli abbiano dato retta Lula e la Roussef, intrisi di populismo. Già il Presidente Temer aveva rotto questa catena di omertà, e ora il neo-Presidente, Bolsonaro, coerente con le sue idee di destra estrema, vi ha posto fine. Meno male. Io che ricordo quanto dovemmo lottare per ottenere dalla Giustizia argentina l’estradizione di Priebke – ottenuta alla fine per il clamore internazionale sollevato dal caso e per l’insostenibilità di una protezione a un colpevole di delitti contro l’umanità – non può che rallegrarsi che qualcosa in America Latina stia cambiando (è degno di nota che anche la Bolivia del  Presidente Morales, uomo di sinistra, abbia collaborato all’arresto e alla successiva estradizione di Battisti).

Ma al di là dell’episodio, e indipendentemente dal segno dei regimi che si alternano, un principio dovrebbe ormai prevalere in tutto il mondo: le sentenze di paesi che praticano democrazia e stato di diritto vanno sempre rispettate.

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